NOTE:

[556] Eginhardus, in Annal. Franc.

[557] Theoph., in Chronogr.

Anno di CRISTO DCCXCI. Indizione XIV.

ADRIANO I papa 20.

COSTANTINO imper. 16 e 12.

CARLO MAGNO re de' Franchi e Longobardi 18.

PIPPINO re d'Italia 11.

Diede Carlo Magno in quest'anno principio alla guerra contro gli Unni

possessori dell'Ungheria, gente pagana ed avvezza a commettere delle

insolenze contra dei Cristiani, sudditi del monarca medesimo[558]. Sulla

primavera con due armate, l'una di qua e l'altra di là dal Danubio, andò

ad assalire i nemici. Pel Danubio scendeva un copioso naviglio che

conduceva i viveri. Concorsero le nazioni tutte della monarchia

franzese, e gl'Italiani fra gli altri spediti dal re _Pippino_, a quella

impresa, di maniera che formidabili riuscirono le forze del re Carlo in

questa guerra. Tuttavia, se si eccettua la presa e la demolizione di

alcune fortezze degli Unni situate ai confini, poco di più guadagnò la

possente armata franzese, nè oltrepassò il fiume Rab. Anzi essendo

entrata una fiera epidemia ne' cavalli, di tante migliaia, onde era

composto quell'esercito, appena se ne salvò la decima parte. Però se ne

tornò indietro il re Carlo mal contento di questa campagna. Contuttociò

servì a lui di molta consolazione l'avviso ricevuto, che verso il fine

d'agosto l'armata d'Italia era giunta anch'essa addosso agli Avari, cioè

agli Unni suddetti, e che, arrischiato un fatto d'armi, avea con tal

valore e felicità combattuto, che da gran tempo non si era fatta una

simile strage di que' Barbari. A noi viene questa particolarità da una

lettera scritta dal re Carlo alla regina _Fastrada_, dimorante allora in

Ratisbona, che fu pubblicata dal padre Sirmondo[559] e dal

Du-Chesne[560]. Negli Annali del Canisio si legge, _exercitum, quem

Pippinus filius de Italia transmiserat, introivisse in Illyricum_. Non

avendo poi trovato sito proprio ne' precedenti anni all'epistola

settantesima terza del Codice Carolino, mi sia lecito il farne ora

menzione, benchè forse non appartenga all'anno presente. È essa scritta

a _Carlo Magno_ da due preti, da alcuni diaconi, e da una gran frotta di

altri segnati col solo nome loro, non si sa se del clero, oppure

secolari o senatori romani. Gli scrivono essi che i _nefandissimi_

Beneventani, unitisi con quei di Gaeta e di Terracina, tramavano di

usurpare e levare dal dominio _di s. Pietro e nostro_, alcune città

della Campania, e di sottometterle al patrizio greco della Sicilia,

venuto in questi tempi alla stessa città di Gaeta. Aveva il papa inviato

loro alcuni vescovi per dissuaderli, ed insieme per consigliarli che

mandassero i loro deputati ad esso Carlo Magno, oppure a Roma, per

esaminar gli affari; ma nè lo uno nè l'altro s'era potuto ottenere.

Pertanto soggiungono: _Dum vero eorum nequitiae praevalere minime

potuimus, disposuimus cum Dei virtute atque auxilio, una cum vestra

potentia generalem nostrum exercitum illuc dirigere, qui eos

constringere debeat, et inimicos beati Petri, atque nostri, seu vestri

emendare_. Dopo di che pregano il re Carlo di volere spedir lettere e

messi ai _nefandissimi e odiati da Dio Beneventani_ (questo era il bel

linguaggio d'allora), acciocchè desistano da queste inique operazioni, e

lascino in pace le città della Campania. Queste ultime parole fanno

intendere che si parla di fatti accaduti dopo l'anno 787, perchè prima i

Beneventani non ubbidivano a Carlo Magno. Per altro la presente lettera,

benchè abbia alla testa il nome di molti, apparisce scritta dal medesimo

papa Adriano, perchè chiama _figliuolo_ il re, e nomina _Teodoro

eminentissimo nostro nipote_. Tornando ora alla lettera che dicemmo di

sopra scritta alla regina Fastrada, Carlo Magno, fra le altre cose, ivi

le notifica, come nella battaglia data agli Unni dall'armata d'Italia,

_Dux de Histria, ut dictum est nobis, ibidem bene fecit cum suis

hominibus_. Cotal notizia ci conduce ad intendere che l'Istria, già

tolta dai Longobardi ai Greci, era pervenuta, insieme col regno

longobardico, in potere de' Franchi, oppure che era riuscito a Pippino

re d'Italia di riconquistar quella provincia insieme colla _Liburnia_,

togliendola ai Greci, probabilmente nell'anno 788, in cui i Franchi

fecero guerra al ducato di Benevento. Eginardo[561] in fatti ci assicura

che quelle due provincie erano venute in potere di Carlo Magno, e però

il duca _dell'Istria_ anch'egli entrò nella spedizione contra degli

Unni. Restò afflitta in quest'anno, per attestato di Anastasio[562], la

città di Roma da una fiera inondazione del Tevere, che atterrò la porta

Flaminia, il ponte d'Antonino, e cagionò altri gravissimi disordini. Con

paterna cura papa Adriano provvide in tal congiuntura agli alimenti de'

poveri, dando loro con barchette il pane, finchè cessò la furiosa piena

di quel fiume.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 133 / 339 题