NOTE:

[429] Codex Carolinus, Epistol. 6.

[430] Chron. Farfense, P. II. T. II Rer. Ital.

[431] Leo Ostiensis, Chron. Casinens. l. 1, c. 8.

[432] Agnell., Vit. Episcopor. Ravennat. P. I. Tom. II Rer. Italic.

Anno di CRISTO DCCLVIII. Indizione XI.

PAOLO I papa 2.

COSTANTINO Copronimo imperatore 39 e 18.

LEONE IV imperadore 8.

DESIDERIO re 2.

Dimenticò ben presto il re _Desiderio_ i benefizii ricevuti da papa

_Stefano II_, e le promesse da lui fatte di restituire interamente alla

Chiesa romana quanto era stato occupato da' suoi predecessori al greco

Augusto. Perciò papa _Paolo_ per questi affari fervorosamente scrisse al

re _Pippino_ nella lettera decimaquinta del Codice Carolino che

comincia: _Quotiens perspicua_. Questa lettera dal padre Pagi fu creduta

spettante all'anno precedente: io la stimo inviata nel presente. Da essa

impariamo alcune particolarità di molta importanza. Cioè, che mentre fu

l'ultimo assedio di Pavia, oppure nell'interregno dopo la morte del re

Astolfo, i duchi di Spoleti e di Benevento _se sub vestra a Deo servata

potestate contulerunt_: il che in buon linguaggio vuol dire che s'erano

ribellati al re, ossia regno longobardico, e messi sotto la protezione,

anzi sotto la sovranità del re di Francia, comparendo anche da ciò

l'insussistenza della donazione di que' ducati alla Chiesa romana, che

nel secolo XI fu immaginata, oppure interpolata. Ora il re Desiderio

altamente sdegnato contra di quei duchi, nell'anno presente si mosse

coll'esercito per castigarli. Abbiamo dalla lettera suddetta ch'egli

passò per le città della Pentapoli, cioè per Rimini, Fano, Pesaro, ec,

consumando col ferro e col fuoco i raccolti e le sostanze di quegli

abitanti. Altrettanto fece appresso ne' ducati di Spoleti e di Benevento

_ad magnum spretum regni vestri_, perchè que' duchi si erano dati al re

Pippino. Mise Desiderio in prigione _Alboino_ duca di Spoleti e molti di

que' baroni. E di là passato nel ducato di Benevento, tal terrore vi

portò, che _Liutprando_ duca di quel vasto paese si rifugiò nella città

d'Otranto. Non avendolo potuto far uscire di là, il re Desiderio creò un

altro duca di Benevento, cioè _Arichis_, ossia _Arigiso_, secondo di

questo nome. Osservò Camillo Pellegrini[433] che il governo del suddetto

duca Liutprando in Benevento si truova continuato fino al febbraio del

presente anno: il che ci fa conoscere doversi riferire a questo medesimo

anno, e non già all'antecedente, la lettera di papa Paolo I

soprammentovata. Aggiunge dipoi esso pontefice che il re Desiderio avea

chiamato a sè da Napoli _Giorgio_ silenziario, ossia segretario, quel

medesimo ministro imperiale che poco prima era tornato di Francia, e

trattato con lui per indurre l'imperadore ad inviare un potente esercito

in Italia, con promessa di seco unir le sue armi per fargli ricuperare

la città di Ravenna. Che inoltre era convenuto fra loro che la flotta

delle navi di Sicilia venisse all'assedio di Otranto, colla quale di

concerto coi Longobardi si potesse obbligar quella città alla resa, con

patto di cederla all'imperadore, purchè Desiderio avesse in mano il duca

Liutprando col suo balio. Dopo tali imprese e maneggi, seguita a dire il

papa, che essendo venuto il re Desiderio a Roma, in un abboccamento

avuto con lui l'avea scongiurato di restituire le città d'Imola,

Bologna, Osimo ed Ancona a san Pietro, secondo le promesse

antecedentemente da lui fatte. Ma che egli tergiversando avea fatta

istanza di riaver prima gli ostaggi longobardi che erano in Francia;

dopo di che avrebbe adempiuto quanto avea promesso. Perciò il papa si

raccomanda a Pippino, acciocchè con braccio forte insista appresso il re

longobardo per fargli mantener la parola, con avvisarlo ancora d'avergli

trasmessa altra lettera di tenor differente a petizione del re

Desiderio, dove il pregava di rendere gli ostaggi e di aver pace con

lui; ma che si guardasse però dal renderli, finchè non fosse seguita la

total restituzione delle città suddette. Questa lettera è la vigesima

nona del Codice Carolino. Quindi apparisce qual fosse il disparere tra

il papa e il re Desiderio, cadaun di loro pretendendo di aver la

preminenza nell'esecuzione de' patti.

Probabilmente ancora in quest'anno il pontefice Paolo scrisse al re

Pippino la lettera vigesima quarta, che comincia _A Deo institutae_, in

cui l'avvisa d'avere inteso da più parti che sei patrizii imperiali con

trecento legni e con lo stuolo delle navi di Sicilia venivano da

Costantinopoli verso Roma, senza che si sapesse il loro disegno, se non

che voce correva che fossero incamminati verso la Francia. Motivo abbiam

di maravigliarci come il papa, trattandosi di venire a Roma una sì

potente flotta, non ne mostri apprensione alcuna, quando tanta ne mostra

altrove per le minacce dei Greci contro di Ravenna. S'egli al dispetto

dell'imperadore, come suppongono alcuni, signoreggiava in Roma, perchè

non temere di quella visita? Seguita a dire il pontefice di aver

trattato col re Desiderio per ottenere _le giustizie dei Romani_ da

tutte le città de' Longobardi, cioè i patrimonii ed allodiali spettanti

in esse alla Chiesa Romana e ai particolari; ma esigere da Desiderio che

nello stesso tempo dalla parte de' Romani fosse fatta giustizia ai

Longobardi; e che mentre una città longobarda restituisse l'occupato,

anche un'altra dei Romani scambievolmente soddisfacesse al suo dovere.

Incagliato per questi puntigli l'affare, Desiderio avea fatto delle

scorrerie nelle terre dei Romani, ed inviato al papa delle gravi

minacce. In quest'anno, prima che terminasse il secondo del suo regno,

tengono alcuni che il re Desiderio dichiarasse suo collega nel regno e

re il suo figliuolo _Adelchis_, ossia _Adelgiso_. I miei sospetti sono

che all'anno seguente piuttosto appartenga tal promozione. Buona parte

dei documenti che restano di quei regnanti ci fan conoscere che l'epoca

del padre precede di due anni quella del figliuolo, e in altre carte di

tre. Nell'archivio dell'arcivescovo di Lucca è scritto uno strumento con

queste note: _Anno Domni Desiderii primo, kal. januaria, Indictione

undecima_, cioè nell'anno presente 758: il che può indicare che

nell'anno precedente 757 avesse principio l'anno primo dell'epoca di

Desiderio, durante tuttavia nel dì primo di gennaio di quest'anno. Quivi

pure se ne conserva un altro colle note: _Regnante D. N. Desiderio, et

Adelchis regibus, anno regni eorum undecimo et nono, undecimus dies

kalendas martii_s. In un'altra carta si legge: _Regnante D. N. Desiderio

rege, et filio ejus D. N. Adelchis anno regni eorum quartodecimo, et

duodecimo, quarto kal. octobris, Indict. IX_, cioè nel 770. In un'altra

abbiamo stipulato uno strumento nell'_anno X di Desiderio re, e VII del

re Adelchis, nel dì primo di luglio_, correndo _l'Indizione quarta_,

cioè nell'anno 766. Un altro fu scritto nell'_anno VIII di Desiderio, e

V di Adelchis, nel mese di maggio nell'Indizione II_, cioè nell'anno

764. Un altro nell'_anno IX del re Desiderio, e VI di Adelchis, nel mese

di maggio, Indizione III_, cioè nell'anno 765. Così nell'archivio di san

Zenone di Verona si vede una carta scritta _regnante domno nostro

Desiderio, et filio ejus Adelchis, etc. annis duodecimo, et nono, die

vincesima martii, per Indictione sexta_, cioè nell'anno 768. E

nell'archivio del monistero di sant'Ambrosio di Milano un'altra ne ho

veduta scritta _anno domno Desiderio et Adelchis, quintodecimo et

duodecimo sub die octaubo kalendarum augustarum, Indictione nona_, cioè

nell'anno 771. Similmente un'altra scritta _Desiderio et Adelchis

regibus anno nono et septimo, sub die tertiodecimo kalend. septembris,

Indictione tertia_, cioè nell'anno 765. Perchè non mi sembrano coerenti

tutte queste note cronologiche, lascierò che altri, unendo altre

notizie, ne deduca il principio delle epoche di questi due regnanti.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 102 / 339 题