NOTE:

[451] Anastas. Bibliothec., in Hadriani I Vita.

[452] Annales Veter. Francorum.

[453] Agnell., Vit. Episcopor. Ravennat., P. I, tom. 2 Rer. Ital.

[454] Rer. Ital., P. I, tom. 2.

[455] Collectio nova veter. Inscription., p. 1857.

Anno di CRISTO DCCLXXI. Indizione IX.

STEFANO III, papa 4.

COSTANTINO Copronimo imperadore 52 e 31.

LEONE IV imperadore 21.

DESIDERIO re 15.

ADELGISO re 13.

Cominciò in quest'anno a sconcertarsi non poco la buona corrispondenza

del re _Carlo Magno_ con _Desiderio_ re dei Longobardi, perchè Carlo,

dopo aver tenuta la di lui figliuola per moglie, in questo anno la

ripudiò, e rimandolla al padre. Eginardo[456], autore contemporaneo e

ben informato delle azioni d'esso Carlo, confessa di non averne saputo

il motivo; e però non si può molto fidare del monaco Sangallense, che

scrisse un secolo dappoi, e abbonda di favole, allorchè attribuisce la

cagione all'essere stata quella principessa di cattiva sanità ed inabile

a far figliuoli. Se ciò fosse stato, l'avrebbe anche saputo Eginardo,

notaio allora del medesimo re. Si potrebbe pensare che finalmente

accortosi questo principe dell'illecito suo matrimonio colla figliuola

del re Desiderio, perchè contratto vivente ancora la prima moglie, e

cotanto riprovato dal romano pontefice, perciò se ne separasse. Ma è da

avvertire che niuno de' tanti che scrissero delle azioni di Carlo Magno,

il riconobbe ammogliato, allorchè prese la figliuola di Desiderio. Ci

vien questa particolarità dalla sola lettera quadragesimaquinta del

Codice Carolino, che per altri capi patisce delle difficoltà. E

s'aggiunga poi, che gli stessi Francesi di quei tempi riguardarono come

incestuose le nozze di Carlo Magno con Ildegarda, da lui presa dopo il

ripudio fatto della longobarda: segno che giudicarono legittimo e non

dissolubile il matrimonio di questa, ed insieme indizio che esso Carlo

fosse non coniugato, ma libero, quando con essa s'accoppiò. Ne abbiamo

la prova nella vita di sant'Adalardo abbate di Corbeia, cugino di esso

Carlo Magno, scritta da Pascasio Radberto. _Factum est_ (così scrive

quell'autore) _quum idem imperator Carolus Desideratam_ (hanno creduto

alcuni tale essere stato il nome di quella principessa, e non già

_Berta_ o _Ermengarda_, come altri hanno immaginato) _Desiderii regis

Italorum filiam repudiaret quam sibi dudum etiam quorumdam Francorum

juramentis petierat in conjugium; ut nullo negotio beatus senex_ (cioè

Adalardo) _persuaderi posset, dum esset adhuc tiro palatii, ut ei, quam

vivente illa rex acceperat, aliquo communicaret servitutis obsequio. Sed

culpabat modis omnibus tale connubium, et gemebat puer beatae indolis,

quod et nonnulli Francorum eo essent perjuri, atque rex inclito uteretur

thoro, propria sine aliquo crimine repulsa uxore. Quo nimio zelo

succensus elegit plus saeculum relinquere adhuc puer, quam talibus

admisceri negotiis_. S'inganna forte chi è stato d'avviso che il

culpabat tale connubium voglia dire che Adalardo riprovava il matrimonio

di Carlo colla figliuola di Desiderio. Chiara cosa è che quel santo

giovane non sapeva sofferire il matrimonio di lui con _Ildegarda_,

sposata dopo il ripudio della longobarda, considerato da lui per

illecito, perchè contratto vivente la legittima moglie longobarda da lui

ripudiata _sine aliquo crimine_. Potea ben sapere queste particolarità

Pascasio Radberto, siccome quegli che fu discepolo di santo Adalardo, e

conversò molto con lui. Perciò si scuopre per immaginazione de' secoli

moderni il dire che il romano Pontefice sciolse il matrimonio della

longobarda, perchè non era consumato: e sempre più ci vien somministrato

motivo di dubitare della lettera quadragesimaquinta del Codice Carolino,

in cui papa Stefano ci rappresenta Carlo Magno ammogliato, allorchè era

per prendere la figliuola del re longobardo. Se ciò fosse stato, non

avrebbe creduto Adalardo legittima moglie d'esso re Carlo _Desiderata_,

nè avrebbe tenuto per illecito il susseguito matrimonio con _Ildegarda_.

Ma chi sa che fin d'allora il suddetto re Carlo non cominciasse i

negoziati per far suo il regno dei Longobardi, siccome seguì da lì a non

molto?

Per altro verso cangiarono molto di faccia in quest'anno gli affari

della Francia, imperocchè nel dì 5 di dicembre mancò improvvisamente di

vita il re _Carlomanno_, con lasciare dopo di sè due piccoli figliuoli

maschi, il maggiore dei quali portò il nome di _Pippino_, senza sapersi

il nome dell'altro. Si fece tosto innanzi il re Carlo alla selva

Ardenna, e tirati nel suo partito molti de' vescovi, conti e primati del

regno d'esso suo fratello, se ne mise in possesso, e si fece ugnere re

di quegli stati: con che tutta la Gallia e la maggior parte della

Germania venne ad unirsi sotto di lui solo, e a formare una formidabil

potenza, maggiore che a' tempi di Pippino, perchè s'era aggiunta a

questo amplissimo dominio anche l'Aquitania e la Guascogna. La regina

_Gilberga_, vedova di Carlomanno, veduto questo bel tiro del re Carlo

suo cognato, per timore ch'egli non mettesse le mani addosso ai suoi

figliuolini, e con farli cherici non li privasse della speranza

dell'eredità paterna, se ne fuggì in Italia, e ricoverossi sotto la

protezione del re Desiderio, con influir poi, senza pensarvi, alla di

lui rovina. Passano gli scrittori franzesi con disinvoltura quest'azione

di Carlo Magno, come se fosse cosa da nulla l'avere usurpato a' suoi

nipoti un regno, che per tutte le leggi divine ed umane era loro dovuto,

con avergli anche dipoi perseguitati. Ma la venerazione che si dee alla

verità, più che a Carlo Magno, vuol bene che noi riguardiamo come un

effetto della smoderata sua ambizione l'aver trattato così i principi

suoi nipoti. Certo per azioni tali egli non si acquistò nè meritò il

titolo di Grande, giacchè niuna buona ragione ci si presenta per iscusar

lo spoglio fatto a que' principi pupilli e sì stretti a lui per vincoli

di sangue. Seguitò fino al presente anno _Michele_ usurpatore della

Chiesa di Ravenna a tenerla con braccio forte. Anastasio[457], o

chiunque scrisse la vita di Stefano III, scrive che costui si sosteneva

coll'appoggio di Desiderio re de' Longobardi, e che, per guadagnarsi la

di lui protezione, spogliò di tutti gli ornamenti preziosi quella

Chiesa, e ne fece a lui un regalo. Gli mandò il pontefice più lettere e

messaggeri per indurlo a desistere da questi sacrilegii; ma egli più che

mai costante teneva occupata quella cattedra. Finalmente venuti

gl'inviati di Carlo re di Francia, ed insieme con quei del papa arrivati

a Ravenna, tanto dissero e fecero, che que' cittadini, preso il suddetto

Michele, l'inviarono ben legato a Roma. Dopo di che tornarono ad

eleggere per arcivescovo _Leone_, il quale dovea essere stato rimesso in

libertà, ed incontanente col suo clero si portò a Roma, dove ricevette

dal papa la consecrazione, ed ebbe il pacifico possesso della sua

Chiesa. Ma fa ancora questo fatto intendere che poca forza dovea avere

in questi tempi il romano pontefice nella città di Ravenna e in Roma,

dacchè abbiam veduto esercitati senza riguardo alcuno a lui gli atti

suddetti. Abbiamo poi da Teofane[458] che _Irene_, moglie di _Leone IV_

Augusto, diede alla luce _Costantino_, che fu poscia imperadore, e del

quale avremo occasion di parlare andando innanzi.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 113 / 339 题