NOTE:

[806] Eginhard., in Annal. Franc.

[807] Astronomus, in Vit. Ludovici Pii.

[808] Antiquit. Italic., Dissert. II.

[809] Theganus, de Gest. Ludovici Pii.

[810] Pagius, ad Annal. Baron.

[811] Tristanus Calchus, Hist. Mediol.

[812] Puricellius, Monument. Basilic. Ambrosian.

[813] Antiquitat. Italic., Dissert. X.

[814] Reginon., in Chronico ad ann. 818.

[815] Nithardus, Hist., lib. 2.

[816] Sammarthani, Hist. General., lib. 4, cap. 13.

[817] Mabillonius, Append. ad tom. 2 Annal. Benedictin., n. 58.

[818] Ermold. Nigel., lib. 3, P. II, tom. 2 Rer. Ital.

[819] Erchempertus, Hist., n. 10.

[820] Eginhard., in Annal. Franc.

Anno di CRISTO DCCCXIX. Indizione XII.

PASQUALE papa 3.

LODOVICO PIO imperadore 6.

Rimasto vedovo l'imperador Lodovico, non pensava punto a rimaritarsi; ma

cotanto gli picchiarono nell'orecchio i suoi cortigiani, che cangiò

pensiero. Per attestato dell'autore anonimo della sua vita[821],

_timebatur a multis ne regni gubernacula vellet relinquere_: cioè, come

si può conghietturare, si temeva ch'egli volesse prendere la monastica

cocolla. Fatte pertanto venire varie nobili fanciulle alla corte, egli

scelse per sua moglie _Giuditta_, secondo Tegano[822], _filiam Welfi

ducis, qui erat de nobilissima stirpe Bavarorum_. Non duca, ma

_nobilissimus comes_ vien chiamato dall'autor della vita di Lodovico Pio

questo _Welfo_, che _Guelfo_ è nel linguaggio de' vecchi italiani, i

quali voltavano il W tedesco in GV, come consta in assaissimi altri

nomi. Importa non poco ai lettori di far mente a questo _Guelfo_, perchè

da lui fu propagata l'insigne famiglia de' principi guelfi in Germania,

che poscia terminò in una donna maritata in casa d'Este e da cui

l'Italia prese l'infausta fazione de' Guelfi famosi competitori de'

Ghibellini, ossia dei Gibellini. Fra l'altre sue prerogative portò

Giuditta in dote una rara bellezza; ma il suo matrimonio col tempo

riuscì ben funesto a tutta la monarchia franzese, per quanto andremo

vedendo. All'imperadore si era ribellato _Liudevilo_[823], che già

abbiam veduto duca della Pannonia inferiore. Contra di costui si fece

marciare nel mese di luglio l'armata d'Italia, che senza fare impresa

alcuna se ne tornò a' suoi quartieri. Di ciò insuperbito Liudevito,

mandò i suoi inviati all'imperadore, mostrando di voler pace: ma nello

stesso tempo proponendo condizioni si alte, che Lodovico non istimò

convenevole alla sua dignità di accettarle. Dell'altre pe' suoi legati

ne inviò a lui l'imperadore, che furono del pari rigettate. Intanto

ritornato dalla Pannonia _Cadaloo_ o _Cadolaco_ marchese, ovvero _dux

forojuliensis_, come vien chiamato da Eginardo, sorpreso da febbre,

terminò il corso della sua vita. In luogo suo fu creato marchese o duca

del Friuli _Baldrico_. Andando questi a visitar la Carintia, provincia

anch'essa allora sottoposta al suo governo, eccoti entrare in quelle

contrade il suddetto Liudevito duca colla sua armata. Scontrossi con lui

Baldrico vicino al fiume Dravo; e tuttochè seco non conducesse se non

una picciola brigata, pure sì coraggiosamente l'assalì, che il fece suo

malgrado ritirar nella Pannonia, con istrage ancora di molti di que'

Barbari. All'incontro avendo Liudevito fatta un'incursione nella

Dalmazia, e venutogli incontro _Borna_, che era dianzi, oppur era poco

prima divenuto duca di quella provincia, abbandonato dalle sue truppe,

ebbe difficoltà a salvarsi colla fuga. Restò con ciò campo a Liudevito

di mettere a fuoco e sacco non poca parte della Dalmazia. Borna tenne

saldo tutte le fortezze, e con un corpo volante di notte e di dì andò

tanto pizzicando l'esercito nemico, che l'astrinse infine ad uscir di

quel paese, con averne ucciso circa tre mila, e presi trecento e più

cavalli, con altro grosso bottino. Di questi avvenimenti diede egli

avviso all'imperadore. Si fecero anche nel presente anno altre

spedizioni militari, massimamente per domare i popoli della Guascogna,

che s'erano in parte ribellati, e dal _re Pippino_ figliuolo

dell'imperadore furono ridotti al dovere.

Intanto in Oriente _Leone Armeno_ imperadore continuava la sua

persecuzione contro i difensori delle sacre immagini, fra' quali dicemmo

che specialmente si distinse _s. Teodoro Studita_. Per quanto si

stendevano le sue forze ed esortazioni, il sommo Pontefice _Pasquale_ si

studiò di mettere freno al furore di quel principe, e di confortare i

Cattolici alla sofferenza. Confermò il medesimo papa in questo anno i

privilegii della Chiesa di Ravenna con sua bolla data a _Getronace_

arcivescovo. Leggesi questa presso il Rossi[824], ma assai più corretta

per cura d'erudito cavalier milanese, mercè d'una antichissima copia (da

me ristampata) esistente nella Biblioteca ambrosiana[825]. La data è _V

idus julias per manum Sergii bibliothecarii sanctae sedis apostolicae.

Imperante domino nostro perpetuo Augusto Hludovico, a Deo coronato,

magno pacifico imperatore anno, et post consulatum ejus anno_ (sexto)_,

sedet Hlothario novo imperatore ejus filio anno... Indictione

duodecima._ Necessario fia, per cagion di queste note, di dire che

dall'anno 817, in cui _Lottario_ fu dichiarato dal padre collega

nell'imperio, si cominciasse ad usare in Roma l'epoca di lui: il che

potrebbe parere alquanto strano, mentre, siccome io ho avvertito

altrove[826], altre città d'Italia solamente dall'anno seguente

cominciarono a contare gli anni del suo imperio, oppure dell'anno 823,

in cui fu egli coronato in Roma. Egli è da credere che con

partecipazione del pontefice fosse conferita la dignità imperiale a

Lottario, e che perciò non si tardasse in Roma a pagargli quel tributo

d'ossequio che conveniva alla di lui sovranità. Attese in quest'anno

l'imperador Lodovico, giacchè erano tornati i messi da lui spediti per

gli suoi regni, a regolar gli affari delle chiese e dei monisteri, e la

vita degli ecclesiastici, siccome apparisce da varii capitolari presso

il Baluzio[827]. E perciocchè era seguita una convenzione intorno ad

alcune _chiese battesimali_, oggidì parrocchiali, fra _Giso_ o _Gisone_

vescovo di Modena, e _Pietro abbate_ di Nonantola; in questo anno nel dì

primo di ottobre Lodovico Augusto la confermò con un suo diploma, di cui

resta memoria nel catalogo di quella badia, da me[828] dato alla luce.

Circa questi tempi, se pur non fu molto prima, narra il Dandolo[829]

nella sua Cronica che _Angelo Particiaco_ ossia _Participazio_, doge di

Venezia, avendo due figlioli, ne mandò il maggiore, appellato

_Giustiniano_, a Costantinopoli, dove fu graziosamente ricevuto

dall'imperador _Leone Armeno_, con impetrar da lui il grado e titolo

d'_ipato_, ossia di _console imperiale_. Nello stesso tempo procurò che

il popolo dichiarasse suo collega nel ducato _Giovanni_ l'altro suo

figliuolo. Ma ritornato Giustiniano da Costantinopoli, e trovata la

promozion del fratello, se l'ebbe forte male; nè volendo entrar nel

palazzo, andò con Felicita sua moglie ad abitar nella casa contigua alla

chiesa di san Severo. Il padre, che teneramente l'amava, pentito di

avergli recato questo disgusto, degradò il figliuolo Giovanni, e il

mandò in esilio a Jadra, oggidì Zara, con far eleggere dipoi suo

compagno nel ducato non solamente il suddetto _Giustiniano_, ma anche

_Angelo_ di lui figliuolo. Irritato da quest'azione _Giovanni_, dalla

Dalmazia si portò alla corte dell'imperador Lodovico, _qui in Pergamo

erat_, per implorare il suo patrocinio. Sarà un error dei copisti la

menzione di _Pergamo_, cioè di _Bergamo_, perchè Lodovico Augusto,

dacchè fu assunto all'imperio, non venne più in Italia. S'interpose in

fatti l'imperadore, e fatti de' buoni uffizii il rimandò a Venezia a suo

padre il quale per togliere le occasioni di discordia, giudicò meglio

d'inviarlo ad abitar colla moglie in Costantinopoli. Aggiugne il

suddetto Dandolo che l'imperador Lodovico, per le istanze di _Fortunato

patriarca di Grado_, concedette al popolo dell'Istria di poter eleggere

i suoi governatori, vescovi, abbati, tribuni ed altri loro uffiziali,

siccome era dianzi stato accordato da Carlo Magno suo padre. Leggesi

ancora un privilegio, dato dai suddetti _Angelo_ padre e _Giustiniano_

figliuolo, chiamati _per divinam gratiam venetae provinciae duces_, a

_Giovanni_ abbate del monistero di s. Servolo nel mese di marzo, o di

maggio, correndo l'_indizione XII_, cioè nell'anno presente, dove

unitamente con _Fortunato_ patriarca di Grado, e _Cristoforo_ vescovo di

Olivola, o vogliam dir di Venezia, e col popolo trasportano que' monaci

nella chiesa di sant'Ilario presso il fiume Ima o Una, con varie

esenzioni quivi espresse.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 161 / 339 题