[675] Annal. Francor. Metenses. Annal. Francor. Bertiniani.
[676] Ughell., in Ital. Sacr., tom. 1 in Episc. Mantuan.
[677] Annales Franc. Moissiacens. Annales Franc. Loiselian.
[678] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[679] Mabillonius, Annal. Benedictin. ad ann. 804.
Anno di CRISTO DCCCV. Indizione XIII.
LEONE III papa 11.
CARLO MAGNO imperadore 6.
PIPPINO re d'Italia 25.
Le imprese di _Carlo imperadore_ nel presente anno furono le
seguenti[680]. Venne a trovarlo il _Cacano_, ossia _Capcano_, cioè il
principe primario degli Unni abitanti nella Pannonia, e già divenuti
sudditi e tributarii d'esso Augusto. Chiamavasi _Teodoro_, e professava
la religione di Cristo. Dopo avergli rappresentato che per le violente
incursioni de' vicini Schiavoni non potea più col suo popolo fermarsi
nelle antiche sue contrade, il pregò di permettergli che venisse ad
abitare fra Sabaria e Carnunto. Credono gli eruditi che queste due città
fossero nel tratto del paese posto fra Vienna e Presburgo, e il fiume
Rab. Ottenne Teodoro quanto dimandava, e licenziato con varii doni a lui
fatti dall'imperadore, se ne tornò ai suoi, ma con sopravvivere poco
tempo dipoi. Il suo successore inviò ambasciatori al medesimo Augusto
per l'approvazione della dignità a lui conferita; e Carlo gli concedette
autorità e giurisdizione sopra tutta la nazione degli Unni della
Pannonia, come era in uso ne' vecchii tempi. Ma Carlo Magno, nelle cui
vene bolliva la febbre dei conquistatori, i quali non mai sazii di
dilatare in confini, mentre fanno un acquisto, ne van meditando un
altro, rivolse in quest'anno le sue mire alla Boemia. Era quel paese
allora abitato dagli Sclavi o Slavi, o vogliam dire Schiavoni: e di qui
è poi venuto che que' popoli tuttavia usano la lingua schiavona. In più
parti confinava con loro il dominio di Carlo Magno, cioè per la
Sassonia, per la Baviera, che allora abbracciava l'Austria, e per la
Pannonia. Ora nell'anno presente risoluto egli di sottomettere quella
nazione, con tre poderosi eserciti da tre parti la fece assalire. Era un
d'essi formato di Franchi, condotti dal principe _Carlo_ suo
primogenito, il quale poco fa, oppure poco dappoi, avea conseguito il
titolo di re dal padre. Il secondo composto di Sassoni e Sclavi, o Slavi
Obotriti, secondochè s'ha dagli Annali de' Franchi, era composto di una
innumerabil moltitudine di gente. Nel terzo si contavano le milizie di
tutta la Baviera. Da questa formidabil oste assaliti i Boemi, non
pensarono a far fronte, ma misero tutta la lor difesa nella ritirata sui
monti e ne' boschi più folti. Bisogna nondimeno credere succeduta
qualche baruffa, perchè vi rimase estinto _Lecone duca dei Boemi_. Per
quaranta giorni le suddette armate scorsero il paese, incendiando e
dando il guasto a tutto; e perciocchè venne meno il foraggio ai cavalli
e la provianda ai soldati, se ne tornarono in fine ai loro quartieri. Ma
gli Annali moissiacensi[681] aggiungono che _Samela re de' Boemi_ venne
a patti, e promise fedeltà a Carlo Magno, con dargli anche per ostaggi
due suoi figliuoli. Essendosi nulladimeno continuata nell'anno seguente
la guerra coi Boemi, può dubitarsi della verità di questo racconto.
Intanto l'imperadore andava visitando i luoghi del suo regno vicini al
mare. Fu a visitarlo _Lodovico_ suo figliuolo re d'Aquitania, mentr'egli
si trovava nella villa di Teodone. Vi arrivò anche dall'Italia il re
_Pippino_; e quivi colla grata compagnia di questi suoi due figliuoli
solennizzò la festa del santo Natale del Signore. Ci viene poi dicendo
Andrea Dandolo[682], che dappoichè l'Istria, per le capitolazioni
seguite fra i due imperii occidentale ed orientale, restò sotto il
dominio di Carlo Magno, questi mandò per duca di quella provincia un
certo _Giovanni_. Cominciò costui ad aggravar que' popoli, e i popoli ne
portarono le doglianze all'imperadore, il quale non tardò a spedire colà
_Izone_ prete, _Cadaloo_ ed _Ajone conti_, con ordine di esaminar
l'affare. Questo _Cadaloo_ altri non può essere che il successore di
_Erico_ o _Enrico_ nel governo del ducato del Friuli. E non portando
egli se non il titolo di _conte_, potrebbe a talun parere che la marca
del Friuli o trivisana non fosse peranche formata. Ma noi vedremo che i
_marchesi_ usavano anche il titolo di _conti_, perchè come marchesi
soprintendevano a tutta la marca, e come conti erano governatori
stabiliti di qualche città. Dai suddetti deputati dell'imperadore fu
raunata una dieta in Istria, in cui concorsero _Fortunato patriarca di
Grado_, esule dalla sua patria, _Teodoro, Leone, Staurazio, Stefano_ e
_Lorenzo vescovi_ di quelle contrade, e cento sessantadue principali
cittadini delle città dell'Istria. Chiarito ch'ebbero l'insolito peso
imposto dal _duca Giovanni_, ne esentarono que' popoli, con ordinare che
non fossero tenuti a pagare se non marche trecentocinquantaquattro,
siccome dianzi faceano alla camera imperiale dei Greci, con ripartire il
pagamento secondo la possibilità delle città e castella della provincia.
Aggiugne il Dandolo che i Veneziani, per l'odio che portavano ai due
dogi fuggiti, ridussero in un mucchio di pietre la città d'Eraclea, da
dove quei medesimi dogi aveano tirata la loro origine, senza però
dissimulare che la distruzione di quella città vien da altri attribuita
a _Pippino re d'Italia_ nella guerra che fra poco racconteremo. Annovera
poi egli le nobili famiglie che di là passarono ad abitare in Malamocco,
Rialto e Torcello. La rovina di questa città mi fa sovvenire che ne'
medesimi tempi _Niceforo imperadore de' Greci_, a cui quasi tutte le
imprese andavano alla traversa, restò maltrattato sì fattamente nella
guerra coi Saraceni[683], che fu astretto a comperar la pace da loro,
con promettere un annuo tributo, e di non riedificare _Eraclea_, città
diversa da quella dei Veneziani.