[502] Theoph., in Chronogr.
[503] Chronic. Moissiacens., tom. 3 Du-Chesne.
[504] Eginhardus, in Vita Caroli Magni.
[505] Alcuin., Epist. 15 ad Carolum Regem.
[506] Baron., Annal. Eccl., ad ann. 802.
[507] Bollandus, Act. Sanctor. ad diem 11 januarii.
[508] Pagius, in Critic. Baron. ad ann. 801.
[509] De Rubeis, Monument Eccl. Aquilejens. pag. 333.
[510] Monac. Sangallensis, lib. 3, cap. 1, apud Du-Chesne, tom. 2.
Annal. Franc.
Anno di CRISTO DCCLXXXII. Indizione V.
ADRIANO I papa 11.
COSTANTINO imperad. 7 e 3.
IRENE Augusta 3.
CARLO MAGNO re de' Franchi e Longobardi 9.
PIPPINO re d'Italia 2.
Aveva l'imperadrice _Irene_ nell'anno precedente fatta pace coi
Saraceni, pace al certo vergognosa, perchè si convenne di pagare un
annuo tributo a que' Barbari[511] sotto nome di regalo; ma pace
necessaria e utile alla situazione in cui si trovavano gli affari
dell'impero orientale. Spedì ella nell'anno presente un buon esercito
contra degli Sclavi ossia Schiavoni; ricuperò la città di Salonichi e la
Grecia; ed essendo penetrate le milizie della sua flotta nel
Peloponneso, o vogliam dire nella Morea, ne condussero via una gran
quantità di schiavi e di preda; segno che in essa Morea doveano allora
aver fissato piede e dominio gli Schiavoni stessi. Non fu men fortunata
per _Carlo Magno_[512] la campagna di quest'anno. Al feroce _Witichindo_
riuscì di muover di nuovo a ribellione una parte della Sassonia. Colà
accorsero le schiere franzesi, e seguì combattimento sanguinoso coi
nemici. Itovi poi in persona Carlo Magno, si vede venir pentita a' piedi
quella nazione, che gli diede in mano i ribelli, parte de' quali pagò
colla morte, ed altra coll'esilio la pena della lor ribellione.
Witichindo se ne fuggì nel paese de' Normanni, popolo delle provincie
poste al mar Baltico, cioè della Danimarca, Svezia ed altre di quelle
contrade. Erasi tenuta in questo medesimo anno dal re Carlo una dieta in
Colonia, dove comparvero gli ambasciatori di _Godefrido_ re de'
Normanni, siccome ancora quei di _Cagano_, cioè del re degli Avari ossia
degli Unni dominanti nell'Ungheria, poichè tutti veneravano e temevano
la possanza formidabile del re de' Franchi. Merita qui d'essere
rammentato, perchè fiorì in questi tempi, _Paolo Diacono_, a cui siam
non poco tenuti per la storia de' Longobardi. Senza l'aiuto suo sarebbe
restata in troppe tenebre la storia d'Italia per anni dugento. Era egli
di nazion longobarda. I suoi maggiori fissarono la stanza nel Foro di
Giulio, cioè in Cividal del Friuli, dove ancora venne egli alla luce,
per attestato di Erchemperto[513], anzi del medesimo Paolo[514]. Pare
che l'epitafio composto da Ilderico suo discepolo, il quale fu poi
abbate di Monte Casino, il faccia nato in Aquileia. Vivente il re
Rachis, Paolo fu allevato nella real corte, e studiò lettere sotto
Flaviano, grammatico di molto grido. Abbracciava allora il nome di
grammatica non solamente lo studio della lingua latina, ma anche
l'oratoria, la poesia, e la cognizione degli antichi autori latini, sì
di prosa che di verso. Servì poscia al re Desiderio di consigliere e
cancelliere, per quanto s'ha dal suddetto Erchemperto e da Leone
Ostiense[515]. Dopo la caduta di Desiderio, Paolo Diacono passò in
Francia; e poscia, forse perchè insorse qualche sospetto contra di lui,
verisimilmente si ritirò in Benevento sotto la protezione del duca
_Arigiso_, principe che per gran tempo ricusò di sottomettersi alla
signoria di Carlo Magno. Ma l'Anonimo salernitano[516] nella parte della
Storia da me data alla luce, racconta aver bensì Paolo guadagnata la
grazia di Carlo Magno, già divenuto re de' Longobardi; ma che accusato
due volte di aver voluto uccidere esso re in vendetta di Desiderio,
tante istanze fecero contra di lui i baroni del palazzo, che Carlo una
volta ordinò che gli fosse tagliata la mano; e un'altra che gli fossero
cavati gli occhi; ma che sempre pentito ne rivocò l'ordine,
contentandosi di mandarlo in esilio nell'isola di Tremiti. Di là
fuggitosene Paolo, si ricoverò alla corte del suddetto Arigiso, a cui fu
carissimo, ma specialmente ad _Adelberga_ figliuola di esso re Desiderio
e moglie di quel principe. Leone Marsicano, ossia Ostiense, copiò dal
Salernitano questo racconto. Ma l'avveduto padre Mabillone[517] prima
d'ora lo giudicò favoloso per le circostanze inverisimili che
l'accompagnano. Quel che pare non potersi negare, Paolo Diacono fu nella
corte di esso principe di Benevento, dove compose la storia dei
Longobardi e parte della storia Miscella. Poscia in Monte Casino si fece
monaco, e lavorò altri libri; e di certo abbiamo che fra Carlo Magno e
lui passò molta familiarità e corrispondenza di lettere.