NOTE:

[456] Eginhardus, in Vita Caroli Magni.

[457] Anastas. in Stephani III Vita.

[458] Theoph., in Chronogr.

Anno di CRISTO DCCLXXII. Indizione X.

ADRIANO I papa 1.

COSTANTINO Copronimo imperadore 53 e 32.

LEONE IV imperadore 22.

DESIDERIO re 16.

ADELGISO re 14.

Diede fine a' suoi giorni in questo anno nel principio di febbraio papa

_Stefano III_, in cui luogo fu eletto _Adriano I_, figliuolo di Teodolo

console e duca, distinto allora per le sue virtù, e che poi riuscì un

insigne pontefice; ed appena eletto richiamò alcuni che alla morte di

papa Stefano erano stati mandati in esilio. Lasciò scritto Andrea

Dandolo[459] che in questi tempi il re de' Longobardi _personalmente e

realmente_ affliggeva il clero e popolo dell'Istria, e tirava quei

vescovi sotto l'ordinazione del patriarca di Aquileia, quando, secondo i

canoni, essi erano della dipendenza del patriarca di Grado. Era ricorso

_Giovanni_ patriarca gradense per aiuto a Stefano III papa, e rapporta

esso Dandolo una lettera consolatoria d'esso pontefice a quel patriarca.

Scrisse anche ai vescovi il papa, ma non ne cavò profitto alcuno, stando

essi costanti nell'unione co' Longobardi. Questo enorme pregiudizio

inferito alla Chiesa di Grado, e l'intollerabil prepotenza de'

Longobardi nell'Istria, mosse dipoi _Maurizio_ doge di Venezia, già

creato console imperiale, a spedire a Roma Magno prete archivista, e

Costantino tribuno, per ottenere rimedii più efficaci in favore del

patriarca gradense; ma sopravvenuta la morte di papa Stefano, restò per

allora senza effetto la loro spedizione. Ora saputasi dal re Desiderio

l'esaltazione di _Adriano_ al trono pontificio, non fu egli lento ad

inviargli un'ambasceria[460], composta da _Teodicio_ duca di Spoleti, da

_Tunone_ duca di Ebora Regia (_Eboregia_ credo io che s'abbia quivi a

leggere, cioè _Ivrea_) e da Prandolo suo guardarobiere, per confermare

la buona pace ed amicizia fra loro. Adriano domandò agli ambasciatori

qual fidanza si potesse avere di un principe, il quale sopra il corpo di

s. Pietro s'era impegnato con giuramento sotto il suo predecessore

Stefano di fare le giustizie di s. Pietro, e mai non aveva attenuta

parola? anzi per sua suggestione aveva esso papa fatto cavar gli occhi a

Cristoforo e Sergio primati della Chiesa. Aggiunse ancora la risposta

data da Desiderio ai messi di papa Stefano, che aveano fatta dappoi

istanza per le suddette giustizie. L'abbiam veduta di sopra questa

risposta. Dappoichè Sergio secondicerio restò privato della luce degli

occhi, per quanto abbiam precedentemente detto, fu lasciato in prigione.

Otto giorni prima che morisse papa Stefano III, Paolo Afiarta e Calvolo,

camerieri d'esso pontefice, Gregorio difensore regionario, e Giovanni

fratello del medesimo papa, il presero, e mandatolo ad Anagni, quivi il

fecero ammazzare. Ora papa Adriano avendo subodorato che Paolo suddetto

era stato autore di questo assassinio, segretamente fece sapere a

_Leone_ arcivescovo di Ravenna, che mentre costui se ne tornava da

Pavia, dove era stato inviato per pubblici affari, gli facesse mettere

le mani addosso, e il cacciasse in prigione. Ciò fu eseguito; e formato

in Roma il processo, il pontefice Adriano per le istanze de' primati

della Chiesa e degli uffiziali della milizia, fece anche prendere

Calvolo e gli uomini che avevano ucciso Sergio, e processati che furono

dal prefetto di Roma, li mandò in esilio a Costantinopoli. Spedì poscia

il processo a Ravenna perchè su quello venisse esaminato Paolo Afiarta,

il quale davanti al consolare di Ravenna confessò il delitto. Tuttavia

desiderando papa Adriano di salvar la vita ad esso Paolo, formò a

_Costantino e Leone Augusti e grandi imperadori_ una relazione della

morte inferita al cieco Sergio, _deprecans eorum imperialem clementiam,

ut ad emendationem tanti reatus, ipsum Paulum suscipi, et in ipsis

Graeciae partibus in exilio mancipatum retineri praecepissent_. Queste

parole di Anastasio hanno servito a Pietro de Marca, insigne letterato

ed arcivescovo di Parigi, per credere che il pontefice signoreggiasse

bensì in questi tempi in Roma, ma con dipendenza tuttavia dalla

sovranità de' greci Augusti. Certamente non si sa intendere tanta

familiarità e confidenza de' papi coi greci Augusti, quando avessero

tolta loro tutta la signoria di Roma. Merita a questo proposito d'essere

anche osservata la data d'una bolla del medesimo papa Adriano in favore

del monistero di Farfa[461], cioè _Dat. X. kal. maji imperantibus domno

nostro piissimo Augusto Constantino, a Deo coronato, magno imperatore,

anno LIII, et post consulatum ejus anno XXXIII, sed et Leone magno

imperadore, ejus filio anno XXI, Indictione X._ Quel _domno nostro_

serve ad avvalorare l'opinione suddetta.

Mandò poscia papa Adriano ordine a Leone arcivescovo di Ravenna, che

inviasse Paolo Afiarta in esilio per via di Venezia a Costantinopoli,

accompagnato dalla relazione antedetta; ma Leone si scusò di farlo, con

rispondere al papa che non tornava il conto a spedire Paolo colà, perchè

avendo il re Desiderio prigione un figliuolo di Maurizio duca di

Venezia, questi per riavere esso figliuolo avrebbe potuto cambiarlo con

Paolo. Coll'occasione poi che Adriano ebbe da inviare a Desiderio un suo

messo, cioè Gregorio sacellario, gli diede commissione di protestare in

passando, ed ordinare per parte sua all'arcivescovo di Ravenna e a que'

cittadini, che Paolo rimanesse sano e salvo: ordine mal eseguito, perchè

nel suo ritorno a Ravenna Gregorio trovò che il prefato Paolo era stato

levato di vita. Prima ancora che succedessero questi fatti, cioè non per

anche passati due mesi dopo l'assunzione di Adriano alla cattedra

pontificia, per attestato di Anastasio bibliotecario, il re Desiderio

occupò la città di Faenza, il ducato di Ferrara e Comacchio, luoghi

tutti donati dal re Pippino e dai due suoi figliuoli a s. Pietro. Con

qual pretesto non è chiaro, se non che si sa avere il papa inviate

lettere di buon inchiostro a Desiderio per esortarlo alla restituzione.

La risposta sua fu che nol farebbe, se prima non seguisse un

abboccamento del papa con esso lui. Il motivo di questo congresso era

per indurre il santo padre ad ungere e riconoscere per re i figliuoli

del re _Carlomanno_, che si erano rifugiati sotto il suo patrocinio. Ma

il pontefice Adriano, a cui premeva forte di non disgustare _Carlo

Magno_, sostegno unico suo quaggiù per gl'interessi suoi temporali, si

guardò ben dall'acconsentire ai disegni del Longobardo. Ora tra questa

negativa e la carcerazione e morte di Paolo Afiarta, partigiano suo,

Desiderio probabilmente montato in collera, si diede a molestare ed

occupare gli stati della Chiesa romana. Non gli bastò d'aver tolto

all'esarcato i luoghi sopra espressi; spinse ancora un esercito più

avanti con entrare ne' confini di Sinigaglia, Montefeltro, Urbino,

Gubbio, dove furono commessi molti incendii, saccheggi ed omicidii. E

questo specialmente avvenne in Blera nella Toscana romana, dove uccisero

i principali di quella terra. Giunsero anche i Longobardi ne' confini di

Roma stessa, e si impossessarono del castello d'Utricoli. All'udir

questi fatti, chi cercasse delicatezza di coscienza e prudenza nel re

Desiderio, non la troverebbe. Perciocchè dell'un canto non apparisce

alcun giusto motivo di cotal invasione, e dall'altro doveva esso re aver

dimenticato ciò che era avvenuto sotto Astolfo suo predecessore,

gastigato dal re Pippino, e che poteva a lui accadere anche di peggio

dalla potenza di Carlo Magno, difensore della Chiesa romana, e principe

giovane voglioso d'accrescere i suoi stati, ed anche malcontento di lui,

per aver ricettati i nipoti figliuoli di Carlomanno. In questi tempi

diede principio esso re Carlo alla guerra contra de' Sassoni, popolo

pagano, popolo che s'era avvezzato a non voler più riconoscere la

sovranità dei re franchi. Carlo Magno non era principe da voler

trascurare alcuno dei diritti de' suoi predecessori, e ardeva più che

gli altri di voglia d'ingrandire la sua per altro vastissima monarchia.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 114 / 339 题