[582] Annales Bertiniani, Metens. el alii.
[583] Eginhardus, in Annal. Franc.
[584] Pagius, Critic. ad Annal. Baron.
[585] Paulus Diaconus, de Episcop. Metens.
[586] Astronomus, et Theganus, in Vita Ludovici Pii.
[587] Alcuin., Epist. 91.
[588] Anast. Bibliothec., in V. Leonis III et IV.
[589] Annales Franc. Laureshamens.
[590] Poeta Saxo, in Annal. Franc.
[591] Alcuin., Epist. 112.
[592] Annal. Franc. Moissiac.
[593] Baron., ad ann. 791.
[594] Labbe, Concilior., tom. 7.
[595] De Rubeis, Monument. Eccl. Aquilejens., cap. 42.
Anno di CRISTO DCCXCVII. Indizione V.
LEONE III papa 3.
IRENE imperadrice 1.
CARLO MAGNO re de' Franchi e Longobardi 24.
PIPPINO re d'Italia 17.
Erasi l'imperador _Costantino_ tirato addosso il biasimo e l'odio di
molti, perchè nel gennaio dell'anno 795 avea sacrilegamente ripudiata
_Maria_ sua legittima consorte[596], e forzatala a farsi monaca. Dopo di
che nel mese d'agosto pubblicamente sposò e introdusse nel talamo regale
_Teodota_, già cameriera della deposta Augusta, rapito da cieco affetto
verso di quella. Disapprovò queste nozze, contrarie ai dogmi della
religione cristiana, s. _Tarasio_ patriarca di Costantinopoli, senza
però giugnere a scomunicare l'imperadore per paura di maggiori sconcerti
e mali nelle chiese orientali. Ma non fecero così i monaci zelanti, fra'
quali specialmente si distinsero i santi abbati _Platone_ e _Teodoro_
Studita. Questi francamente in faccia dell'imperadore stesso detestarono
il fatto, non vollero più comunicar col patriarca, ed allegramente se ne
andarono in esilio, dove li cacciò lo sdegnato Costantino. Stava intenta
a tutti questi movimenti la già deposta imperadrice _Irene_, e siccome
quella che riteneva la segreta voglia e smania di ritornare sul trono,
non fu pigra a prevalersi dello sconvolgimento presente, e massimamente
dell'appoggio de' monaci, che più che mai venivano perseguitati dal
figliuolo Augusto. Trasse ella pertanto non pochi cortigiani e soldati
nel suo partito, finchè un dì scoppiò la da gran tempo preparata mina.
Fu nel mese di giugno dell'anno presente che i congiurati attruppatisi
insieme misero le mani addosso a Costantino, e dopo averlo cacciato in
un bucintoro, la mattina poi del dì 15 di esso mese il trassero nella
stessa regal camera del palazzo, dove egli era nato, e quivi con sì poca
grazia, voglio dire, con tanta crudeltà gli cavarono gli occhi, che poco
mancò che non morisse per lo spasimo. Dopo di che l'imperadrice Irene
prese sola le redini del governo; furono richiamati dall'esilio i
monaci, e si rimise la quiete e pace nella Chiesa di Costantinopoli. Il
voler scusare, anzi il lodare esempli tali d'ambizione e barbarie, non
credo che meriti lode. Erano insorte dissensioni fra i Mori di Spagna.
Secondo che scrive Eginardo[597], Barcellona, città anche allora
fortissima della Catalogna, era stata in addietro ora in poter de'
Saraceni, ed ora dei re di Francia. Zaddo, uno dei principi mori della
Spagna, vi signoreggiava allora. Costui si portò fino ad Aquisgrana al
re Carlo, e quivi spontaneamente gli sottomise sè stesso e la città di
Barcellona. Il poeta sassone[598] a quest'anno anch'egli nota lo stesso,
e dice che _Barcellona Francorum subjecta fuit posthac dictioni_.
Noi nondimeno vedremo, andando innanzi, che dovette ben colle parole
Zaddo mostrare di rendersi a Carlo Magno, ma coi fatti operò poi il
contrario. Puossi credere che costui s'inducesse a questa resa per
timore di _Lodovico_ re di Aquitania, il quale per ordine del padre
penetrò in quest'anno in Ispagna con tutte le sue forze, ma senza che
sappiamo quali imprese egli quivi facesse. Trattenevasi il re Carlo in
Aquisgrana, e, per attestato di Eginardo, _illuc Pippinum de italica, et
Ludovicum de hispanica expeditione regressos, ad se venire jussit_. Che
spedizione militare facesse in quest'anno il re Pippino in Italia, lo
tace la storia. Potrebbe essere stata contra di _Grimoaldo_ duca ossia
principe di Benevento; perciocchè da che quel principe si mise in testa
di non voler più riconoscere per suo superiore Carlo re de' Franchi, nè
Pippino per re d'Italia, durò sempre la rissa e guerra fra questi due
principi, come si ha da Erchemperto. Portossi ancora ad Aquisgrana
_Teottisto_ legato, oppur figliuolo di _Niceta_ patrizio della Sicilia,
che presentò a Carlo Magno una lettera dell'imperador Costantino,
scritta prima delle sue disavventure, e fu con particolare onore
ricevuto e rispedito. Tornossene in Italia il re Pippino, e Lodovico si
restituì in Aquitania. In questo anno ancora il re Carlo coll'armata
entrò nella Sassonia, tolse quanti ostaggi volle da quei popoli, che
tutti correvano a suggettarsi a lui. Ne condusse anche via moltissimi,
avendo per esperienza conosciuto che non v'era miglior maniera di domar
quella feroce nazione, che col sempre più indebolirla e disperderla.
Quindi, per essere più a portata di quegli affari, svernò coll'esercito,
nella stessa Sassonia. Probabilmente sino a questi tempi condusse la sua
vita _Paolo Diacono_, già divenuto monaco di Monte Casino, scrittore de'
più celebri di quell'età, a cui dee molto la storia d'Italia. Il
catalogo delle opere da lui composte si legge presso gli autori della
storia letteraria. Passò fra Carlo Magno e lui una gran familiarità con
lettere e con versi vicendevoli, di maniera che egli lasciò un'illustre
memoria di sè stesso.