NOTE:

[558] Annal. Franc. Bertiniani, Fuldenses, etc.

[559] Sirmondus, Concil. Gal., tom. 2.

[560] Du-Chesne, Rer. Franc., tom. 2, p. 187.

[561] Eginhardus, in Vita Caroli Magni.

[562] Anastas., in Vita Hadriani I Papae.

Anno di CRISTO DCCXCII. Indizione XV.

ADRIANO I papa 21.

COSTANTINO imper. 17 e 13.

CARLO MAGNO re de Franchi e Longobardi 19.

PIPPINO re d'Italia 12.

Scoppiò in quest'anno la congiura ordita contra del padre e de' fratelli

da _Pippino_ figliuolo bastardo nato a Carlo Magno da Imeltruda

concubina, e diverso da Pippino re d'Italia. Questo giovane principe,

bello di aspetto, ma gobbo, non sapea digerire che il re Carlo avesse

già creato re d'Italia _Pippino_, e re d'Aquitania _Lodovico_, e dato il

governo del Maine a _Carlo_ suo primogenito, tutti e tre suoi fratelli,

ma legittimi. Perciò, durante la lontananza del padre impegnato nella

guerra con gli Unni, badando a dei cattivi consiglieri, e trovati degli

aderenti che erano mal soddisfatti della regina _Fastrada_[563], tramò

una congiura contro la vita di lui, con isperanza d'occupar egli il

regno. Fardolfo longobardo quegli fu che scoprì la segreta mena, e la

rivelò al re Carlo, con riceverne poi in ricompensa l'insigne badia di

s. Dionisio di Parigi. Era stato questo Fardolfo uno dei più fedeli

cortigiani del re Desiderio, e con esso lui andò in esilio in Francia.

Dopo la morte di Desiderio si mostrò non men fedele al re Carlo, e

meritò da lui quel ricco guiderdone. Restano presso il Du-Chesne[564]

due epigrammi, dai quali apparisce che questo Fardolfo abbate fabbricò

un palazzo presso il monistero di s. Dionisio per servigio del re Carlo,

e inoltre una chiesa a san Giovanni Battista, per isciogliere un voto da

lui fatto allorchè andò in Francia in esilio. Gli autori del suddetto

scellerato disegno condotti a Ratisbona, parte furono impiccati, parte

accecati, e gli altri relegati in varii paesi. Non soffrì il cuore al

buon re di pagare l'indegno figliuolo a misura del suo reato, e

contentossi che assumesse l'abito monastico nel monistero di Prumia,

dove nell'anno 811, per attestato dell'Annalista sassone, terminò i suoi

giorni. Leggiamo poi in varii Annali dei Franchi, che convinto in

quest'anno di eresia _Felice_ vescovo di Urgel in Catalogna, fu condotto

a Roma da _Angilberto_ abbate di Centula, cioè da quel medesimo illustre

personaggio che vedemmo all'anno 783 primo tra i consiglieri di

_Pippino_ re d'Italia, il quale dovea già aver dato l'addio al secolo.

Ma in alcuni Annali egli è qui nominato senza il titolo di abbate.

Giunto a Roma il suddetto Felice, nel concilio de' vescovi alla presenza

di papa Adriano confessò e ritrattò la sua eresia, ed ottenne di

potersene ritornare a casa sua. Il solo Astronomo, ossia l'autore

anonimo della vita di Lodovico Pio[565], ci ha conservata una notizia

spettante, per quanto si crede, all'anno presente; cioè, che tornato

esso Lodovico re d'Aquitania dalla spedizione fatta contro degli Unni

della Pannonia nell'anno precedente, ebbe ordine da Carlo Magno suo

padre di andarsene in Aquitania, e poscia _fratri Pippino suppetias, cum

quantis posset copiis, in Italiam pergere. Cui obediens, Aquitaniam

autumni tempore rediit, omnibusque, quae ad tutamen regni pertinent,

ordinatis, per montis Cinisii asperos et flexuosos anfractus in Italiam

transvehitur, atque Natalem Domini Ravennae celebrans, ad fratrem

venit_. Ciò che ne seguisse, lo vedremo nell'anno susseguente. Intanto

non vo' lasciar di dire che il Sigonio scrisse[566] le seguenti parole

di Pippino re di Italia: _Dum autem is in Italia fuit, Ravennae

plerumque egit, aut vetere urbis amplitudine, aut certe navalis rei

administrandae opportunitate inductus_. Girolamo Rossi[567] anch'egli,

aderendo al Sigonio, scrisse che Pippino stabilì per sua sede Ravenna,

con immaginar nondimeno ciò fatto con licenza e permissione del sommo

pontefice. Non trovo io sicure e chiare pruove di tali asserzioni. Le

parole nondimeno del soprammentovato Astronomo paiono dar qualche

fondamento all'opinion del Sigonio. Attese in quest'anno il re Carlo a

far dei preparamenti, e specialmente un ponte di navi, con disegno di

sperimentare di nuovo le sue forze contra degli Unni, signori della

Pannonia. Ma gli stessi Barbari segretamente istigarono alcuni popoli

della Sassonia a ripigliar l'idolatria, cioè a ribellarsi al re Carlo:

il che disturbò i di lui disegni.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 134 / 339 题