[444] Anastas., in Vit. Stephani III Papae.
Anno di CRISTO DCCLXVIII. Indizione VI.
STEFANO III papa 1.
COSTANTINO Copronimo imperadore 49 e 28.
LEONE IV imperadore 18.
DESIDERIO re 12.
ADELGISO re 10.
Tenne il sacrilego _Costantino_ occupata la sedia di san Pietro per lo
spazio di un anno e di un mese, nel qual tempo fece anche varie
ordinazioni di diaconi, preti e vescovi. Come si liberasse da questo
obbrobrio la Chiesa e città di Roma, lo abbiamo da Anastasio
bibliotecario[445]. Non potendo più sofferire Cristoforo primicerio e
Sergio sacellario, ossia sagrestano, suo figliuolo, di mirar nella
cattedra pontificia lo scomunicato usurpatore, finsero di volersi far
monaci, e con tal pretesto ottennero da Costantino di poter uscire di
Roma. Furono essi a trovar _Teodicio_ duca di Spoleti, con pregarlo di
condurli a Pavia e di presentarli al re Desiderio. Così fu fatto, ed
essi supplicarono il re di volere dar mano, affinchè si togliesse dalla
Chiesa di Dio sì fatto scandalo. Ciò che poi succedette, porge a noi
sufficiente indizio che il re volentieri concorresse a questa bell'opera
e permettesse o desse impulso ai Longobardi del ducato di Spoleti per
unirsi coi due suddetti uffiziali primarii della Chiesa romana, i quali
con una gran brigata di Longobardi armati, presi da Rieti, da Forcona e
da altri luoghi del ducato di Spoleti, nella sera del dì 28 di luglio
occuparono il ponte Salario, e nel giorno appresso, per intelligenza che
avevano entro la città di Roma, si fecero padroni della porta di san
Pancrazio. Venuto alle mani con essi Totone fratello dell'usurpatore,
restò ucciso. Passivo, altro di lui fratello, e lo stesso Costantino
falso papa, veggendo la mal parata, si rifugiarono nella basilica
lateranense, e quivi si serrarono nella cappella di san Cesario, finchè,
venuti i capi della milizia romana, li fecero uscir sotto la fede. Nella
seguente domenica Valdiperto prete, senza saputa di Cristoforo e di
Sergio, congregati alcuni della sua fazione, e andato al monistero di
san Vito, ne cavò _Filippo_ prete, e condottolo al Laterano, quivi il
fece eleggere papa, e dar la benedizione al popolo, con tenere poi seco
a pranzo i primati del clero e della milizia, come era il costume degli
altri papi. Ma ciò saputo da Cristoforo, tutto ardente di sdegno giurò
che non uscirebbe di Roma, se prima Filippo non fosse cacciato fuori di
san Giovanni. Laonde i Romani a contemplazione di lui fecero sloggiare
Filippo, che umilmente se ne tornò al suo monistero. Nel giorno seguente
dal suddetto Cristoforo fatti ragunare i capi del clero e della milizia,
e tutto l'esercito e popolo romano, dopo maturo scrutinio fu
concordemente eletto papa _Stefano_ prete di santa Cecilia, _terzo_ di
questo nome fra i romani pontefici. Fu egli consecrato a dì 7 d'agosto.
Non si quetarono per questo i torbidi di Roma, perchè alcuni scellerati
insorsero contra di Costantino dianzi falso papa, e di Passivo suo
fratello, e di Teodoro vescovo, e di Gracile tribuno complice d'esso
Costantino, con cavar loro gli occhi, ed esercitar altre crudeltà. Non
finì la faccenda, che fecero il medesimo trattamento a Valdiperto prete
longobardo, quantunque avesse cooperato alla deposizione di Costantino,
per sospetto ch'egli nudrisse intelligenza con _Teodicio_ duca di
Spoleti affine di sorprendere la città di Roma. In mezzo a questi
sconcerti papa _Stefano III_ ebbe ricorso a _Pippino_ re di Francia, e
ai suoi due figliuoli, patrizii de' Romani, con inviar loro Sergio
secondicerio, e pregarli di spedire a Roma dei vescovi ben pratici delle
divine lettere e dei canoni, per togliere affatto gli errori prodotti
dall'usurpator Costantino. Ma Sergio arrivato in Francia, trovò che
_Pippino_ avea già terminata la carriera dei suoi giorni. Questo
glorioso principe, dopo aver felicemente compiuta la lunga guerra
mantenuta nell'Aquitania contra di _Guaifario_ duca di quella contrada,
il quale finalmente restò ucciso dai suoi, venne a morte nel dì 24 di
settembre dell'anno presente, con lasciare suoi successori _Carlo_,
appellato poscia _Magno_, ch'era allora in età di ventisei anni, e
_Carlomanno_ suo fratello. Da una delle appendici di Fredegario
impariamo che egli in sua vita avea diviso i regni fra i suddetti suoi
due figliuoli, già dichiarati re nell'anno 754. Toccò a _Carlo_ il regno
d'Austrasia, che abbracciava le Provincie poste al Reno, colla Sassonia,
Baviera, Turingia, ec. A _Carlomanno_ toccò la Borgogna, la Provenza, la
Linguadoca, l'Alsazia e l'Alemagna, cioè la Svevia. Amendue di nuovo
colla sacra unzione nel dì 9 di ottobre riceverono la corona regale, il
primo a Noyon, e l'altro in Soissons. Soddisfecero essi alle premure del
novello papa con inviare a Roma una mano di vescovi per assistere al
disegnato concilio.