[663] Annales Franc. Metens. Eginhard., in Annal. Franc.
[664] Dandul., in Chr., tom. 12 Rer. Italic.
[665] Eginhardus, in Vita Caroli Magni.
[666] Annal. Franc. Metenses.
[667] Ughellus, Ital. Sacr., tom. 8.
[668] Rer. Ital. P. II, tom. 1, pag. 123.
[669] Mabill., in Annal. Benedictin., ad ann. 799.
[670] Poetae Saxonis, Annal. Franc.
[671] Ughell., Ital. Sacr., tom. 3, in Episc. Mutin.
[672] Mabill., in Annal. Benedictin.
[673] Chronic. Farfense, Rer. Italic., P. II, tom. 2.
[674] Antiquitat. Italic., Dissert. LXXII.
Anno di CRISTO DCCCIV. Indizione XII.
LEONE III papa 10.
CARLO MAGNO imperadore 5.
PIPPINO re d'Italia 24.
Fece gran rumore quest'anno in Italia la scoperta succeduta nella città
di Mantova di una spugna inzuppata, come corse la fama, nel sangue del
Signor nostro Gesù Cristo, portata colà da Longino. In que' secoli
d'ignoranza poco ci voleva a spacciare e far credere somiglianti
racconti. Lo straordinario concorso dei popoli e l'universale bisbiglio
per questa novità giunse all'orecchie di Carlo Magno, e mosso da giusta
curiosità ne scrisse tosto a _papa Leone III_, pregandolo di esaminar la
verità del fatto, che non s'accorda cogl'insegnamenti della scolastica
teologia. Il papa, o perchè avesse voglia di passare in Francia, o gli
venisse fatta gran premura per questo affare[675], sen venne a Mantova,
senza che apparisca qual decreto egli proferisse intorno a questo
preteso sangue del Signore; e prevalendosi della buona occasione, fece
sapere a Carlo Magno il desiderio suo di trovarsi con lui, per
solennizzare insieme la festa del santo Natale. Gli scrittori mantovani
coll'Ughelli[676] asseriscono che fino a questi tempi la città di
Mantova non avea goduta la dignità del vescovato, e che il primo quivi
ordinato dal suddetto pontefice fu _Gregorio_ di patria romano. In fatti
non s'è scoperto finora vescovo di Mantova più antico di questo; ma con
rimaner sempre un motivo di stupore, come una sì illustre città
cominciasse così tardi ad aver questo decoro, e senza sapersi chi dianzi
la governasse nello spirituale. Avvertito Carlo imperadore della venuta
del papa, gli mandò incontro fino a san Maurizio il _principe Carlo_ suo
primogenito, ed egli l'aspettò nella città di Rems, di là poscia il
condusse a Soissons, e finalmente ad Aquisgrana, dove passarono le feste
di Natale in divozione ed allegria. Dopo otto giorni di permanenza nella
corte di quel monarca, sul principio del gennaio dell'anno seguente se
ne tornò il pontefice per la Baviera a Roma, seco portando varii regali
a lui fatti da Carlo Magno, il quale fece anche accompagnarlo da alcuni
suoi baroni fino a Ravenna. Aveva in quest'anno l'Augusto Carlo spedito
i suoi eserciti nella Sassonia, perchè vi restavano spezialmente di là
dall'Elba alcuni popoli ostinati nell'idolatria, che pervertivano anche
i nuovi convertiti de' Sassoni[677]. Fece egli prendere tutti costoro
colle lor famiglie (Eginardo scrive che furono diecimila persone), e li
distribuì in varie contrade de' suoi regni. Trovandosi poi egli in un
luogo appellato Holdunstetin, vennero ad inchinarlo alcuni principi
della Schiavonia, che erano in disparere fra loro. Egli, dopo essersi
servito della sua sapienza ed autorità per comporre le lor differenze,
diede ad essi per re _Trasicone_, che s'era presentato a lui con molti
regali. Era in questi tempi re della Danimarca _Gotifredo_. Desiderava
egli di abboccarsi con Carlo Magno, non si sa se per attestare il suo
ossequio a sì potente e temuto monarca, oppure per qualche controversia
fra loro. Venne colla sua flotta e con tutta la sua cavalleria sino a
Slevich, cioè ai confini del suo regno e della Sassonia, e fece
intendere a Carlo la sua venuta; ma i suoi baroni non gli permisero di
andar più innanzi. Siccome al precedente anno dicemmo[678], erano
fuggiti per paura dei dogi molti nobili veneziani a Trivigi. Quivi
stando e tenendo segrete intelligenze con gli altri nobili rimasti in
Venezia, per loro consiglio elessero doge _Obelerio_ tribuno. Il che
inteso dai due indegni dogi, cioè da _Giovanni_ e da _Maurizio_ suo
figliuolo, che dovettero anche avvedersi della poca sicurezza del loro
soggiorno, spaventati presero la fuga. Giovanni si ritirò a Mantova,
Maurizio se ne andò in Francia, per implorar la protezione di Carlo
Magno. E tentarono ben essi più volte di ritornare alla patria, ma
sempre rigettati, finirono i loro giorni in esilio. All'incontro
_Obelerio_ fu con gran festa accolto dal popolo, e intronizzato in
Malamocco, dove allora dovea esser la principal residenza di que' dogi.
Egli da lì a non molto ottenne dal popolo, che _Beato_ suo fratello
fosse anch'egli assunto alla dignità di doge, e dichiarato suo collega.
Per paura d'esso Obelerio, _Cristoforo_ vescovo d'Olivola, siccome
parente dei dogi scacciati, uscì di Venezia, e in suo luogo fu eletto
vescovo _Giovanni_ diacono. Rapporta l'Ughelli all'anno seguente, ma
dovea piuttosto dire al presente, un diploma di Carlo Magno, dato in
favore dell'antico monistero di santa Maria, situato fuori di Verona
presso la porta appellata dell'Organo, anche oggidì esistente, ed
inchiuso nella città. La data sua, che esso Ughelli mise fuor di sito, è
questa: _Imperante domno Carolo Magno imperat. anno IV, de mense
novembris, Indictione XIII_. Osservò il padre Mabillone[679], che
l'_indizione XIII_ non conviene all'anno presente, ma bensì al seguente,
e che questo diploma non sa dello stile della cancelleria di Carlo
Magno, e convenir esso piuttosto a _Carlo Crasso_ ossia il _Grosso_,
imperadore. Allorchè io visitai per opera del chiarissimo marchese
Scipione Maffei le pergamene dello archivio del suddetto monistero
veronese, trascurai di esaminare l'originale o la copia antica di questo
privilegio, in cui son corsi varii errori per negligenza dell'Ughelli.
Per altro non sussiste già che l'_indizione XIII_ sia qui scorretta.
Cominciò essa nel settembre dell'anno presente, e però era in corso nel
_novembre_; e durava similmente allora tuttavia l'_anno IV dell'impero_
di Carlo Magno. Tali note cronologiche non possono già accordarsi con
gli anni di Carlo Crasso Augusto. Del resto, se questo sia documento
autentico e sicuro, ne potrà render miglior conto chi avrà sotto gli
occhi quella cartapecora.