[578] Anastas., in Vit. S. Hadriani Papae.
[579] Du-Chesne, tom. II, pag. 685, Rer. Franc.
[580] Annales Franc. Loiselian.
[581] Notcherus, in Vita C. M., lib. 2, cap. 2.
Anno di CRISTO DCCXCVI. Indizione IV.
LEONE III papa 2.
COSTANTINO imper. 21 e 17.
CARLO MAGNO re de' Franchi e Longobardi 23.
PIPPINO re d'Italia 16.
Sul principio di quest'anno, per attestato degli Annali de'
Franchi[582], papa _Leone III misit legatos cum muneribus ad regem,
claves etiam confessionis sancti Petri, et vexillum romanae urbis eidem
direxit_. Cosa significassero quelle _chiavi_ e quel _vessillo_
l'abbiamo detto di sopra. E pare che non ce ne lasci dubitare
Eginardo[583], con iscrivere all'anno presente: _Mox Leo per legatos
suos claves confessionis sancti Petri, ac vexillum romanae urbis, cum
aliis muneribus regi misit, rogavitque, ut aliquem de suis optimatibus
Romam mitteret, qui populum romanum ad suam fidem atque subjectionem per
sacramenta firmaret_. Se il popolo romano giurava _fedeltà_ e
_soggezione_ al re Carlo, non si può già rettamente immaginare che il
_patriziato de' Romani_ a lui conferito consistesse in grado di semplice
onore coll'obbligo solo di difendere esso popolo e la Chiesa romana. E
però non ha già da chiamarsi una esagerazione, come si figurò il padre
Pagi[584] quella di Paolo Diacono[585], che di Carlo Magno tuttavia re,
e non peranche imperadore scrisse: _Romanos praeterea, ipsamque urbem
romuleam, jampridem ejus praesentiam desiderantem, quae aliquandiu mundi
totius domina fuerat, et tum a Longobardis oppressa gemebat, duris
angustiis eximens, suis addidit sceptris; cunctaque nihilominus Italia
miti dominatione potitus est_. Che nell'anno 773 non fosse angustiata
Roma da Desiderio re de' Longobardi, può ben negarlo il padre Pagi; ma
parla in contrario la storia. Seguirono in quest'anno le nozze di
_Lodovico_ re d'Aquitania, terzo legittimo figliuolo di Carlo
Magno[586], con _Ermengarda_ figliuola d'_Ingrammo_ conte o duca, nipote
di _Crodegango_ vescovo di Metz. Vuolsi parimente osservare che anche
_Pippino_ re d'Italia, già pervenuto all'età di ventun anno, era in
questi tempi ammogliato, perciocchè Alcuino in una lettera[587] a lui
scritta dice: _Laetare cum muliere_ (onde il nome di _moglie)
adolescentiae tuae, et non sint alienae participes tui_. Ma per una
strana negligenza niuno degli antichi storici ha a noi conservato il
nome di questa regina sua moglie. Trovavasi l'invitto re Carlo impegnato
in due guerre, l'una contra de' Sassoni ribelli, l'altra contra quegli
Unni della Pannonia che tuttavia mantenevano nemicizia e facevano testa
alle di lui forze. Abbiamo dall'Astronomo, autore della vita di Lodovico
Pio, ch'egli chiamò dall'Aquitania questo suo figliuolo con quanti
combattenti potè raunar da quelle parti. In compagnia dunque di lui e
col primogenito _Carlo_ condusse una poderosa armata in Sassonia, diede
il guasto dovunque arrivò, e fece prigioni innumerabili persone dell'uno
e dell'altro sesso, e d'ogni età di quella nazione che furono condotte e
distribuite per la Francia, e probabilmente anche in Italia, affinchè
imparassero e seguitassero la legge di Cristo. Da Anastasio
bibliotecario[588] impariamo che in Roma abitavano moltissimi Sassoni, e
v'era la lor contrada, appellata _Vicus Saxonum_. Diede Carlo in questa
maniera un gran crollo a quell'indomita ed instabil nazione. Dall'altra
parte ebbe ordine il re Pippino di portar la guerra nella Pannonia
contro gli Unni[589]. Conduceva questo valoroso principe una forte
armata d'Italiani e Bavaresi, e con questa virilmente s'inoltrò nel
paese nemico, con giugnere fin dove il fiume Dravo sbocca nel Danubio.
Alcuni scrittori attribuiscono a lui la presa del Ringo, detto di sopra;
e scrivono che, venendo il verno, andò a trovare il re Carlo suo padre
in Aquisgrana, e gli presentò un ricchissimo bottino fatto in quelle
barbare contrade, ed insieme una esorbitante quantità di prigioni. Altri
Annali[590] attribuiscono, siccome già osservammo, la principal gloria
di questa impresa ad _Arrigo_ duca del Friuli, che era succeduto a
_Marcario_ in quel governo, con aggiugnere esser egli stato il portatore
del tesoro unnico a Carlo Magno. Venne in questa maniera buona parte
della Pannonia, oggidì Ungheria, in potere di Carlo Magno, e questa fu
nello spirituale sottomessa e raccomandata alla cura di _Arnone_ vescovo
di Salisburgo. E perciochè non era lungi da que' paesi s. _Paolino_
patriarca di Aquileia, Alcuino[591] a lui scrisse animandolo a predicare
e piantar fra loro la religione di Cristo. Adoperossi ancora esso
Alcuino appresso Carlo Magno per la liberazione di tanti prigioni, ed
ottenutala, ne portò i ringraziamenti a lui e al re Pippino. Intanto
prosperamente ancora procedevano gli affari della guerra contra dei
Saraceni della Spagna[592]. Entrato nelle lor terre il prode _Guglielmo_
duca di Tolosa, ossia d'Aquitania, sconfisse le loro brigate, mise a
sacco le campagne, e sparse il terrore dappertutto. L'anno ancora fu
questo, in cui il suddetto san Paolino tenne un concilio in Cividale del
Friuli, appellata _Forum Julii_. Il cardinal Baronio[593], il Labbe[594]
ed altri l'hanno rapportato all'anno 791, ma con errore. Esso fu
celebrato _anno felicissimo principatus eorum_ (cioè di Carlo Magno e di
Pippino) _tertio et vicesimo, et decimo quinto_. Queste note
cronologiche convengono all'anno presente, come ancora ha osservato il
padre de Rubeis[595]. Dice ivi il santo patriarca di non aver fin qui
potuto congregare un sinodo, a cagion de' tumulti e delle guerre vicine,
cioè degli Unni; ma che atterrati per la maggior parte que' Barbari, e
restituita la pace al Friuli, egli ha oramai intrapresa quella santa
funzione. In questo concilio si vede stabilita la processione dello
Spirito Santo dal Padre e dal Figliuolo, condannato l'errore di Elipando
e di Felice vescovi spagnuoli, detestata la simonia, con altri saggi
decreti per la inviolabilità de' matrimonii, e per altri punti di
disciplina ecclesiastica.