[518] Sigonius, de Regno Italiae, ad ann. 774.
[519] Alcuin., Epist. 42 et 93.
[520] Baluz., Capitolar., tom. 1, p. 258.
Anno di CRISTO DCCLXXXIV. Indiz. VII.
ADRIANO I papa 13.
COSTANTINO imperad. 9 e 5.
IRENE Augusta 5.
CARLO MAGNO re de' Franchi e Longobardi 11.
PIPPINO re d'Italia 4.
Potrebbe essere che nel presente anno fosse scritta l'epistola
sessantesima ottava del Codice Carolino, dalla quale apprendiamo avere
il re Carlo con sua lettera portata da _Aruino_ duca, fatta istanza a
papa _Adriano_ per avere tutti i musaici e marmi del palazzo di Ravenna,
esistenti non meno ne' pavimenti che nelle pareti. Adriano protesta che
ben volentieri tutto gli concede in ricompensa dei gran vantaggi da esso
re procacciati alla Chiesa romana. Di qui ancora apparisce l'attual
signoria e possesso del papa in Ravenna. Parlasi medesimamente d'affare
spettante a Ravenna nell'epistola ottantesima quarta. Scrive in essa il
papa d'aver ricevuti gli ordini di Carlo Magno di cacciar dalle parti di
Ravenna e della Pentapoli tutti i mercatanti veneziani; e che in
esecuzione della real sua volontà avea già spedito colà ordine
all'arcivescovo, che in qualsivoglia _territorio nostro_, e spettante
alla Chiesa di Ravenna, in cui si trovasse alcuno dei Veneziani, sieno
fatti sloggiare. Erano i Veneziani o dipendenti del greco imperadore, o
suoi collegati; e però non se ne fidava Carlo Magno[521], intento alla
conservazione del regno d'Italia. E l'aver egli comandato che fossero
scacciati dall'esarcato e dalla Pentapoli, torna a farci intendere
l'autorità di lui in quelle contrade, tuttochè signoreggiate dal romano
pontefice. Lagnasi appresso il medesimo Adriano, perchè _Garamanno_ duca
inviato da esso re Carlo, aveva occupati molti poderi della Chiesa di
Ravenna, posti _ne' nostri territorii_; e non ostante l'averlo esortato
a restituir quei beni, egli pertinacemente seguitava a ritenerli in suo
potere. Il perchè prega Carlo Magno che per amore di s. Pietro si degni
di spedir ordini, affinchè ne sia scacciato costui, e restino intatti _i
nostri territorii_ mediante la di lui regal difesa. Di questo _Garamanno
glorioso duca messo fedelissimo_ del re Carlo, è parlato anche nella
lettera sessantesima settima del Codice Carolino, con apparire ch'esso
re Carlo l'avea inviato per correggere molti abusi, e massimamente il
mercato che si faceva degli schiavi cristiani. Aggiugne che Giovanni
monaco avea avvertito esso re di non permettere che i vescovi andassero
alla guerra; abuso già introdotto in Francia; ed anch'egli il prega di
emendarlo, dovendo i vescovi attendere alle orazioni, al governo
spirituale dei popoli, e non già maneggiar armi terrene, nè vestire
l'usbergo. Finalmente parla d'una revelazione o visione vantata da esso
monaco e notificata al re, con dire d'aver veduto i cieli aperti, e la
destra di Dio, e una gran torre, e gli angeli che scendevano dal cielo,
con altre semplicità che aveano voga ne' secoli ignoranti, dei quali ora
parliamo, ma che per tali si conosce che furono giudicate e riprovate
non meno dal saggio pontefice che dal ben avveduto re Carlo. Bisognò poi
in che quest'anno ancora il medesimo re impiegasse le sue armi contra
dei Sassoni[522], perchè, secondo il loro costume, erano tornati a
ribellarsi. Entrò egli con gran potenza nelle lor terre, mettendole a
sacco; e spedì _Carlo_ suo primogenito con un altro esercito contra de'
popoli della Vestfalia, e riuscì poscia a questo giovane principe di dar
loro una rotta, ma non già di metter fine ai torbidi di quella inquieta
gente.