[435] Rer. Italic., P. II, tom. II.
Anno di CRISTO DCCLXI. Indizione XIV.
PAOLO I papa 5.
COSTANTINO Copronimo imperadore 42 e 21.
LEONE IV imperadore 11.
DESIDERIO re 5.
ADELGISO re 3.
Sembra che fossero già quetati tutti i litigii fra il pontefice _Paolo
I_ e _Desiderio_ re de' Longobardi, e dall'una e dall'altra parte
seguita la restituzione dei patrimonii e d'altri diritti. Ma non si
provava già la stessa quiete e pace dalla parte de' Greci, a' quali
stava nel cuore la doglia del perduto esarcato, e la brama di
ricuperarlo. Perciò probabilmente appartiene all'anno presente la
lettera ventottesima del Codice Carolino, con cui esso papa notifica al
re Pippino, patrizio de' Romani, d'essergli stata inviata da _Sergio_
arcivescovo di Ravenna una lettera scritta da Leone ministro imperiale
alla provincia di Ravenna, con esortar que' popoli a tornare sotto
l'ubbidienza dell'imperador suo padrone. Però prega esso re dei Franchi
di voler ordinare al re Desiderio, che, occorrendo il bisogno, porga
aiuto alle città di Ravenna e della Pentapoli, per resistere ai
tentativi dei Greci. Parimente nell'epistola trentesima, che pare
scritta in questo medesimo anno dal suddetto papa, si legge aver Pippino
raccomandato ad esso pontefice di camminar con buona concordia e pace
col re Desiderio: il che promette lo stesso pontefice di fare, ogni
qualvolta Desiderio continui nell'amore e nella buona fede promessa
verso la Sede apostolica. Anzi soggiugne, essere già stabilito che segua
un abboccamento fra di loro in Ravenna, per trattare d'affari utili alla
Chiesa, e delle maniere di opporsi alle malizie de' Greci, più che mai
ansanti di ricuperar quella contrada. Se seguisse poi di fatto questo
abboccamento, noi nol sappiamo. Truovansi replicati questi sentimenti
nell'epistola trentesimaterza del medesimo papa Paolo. Riferisce in
quest'anno il cardinal Baronio una Bolla del soprammentovato papa Paolo,
conceduta al monistero da lui fondato in onore di s. Stefano I papa e
martire, e di san Silvestro papa, il cui corpo si dice trasferito colà:
notizia che non s'accorda colla Bolla primordiale della badia
nonantolana, di cui fu fatta menzione all'anno 755. Le note cronologiche
son queste: _Datum IV nonas junii, imperante domino Constantino Augusto,
a Deo coronato magno imperatore, anno quadragesimoprimo, ex quo cum
patre regnare coepit, et post consulatum ejus anno vicesimoprimo,
indictione decimaquarta. Se crediamo al padre Pagi, si ha da scrivere
anno quadragesimoprimo, et post consulatum ejus anno XX_. Ma potrebbe
anche darsi che l'errore fosse non già in quella Bolla, ma bensì nei
conti del padre Pagi. E noi intanto miriamo continuarsi ne' pubblici
documenti romani la menzione dell'imperadore: il che soleva essere
indizio della continuata sovranità.
Anno di CRISTO DCCLXII. Indizione XV.
PAOLO I papa 6.
COSTANTINO Copronimo imperadore 45 e 22.
LEONE IV imperadore 12.
DESIDERIO re 6.
ADELGISO re 4.
Leggesi nel Codice Carolino una Bolla di papa _Paolo_, sotto nome di
epistola duodecima, in cui concede al re _Pippino_ il monistero di san
Silvestro, posto nel monte Soratte, con tre altri monisteri da quello
dipendenti, cioè di santo Stefano martire, di santo Andrea apostolo e di
san Vittore, _a praesenti quintadecima Indictione_, per sostentamento
de' pellegrini, de' poveri e de' monaci. Perchè _Carlomanno_ fratello di
esso re Pippino avea qui professata la vita monastica, e, quel che è
più, era stato fondatore di quel monistero, si può credere che il re
desiderasse d'averlo in suo dominio, ossia sotto la sua protezione e
cura, per benefizio ancora del medesimo sacro luogo. Forse ancora
nell'anno presente (se pur non fu nell'antecedente) scrisse il medesimo
pontefice al re Pippino la lettera trigesima quarta del Codice Carolino,
con dargli ragguaglio di avere da buona parte ricevuto avviso, come i
Greci, nemici della Chiesa di Dio e della vera fede, meditavano in buona
forma di venire ostilmente contra di esso papa e contra di Ravenna, ed
esser eglino in movimento per questa impresa. Perciò efficacemente il
prega di spedire un inviato al re Desiderio, con raccomandargli di
porgere un gagliardo soccorso, qualora venissero ad effetto cotali
minacce, e di pregarlo che comandi ai popoli di _Benevento, Spoleti e
Toscana_, confinanti al ducato romano, di accorrere, bisognando, in
aiuto di lui. Certamente pare che que' duchi si fossero suggettati al
dominio di Pippino, e che ciò si ricavi ancora dall'epistola
quindicesima del Codice Carolino. Basta almeno questa notizia per
convincere d'insussistenza la narrativa di Leone Ostiense, che stimò
compreso nella donazion di Pippino i ducati di Benevento e Spoleti,
siccome abbiam detto di sopra. Era in questi tempi impegnato il re
Pippino in una scabrosa guerra contro di _Guaifario_ duca di Aquitania,
la quale, cominciata nell'anno 760, durò sino all'anno 768, e terminò
colla morte di quel duca. All'incontro, l'imperador Costantino seguitava
a perseguitar le sacre immagini, e chiunque le difendeva e onorava, e
specialmente i monaci, con giugnere a proibire che alcuno abbracciasse
il santo loro istituto. Ci fa sapere Anastasio[436] che lo zelante papa
_Paolo_ spedì più messi con lettere esortatorie agl'imperadori
_Costantino_ e Leone, acciocchè rimettessero in onore esse sacre
immagini, e desistessero dall'odio contra delle medesime e de' loro
veneratori. Ma frustranei furono tutti questi passi. E qui ben
s'intende, come fra il romano pontefice e la corte cesarea seguissero sì
fatti negoziati, senza che apparisca dalle memorie antiche che i Greci
Augusti facessero doglianza alcuna pel dominio di Roma, quando sia vero
che ne fossero stati esclusi e privati, come vien supposto da molti.
Consta che la facevano per l'esarcato; ma nulla mai si parla di Roma.