NOTE:

[521] _Erano collegati, perchè se fossero stati dipendenti, Carlo Magno

avrebbe tentato di soggettarseli._

[522] Annal. Franc. Loiselian.

Anno di CRISTO DCCLXXXV. Indiz. VIII.

ADRIANO I papa 14.

COSTANTINO imperad. 10 e 6.

IRENE Augusta 6.

CARLO MAGNO re de' Franchi e Longobardi 12.

PIPPINO re d'Italia 5.

Diedero occasione di grande allegrezza in quest'anno alla Chiesa romana

e allo zelantissimo suo pastore le lettere scritte dal regnante

imperadore dei Greci _Costantino_ e dell'Augusta _Irene_ sua madre, per

invitarlo in Oriente ad un concilio generale, dove si decidesse della

disputa intorno all'onore delle sacre immagini. Dopo tanti anni che gli

imperadori le perseguitavano, flagellando ancora chiunque si scopriva

venerator delle medesime, gran giubilo, come dissi, recò alla santa Sede

e a' Cattolici di Italia l'intendersi che anche _Tarasio_ santo vescovo,

dopo la morte di _Paolo_ piissimo patriarca di Costantinopoli, era in

quella cattedra, e nudriva uno zelo imperturbabile per pacificar la

Chiesa di Dio. Anche egli inviò sue lettere e la profession della fede

cattolica a papa _Adriano_; ed essendo che in questi medesimi tempi

sedessero in Alessandria, Antiochia e Gerusalemme tre insigni patriarchi

di credenza cattolica, tutto venne ad accordarsi per terminar la

controversia del culto delle sacre immagini. Quest'anno ancora convenne

al re _Carlo_ di tornare in Sassonia colle sue armi per mettere al

dovere que' popoli ribelli[523]. Tenne dietro ai suoi passi la felicità,

perchè dopo aver prese e spianate varie loro fortezze, tutta quella

nazione finalmente si diede per vinta, e lo stesso _Witichindo_ ed

_Abbione_ capi dei tumultuanti vennero a trovare il re nella villa di

Attignì, e quivi presero il sacro battesimo con giurar fedeltà al

vittorioso lor soggiogatore, ed osservarla dipoi: avvenimenti che

servirono alla religion cristiana per dilatarsi in quelle barbare

provincie, dove furono fondati varii vescovati e monisteri. Parimente i

Mori Saraceni, costretti da un lungo assedio, renderono ad esso re Carlo

la città di Girona; con che tutta la Catalogna, oppur buona parte d'essa

venne ad unirsi sotto il dominio dei re franchi. In questi tempi, come

consta dalle memorie dello archivio archiepiscopale di Lucca, accennate

dal Fiorentini[524] e da Cosimo della Rena[525], si trova in Lucca

_Allone_ duca, il quale in una carta scritta nell'anno presente si

sottoscrive così: _Signum manus Allonis glorioso duci, qui hanc notitiam

judicati fieri elegit_. Di questo medesimo Allone duca fa menzione

un'altra carta scritta nell'anno 782, e da un diploma di Lodovico II

imperadore, riferito dal Margarino[526], impariamo essere stato dallo

stesso duca _Allone_ fondato un monistero in Lucca, che fu poi

sottoposto a quello di s. Giulia di Brescia. Altro non è questo _Allone_

duca, se non quel medesimo che di sopra vedemmo all'anno 775, mentovato

nell'epistola cinquantesima quinta del Codice Carolino, la quale

piuttosto appartiene a questi tempi, al vedere spezialmente che ivi si

parla delle immense vittorie riportate da Carlo Magno.

In un'altra lettera del medesimo Codice, cioè nella sessantesima quinta,

attesta papa Adriano I d'aver intese le doglianze di Carlo Magno

(accennate anche nell'anno precedente), perchè dai Romani si vendessero

schiavi cristiani alla nefanda nazione de' Saraceni. Risponde il

pontefice, non essere ciò succeduto nel ducato romano, ma bensì nei

littorali dei Longobardi, sottoposti a dirittura a Carlo Magno, cioè,

per quanto si può conghietturare, nella Toscana e nel Genovesato, dove

capitavano coi lor legni i Greci, e veramente comperavano gli schiavi,

essendosi in fatti venduti non pochi ai Greci, per non morire di fame in

tempo d'una terribil carestia. Ch'egli avea mandato ordine ad _Allone_

duca di allestire quante navi potea, per pigliar quelle de' Greci e

bruciarle; ma nulla essersi eseguito da esso duca. E quantunque

mancassero navi e marinari a Roma, pure egli avea fatto dare alle fiamme

nel porto di Centocelle (oggidì Cività vecchia) le navi de' Greci, con

tener anche per molto tempo in prigione i Greci stessi. Può servir

questa lettera per farci intendere tale essere stata la fidanza di Carlo

Magno in papa Adriano, che gli dava ancora una specie di sopraintendenza

sopra l'Italia tutta, certo essendo che la Toscana, dove il duca Allone

comandava, non era dipendente dalla temporal giurisdizione del papa. Il

figurarsi alcuni che questo duca comandasse alla Toscana tutta non ha

buon fondamento, veggendosi dei duchi in altre città di quella

provincia, i quali per conseguente erano governatori di una sola città.

Trovammo di sopra _Reginaldo_ duca di Chiusi. Aggiungasi ora

_Gundibrando_ duca di Firenze in questi medesimi tempi. Ne fa menzione

papa Adriano nella lettera settantesima quarta, in cui raccomanda a

Carlo Magno il monistero di s. Ilario in Calligata o Galliata, posto in

Romagna sulle rive del fiume Bidente, a cui spettavano varii spedali

dell'Appennino destinati per alloggio ai viandanti. Aveva Gundibrando

duca occupata a quel monistero una corte, cioè un'unione di varii

poderi, situata nel distretto di Firenze: però il papa efficacemente si

raccomanda al re Carlo, perchè ordini la restituzione di tutto. Adunque

più tardi dobbiam credere seguita l'erezion della Toscana in ducato o

marca, con darsi da lì innanzi il titolo di _conte_ ai governatori di

cadauna città, e poscia di _duca_ o _marchese_ al governatore, o

sopraintendente di tutta la provincia, a cui ubbidivano i conti d'esse

città. Da uno strumento da me dato alla luce[527] ricaviamo che

nell'anno presente fioriva in Lucca _Adeltruda_ figlia di _Adelvaldo_ re

degli Anglosassoni, principe ucciso circa l'anno 756. Era essa monaca in

quella città, dove dopo le disavventure del padre s'era rifugiata.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 127 / 339 题