NOTE:

[523] Annal. Franc. Metens.

[524] Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.

[525] Cosimo della Rena, Serie de' Duchi di Toscana.

[526] Margarinius, Bullar. Casinens. tom. 2, Constit. XXXI.

[527] Antiquit. Ital. Dissert. I, p. 19.

Anno di CRISTO DCCLXXXVI. Indiz. IX.

ADRIANO I papa 15.

COSTANTINO imperad. 11 e 7.

IRENE Augusta 7.

CARLO MAGNO re de' Franchi e Longobardi 13.

PIPPINO re d'Italia 6.

Diedesi principio nel mese d'agosto del presente anno ad un concilio

generale in Costantinopoli per ordine dell'imperadrice _Irene_[528]

affin di decidere la controversia delle sacre immagini. Ma gli uffiziali

delle milizie esistenti in quella real città, siccome infetti

dell'eresia degl'iconoclasti, essendo anche spalleggiati da alcuni

vescovi, commossero in tal guisa le schiere da lor dipendenti, che con

un fiero tumulto e colle spade nude corsero a disturbar la sacra

assemblea, minacciando morte al santo patriarca _Tarasio_ e agli altri

vescovi, se ardivano di far novità contra gli empii decreti di

Costantino Copronimo. Bisognò desistere; i vescovi si ritirarono in

varie case di Costantinopoli, aspettando miglior vento; e i legati della

santa Sede, non credendosi quivi sicuri, se ne tornarono in Sicilia. Per

rimediare a questi disordini l'imperadrice fece venir dall'Asia a

Costantinopoli alcuni reggimenti di soldati, e col braccio di questi

fece disarmar le truppe sediziose, e divisele in varie provincie, quetò

tutto il rumore, lasciando luogo al ristabilimento del concilio

nell'anno susseguente. Mentre il re _Carlo_, siccome abbiam veduto, era

impegnato nella lunga guerra coi Sassoni, si prevalsero di tal

congiuntura i popoli della Bretagna minore per far delle novità e degli

atti tendenti alla ribellione. Ma non sì tosto si trovò egli sbrigato

dagli affari della Sassonia[529], che spedì contra di loro un esercito

sotto il comando di _Audulfo_, personaggio illustre, che bravamente

condusse a fine quell'impresa, con sottomettere quel paese e condurne i

principali umiliati ai piedi del re, mentre era in Vormazia. Scoprissi

ancora una congiura[530] manipolata in Germania contra di esso re da

molti malcontenti per la crudeltà della regina _Fastrada_, e ne furono

gastigati gli autori. Stabilita in tal maniera la quiete e pace per

tutta la monarchia franzese l'infaticabil re Carlo determinò di venire

in Italia, e particolarmente a Roma, per un motivo di cui parleremo

nell'anno seguente. Intraprese questo viaggio nell'autunno, ed arrivato

a Firenze, quivi si fermò per solennizzarvi la festa del santo Natale.

Puossi rapportare col padre Cointe all'anno presente l'epistola

novantesima prima del Codice Carolino. Quivi papa _Adriano_ si rallegra

con Carlo Magno, per aver soggiogata e ridotta ad abbracciare il sacro

battesimo la nazione de' Sassoni. Ed avendo esso re desiderato che si

celebrassero litanie in rendimento di grazie a Dio per così prosperi

successi, il papa prescrive tre giorni di giugno per queste sacre

funzioni negli stati della Chiesa romana, e in tutti gli altri del re

medesimo. Fors'anche appartiene a quest'anno la lettera sessantesima

prima, in cui è da avvertire che il papa fa istanza al re Carlo per

ottener delle travi lunghe per risarcire il tetto della basilica di san

Pietro con aggiugnere: _Prius nobis dirigite magistrum_ (cioè un capo

muratore) _qui considerare debeat ipsum lignamen, quod ibidem necesse

fuerit, ut sicut antiquitus fuit, ita valeat renovari. Et tunc per

vestrae regalis excellentiae jussionem dirigatur ipse magister in

partibus Spoleti, et demandationem_ (ora la dimanda) _ibidem de ipso

faciat lignamine: quia in nostris finibus tale lignamen minime

reperitur._ Chi fosse allora padrone del ducato di Spoleti, si può

chiaramente argomentare ancora dalle parole suddette. Del bisogno che

aveva il papa di quelle travi, ed anche di stagno per rifare il tetto di

san Pietro, medesimamente è parlato nella epistola sessantesima sesta

d'esso Codice Carolino. In essa dà eziandio ragguaglio papa Adriano a

Carlo Magno, come _Arigiso_ duca di Benevento, non potendo ottener

giustizia per alcuni suoi sudditi dal popolo di Amalfi, sottoposto al

ducato di Napoli, era entrato coll'esercito nel territorio loro, con

incendiar tutte le lor possessioni e case. Ma avendo i Napoletani

spedito soccorso a quei d'Amalfi, aveano messi in rotta i Beneventani,

uccisine molti, e molti de' principali fatti prigioni.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 128 / 339 题