NOTE:

[459] Dandulus, in Chronic., T. 12 Rer. Italic.

[460] Anastas., in Hadriani I Vit.

[461] Rer. Italic., P. II, tom. II.

Anno di CRISTO DCCLXXIII. Indiz. XI.

ADRIANO I papa 2.

COSTANTINO Copronimo imperadore 54 e 33.

LEONE IV imperadore 23.

DESIDERIO re 17.

ADELGISO re 15.

Bramoso più che mai il re Desiderio di abboccarsi con papa _Adriano_,

gli spedì _Andrea_ referendario e _Stabile_ duca, per esporgli questa

sua intenzione. Mostrossi pronto il papa a tale abboccamento o in Pavia,

o in Ravenna, Perugia e Roma, purchè precedesse la restituzione delle

città ultimamente occupate. Ma Desiderio ostinato più che mai rigettò

questa condizione, e proruppe in minacce contra di Roma, passi tutti che

obbligarono il papa a spedire per mare i suoi messi al re Carlo Magno

colla notizia di sì fatti insulti, e con implorare il suo aiuto in tanta

angustia e necessità. Desiderio, giacchè non potea muovere il papa a'

suoi voleri, si avvisò di portarsi egli in persona a parlare con lui, e

di adoperar la forza per indurlo a cedere. Mossosi pertanto da Pavia con

_Adelgiso_ suo figliuolo, coll'esercito de' Longobardi, e colla moglie e

coi figliuoli del fu re Carlomanno, s'inviò alla volta di Roma senza

precedente concerto col papa. Solamente mandò gente innanzi ad avvisarlo

della sua venuta. Adriano coraggiosamente rispose che se non veniva

prima restituito il mal tolto, indarno il re si prendeva quell'incomodo,

perchè assolutamente intendeva di non ammetterlo. Quindi per precauzione

fatte venire a Roma le soldatesche della Toscana, Campania e Perugia, e

alcune ancora delle città della Pentapoli, guernì fortemente Roma, con

trovar tutti disposti a ben difenderla. Spogliò le chiese di san Pietro

e Paolo facendo portar tutti i lor tesori entro la città, e chiudere con

grossi ferri le porte della basilica vaticana. Poscia inviò al re

Desiderio _Eustrazio_, _Andrea_ e _Teodosio_ vescovi di Albano, di

Palestrina e di Tivoli, ad intimargli una forte scomunica, s'egli osava

senza licenza sua d'entrare ne' confini del ducato romano. Era già

pervenuto Desiderio a Viterbo, e quivi intesa questa disgustosa

ambasciata, non ardì d'andare più innanzi, e con gran riverenza e

confusione ne tornò indietro. Dopo ciò arrivarono a Roma i messi di

Carlo Magno, cioè _Giorgio_ vescovo, _Gulfrado_ abbate ed _Albino_

confidente d'esso re, per chiarire, se sussisteva quanto il re Desiderio

aveva esposto allo stesso re Carlo, con volergli far credere restituite

a s. Pietro tutte le città e giustizie usurpate. Trovato falso

l'esposto, se ne tornarono in Francia, e passando da Pavia, con tutte le

loro esortazioni nulla poterono ottenere da Desiderio. Informato di ciò

il re Carlo, tornò ad inviargli de' messi, con pregarlo di soddisfare al

romano pontefice, e con promettergli anche quattordicimila soldi d'oro.

Ma Desiderio divenuto cieco nella sua malizia, e tutto ricusando,

incautamente si andava fabbricando la sua rovina. Allora Carlo Magno,

conoscendo ormai che la sola forza potea liberar da queste propotenze

Roma e la Chiesa romana, e ridondar l'uso dell'armi in proprio profitto,

unito l'esercito generale di tutta la Francia, sen venne a Genova,

risoluto di passare in Italia. Trovò che il re Desiderio accorso colla

sua armata alle Chiuse dell'Italia verso il monte Cinisio, quivi s'era

fortificato in varie maniere, per contrastargli il passo. Divise Carlo

in due l'esercito suo, e ne spedì l'una pel suddetto monte, l'altra per

monte di Giove.

Prima nondimeno di sperimentar le suo armi, tornò ad inviare messi al

Longobardo, per indurlo pacificamente alla restituzione, contentandosi

di riceverne una promessa, e tre nobili ostaggi per sicurezza della

parola. Ma ancor questi vennero indarno. S'inoltrò l'esercito franzese;

ma trovata gagliarda opposizione, già si disponeva a tornarsene

indietro, quando all'improvviso s'intese che Adelgiso figliuolo di

Desiderio e tutti i Longobardi, colti da un panico terrore aveano presa

la fuga, abbandonate le tende e l'equipaggio, senza che alcuno gli

inseguisse. Agnello ravennate[462], scrittore del secolo susseguente,

scrive che Carlo Magno fu invitato in Italia da _Leone_ arcivescovo di

Ravenna, il quale anche per mezzo di Martino suo diacono gl'insegnò il

sito e la maniera di valicar l'Alpi al dispetto de' Longobardi. Questo

si può credere un vanto de' Ravennati. Sappiam di certo che Carlo venne

invitato dal papa; non sarebbe tuttavia improbabile che anche

quell'arcivescovo fosse concorso col suo influsso a muoverlo. L'autore

poi della Cronica novaliciense[463] lasciò scritto essere stato un

buffone che scoprì ai Franchi la via per passare in Italia. Quello

scrittore si scopre un romanziere in altri racconti. Certo è bensì che

senza contrasto calò il re Carlo in Piemonte col suo fiorito esercito, e

tal timore incusse nel re Desiderio, che altro scampo non ebbe che di

ritirarsi e chiudersi nella forte città di Pavia, come appunto avea

fatto il re Astolfo, ma con esito differente da quello. Che se Godifredo

da Viterbo[464], a cui prestarono fede molti de' moderni, scrisse che a

Selva-bella seguì un fiero fatto d'armi tra i Franchi e Longobardi colla

peggio degli ultimi, laonde quel luogo prese il nome di _Mortara_, si

può, anzi si dee un tal racconto mettere al ruolo delle favole, perchè

di tanti antichi storici de' fatti di Carlo Magno, niuno conobbe, niuno

accennò questa battaglia; e se questa fosse succeduta, n'avrebbono essi

avuta contezza e fatta menzione. Restò dunque confinato a Pavia e

circondato da uno stretto assedio o blocco il re Desiderio,

probabilmente nel mese d'ottobre, come ha Anastasio[465], e non già di

giugno, come scrisse l'autore della Cronica del monistero di

Volturno[466]. Adelgiso figliuolo di Desiderio ebbe l'incombenza di

difendere Verona, città allora delle più forti del regno longobardico,

che medesimamente restò assediata dall'armi franzesi. Ma veggendo il re

Carlo, che comandava in persona la sua armata sotto Pavia, essere un

osso duro quella città, si accinse a domarla coll'ostinazion

dell'assedio, o vogliam dire del blocco; e però fatta colà venir la

regina _Ildegarda_ co' suoi figliuoli, la quale ivi gli partorì una

figlia appellata _Adelaide_, passò sotto l'assediata città le feste del

santo Natale. Intanto molte città longobardiche oltre Po si sottomisero

alla potenza de' Franchi. Per attestato del Fiorentini[467] e di Cosimo

della Rena[468], in una carta del giugno di quest'anno si trova nominato

_Tachiperto_ duca, cioè governatore, nella città di _Lucca_. Ma che

questi reggesse la Toscana tutta non apparisce da memoria alcuna.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 115 / 339 题