NOTE:

[790] Pagius, ad Ann. Baron.

[791] Anastas., in Vit. Paschalis.

[792] Astronomus, in Vit. Ludov. Pii.

[793] Annales Francor. Laureshamenses.

[794] Gratian., Dec. _Ego Ludovicus_, Dist. LVIII.

[795] Baron., in Annal. Eccl.

[796] Pagius, in Crit. Baron.

[797] Dandulus, in Chron., tom. 12 Rer. Italic.

[798] Astronom., in Vit. Ludovici Pii. Eginhard., in Anual. Francor.

[799] Annales Franc. Laureshamens. Annal. Franc. Moissiacens.

[800] Theganus, de Reb. Gest. Ludovici Pii, num. 21.

[801] Eginhardus, in Annal. Franc. Annales Franc. Bertiniani.

Astronomus, in Vita Ludovici Pii.

[802] Andreas Chron. apud Menchenium, tom. 1.

[803] Antiquit. Ital., Dissert. II.

[804] Astronomus, in Vita Ludovici Pii.

[805] Rer. Ital. P. II, tom. 2, pag. 198.

Anno di CRISTO DCCCXVIII. Indiz. XI.

PASQUALE papa 2.

LODOVICO PIO imperadore 5.

Per attestato di Eginardo[806] e dell'Astronomo[807], per tacer le altre

istorie, in quest'anno, terminato il processo contra di _Bernardo re

d'Italia_ e contra dei complici di quella congiura, fu proferita

sentenza di morte sopra cadauno dei secolari; ma l'imperador Lodovico

commutò la pena, contentandosi che loro solamente fossero cavati gli

occhi. Con tal crudeltà fu eseguito questo decreto nel giovane re

_Bernardo_ e in _Reginario_, che amendue per ispasimo, più che per

malinconia, da lì a tre giorni cessarono di vivere. Sembra che

Andrea[808] prete italiano di questo secolo nella Cronichetta

attribuisca tal manifattura all'_imperadrice Ermengarda_, con iscrivere:

_Hermengarda, mox ut potuit, ut audivimus, nesciente imperatore, oculos

Bernardo evulsit, isque ipso dolore defunctus est, postquam quinque

regnaverat annos, duos sub Carolo, tres sub Hludovico._ Inverisimile non

è il sospetto che l'imperadrice vagheggiando il regno d'Italia per uno

dei suoi figliuoli, giacchè altro non potè ottenere dal marito, se non

che Bernardo perdesse gli occhi, s'ingegnasse ch'egli perdesse con gli

occhi anche la vita. Non sussiste già che l'imperadore non sapesse qual

gastigo fu decretato a Bernardo. Ma certo, se Bernardo spontaneamente

andò a mettersi nelle mani dell'imperadore, per implorar la sua

clemenza, non mancò dell'inumanità nella pena a lui data; peggio poi,

s'egli v'andò chiamato e sotto la buona fede. In fatti l'Augusto

Lodovico dopo qualche tempo, per attestato di Tegano[809], rimordendogli

la coscienza, _Magno cum dolore flevit multo tempore, et confessionem

dedit coram omnibus episcopis suis, et judicio eorum poenitentiam

suscepit, propter hoc tantum, quia non prohibuit consiliarios hanc

crudelitatem agere. Ob hanc causam multa dedit pauperibus propter

purgationem animae suae._ Questo suo pentimento cadde nell'anno 822,

siccome vedremo. I vescovi poi che avevano avuta parte nella congiura

suddetta furono deposti dagli altri vescovi, e relegati in varii

monisteri. Una tal condanna per conseguente piombò sopra di _Anselmo_

arcivescovo di Milano, e sopra _Teodolfo_ vescovo di Orleans. Ma,

siccome osservò il padre Pagi[810], Teodolfo fu ben sospetto di quel

delitto, ma egli stette sempre saldo in chiamarsi innocente, siccome

apparisce dai suoi versi ad _Adolfo_ arcivescovo bituricense, ossia di

Bourges, e a _Modoino_ vescovo di Autun. Comune sentenza è che il corpo

del re Bernardo fosse portato a Milano, e gli fosse data sepoltura nella

basilica di santo Ambrosio. Tristano Calco[811] racconta che a' suoi dì

fu ritrovata l'iscrizione a lui posta colle seguenti parole:

BERNARDVS CIVILITATE MIRABILIS

CETERISQVE PIIS VIRTVTIBVS INCLYTVS

REX HIC REQVIESCIT

REGNAVIT ANNOS QVATVOR MENSES QVINQVE

OBIIT XV KAL. MAII INDICT. X.

FILIVS PIAE MEMORIAE PIPINI.

Il Sigonio e il cardinal Baronio in vece dell'_Indict. X_, scrissero

_Indict. XI_, perchè veramente nell'anno presente 818, in cui egli restò

privato di vita, correva l'_indizione undecima_. Ma anche il

Puricelli[812] attesta leggersi in quel marmo l'_indizione decima_. Ora

non sussistendo che la morte del re Bernardo accadesse nel corso di

quella indizione, cioè nell'anno 817, nè accordandosi colla storia, nè

coll'epoca del suo regno più comunemente usata in Italia, il dirsi

ch'egli regnò _quattro anni_ e _cinque mesi_, ho io altrove

dubitato[813] dell'antichità e legittimità di quella iscrizione. Per

altro abbiamo dal Puricelli suddetto che nell'anno 1638 si scoprì nella

basilica ambrosiana un'arca, dove erano due cadaveri, l'uno de' quali fu

creduto del _re Bernardo_, perchè a canto avea uno scettro di legno

indorato, la veste era di seta con frange d'oro, le scarpe di cuoio

rosso colle suole di legno, e con gli speroni di rame indorato. L'altro

cadavero fu riputato quello dell'arcivescovo _Anselmo_, perchè a lato

v'era una mitra episcopale, un pastorale di legno, e un anello d'argento

indorato con gemma. Perciò tanto il Puricelli, quanto l'Ughelli e il

padre Papebrochio, furono di parere che nell'anno 821, oppure 822,

quell'arcivescovo, ottenuto il perdono, se ne ritornasse a Milano alla

cattedra sua. Pel suo ritorno abbiamo fondamento bastante. Pel sepolcro

non v'ha che delle conghietture. Abbiamo bensì di certo da

Reginone[814], che _habuit iste Bernhardus_ (rex) _filium nomine

Pipinum, qui tres liberos genuit, Bernhardum, Pipinum, et Heribertum_.

Di questo _Pippino_, figliuolo del re Bernardo, fa anche menzione

Nitardo[815], con dire ch'egli avea dei beni in Francia; nè mancano

scrittori moderni che pretendono derivata da _Eriberto_ suo figliuolo la

schiatta degli antichi conti di Vermandois. Lasciarono i Sammartani[816]

in dubbio se questo giovane Pippino fosse legittimo o bastardo. Siam

tenuti alla diligenza del padre Mabillone[817], che mise qui in chiaro

la verità, con rapportar lo strumento della fondazione del monistero

delle monache di santo Alessandro di Parma, scritto in quella città

nell'anno 835, in cui si truova chi fu moglie del prelodato re Bernardo,

e madre del prefato Pippino, cioè _Cunicunda, relicta quondam Bernardi

incliti regis, pro mercedem et remedium animae seniori meo Bernardi, vel

mea, seu filio meo Pippino,_ ec. Restò dunque vacante per questo funesto

avvenimento il regno d'Italia, e fu alcun tempo governato a dirittura

dai ministri dell'imperadore.

Ebbe in quest'anno esso _imperador Lodovico_ da far guerra nella

Bretagna minore. Fin dal secolo quinto dell'era cristiana ritiratesi

dalla gran Bretagna alcune migliaia di famiglie, quivi piantarono la

loro abitazione, dove tuttavia conservano una particolar loro lingua,

che vien creduta l'antichissima celtica. Andò dipoi crescendo la loro

popolazione, e colla gente cresceva anche l'orgoglio, in guisa che

penarono a sottomettersi e a star sottomessi ai Franchi, nazione diversa

dalla loro. I duchi di quella provincia s'intitolavano bene spesso re,

per mostrare la loro indipendenza, nè volevano pagar tributo ai re

franchi. Carlo Magno ebbe anch'egli da fare per reprimere la loro

baldanza. Comandava in questi tempi nella minore Bretagna _Murmanno_,

uomo duro e borioso, che permetteva anche al suo popolo di far delle

scorrerie nelle provincie vicine de' Franchi. Portatene le doglianze

all'Augusto Lodovico, spedì egli _Witcario abbate_, per esortarlo

all'emenda dei danni, e a pagare i dovuti tributi, altrimenti si

aspettasse la guerra. La risposta di Murmanno, sedotto da sua moglie, fu

piena di superbia e di sprezzo. Però l'imperadore determinò di esigere

colla forza ciò che non si poteva ottener colle buone. Vien minutamente

descritta da Ermoldo Nigello[818] tutta questa azione, e il viaggio

dell'imperadore, e i doni a lui fatti in tal congiuntura dai vescovi ed

abbati, e l'unione e marcia dell'esercito contro i Bretoni. Ma non

s'ebbe esso Augusto a faticar molto. Portò la buona ventura che Murmanno

uscito un dì travestito per ispiare gli andamenti dell'armata francese,

incontratosi con un Francese di bassa lega, ma valoroso, appellato

Coslo, e venuto con lui alle mani, restò ucciso. Di più non vi volle

perchè i popoli bretoni corressero ad implorare il perdono, a giurar

fedeltà, e a promettere i tributi. Dopo questa felice impresa tornato

l'imperador Lodovico ad Angiò, trovò l'augusta sua moglie _Ermengarda_

aggravata da gagliarda febbre, e tale, che da lì a tre dì la portò alla

sepoltura. S'ella ebbe mano nel precipizio del re Bernardo, non tardò

già Iddio a chiamarla ai conti. Era già divenuto duca, ossia principe di

Benevento, _Sicone_, siccome abbiam detto. Spedì egli in quest'anno i

suoi ambasciatori a Lodovico imperadore, e, secondochè scrive

Erchemperto[819], _foedus cum Francis innovavit_. Eginardo anch'egli lo

conferma[820], scrivendo che l'imperadore, _quum Heristallium venisset,

obvios habuit legatos Siconis ducis Beneventanorum, dona ferentes,

eumque de nece Grimoaldi ducis antecessoris suis excusantes_. Aggiugne

dipoi, che comparvero parimente i legati d'altre nazioni, specialmente

di _Borna_ duca dei Gudescani, e di _Liudevito_ duca della Pannonia

inferiore, il quale, macchinando delle novità, mandò molte accuse contra

_Cadaloum comitem, et Marcae Forojuliensis prefectum_, tacciandolo

d'uomo crudele ed insolente. Per le quali parole ho già io dato il nome

di _marca_ al Friuli, e credo già costituiti i _marchesi_: del che

parlerò più abbasso. Fu cagione la rivolta del _re Bernardo_ che

l'imperadore in quest'anno costrignesse i suoi fratelli bastardi

_Dragone, Teodorico_ ed _Ugo_ a prendere la tonsura monastica,

quantunque niuno attribuisca loro demerito o reato alcuno. Proprio è de'

principi deboli essere sospettosi, e il lasciarsi trasportare talvolta

per questo anche alla crudeltà.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 160 / 339 题