NOTE:

[418] Eginhardus, in Annalib. Annales Metenses.

[419] Sigebertus, in Chron.

[420] Andreas Presbyter, Chron., tom. 1. Antiquit. Ital. Dissert. I.

[421] Anonym. Salernitan. P. II, tom. 2. Rer. Ital.

[422] Anastas., in Stephan. II Vit.

[423] Dandulus, in Chron., tom. 12, Rer. Italic.

[424] Antiquit. Ital. T. III. Appendic., p. 1007.

[425] Angelus a Nuce, in Not. ad lib. 1, cap. 8 Chron. Casinens.

[426] Astesati, Dissert. in Manelm.

[427] Dandul., in Chron. tom. 12 Rer. Ital.

[428] Mabill., in Annal. Benedict., lib. 23, n. 20.

Anno di CRISTO DCCLVII. Indizione X.

PAOLO I papa 1.

COSTANTINO Copronimo imperadore 38 e 17.

LEONE IV imperadore 7.

DESIDERIO re 1.

Fu di parere il padre Pagi che la lettera scritta da papa _Stefano II_

al re _Pippino_[429], il cui principio è: _Explere lingua_, fosse

scritta nell'anno precedente. Io la credo ne' primi mesi dell'anno

corrente, dicendo il papa che già era passato l'anno in cui era

succeduto l'assedio e la liberazion di Roma. Ora da questa lettera

apprendiamo che _Desiderio_ avea vestito il manto regale, e promesso di

rendere il rimanente delle città non per anche restituite a s. Pietro.

Da essa parimente intendiamo che la dieta generale del ducato di Spoleti

aveva eletto un nuovo duca, e questi era _Alboino_. Nel catalogo posto

innanzi alla Cronica di Farfa[430], da me data alla luce, si vede

registrato l'anno in cui seguì tale elezione, ed è l'anno presente 757.

Però concorre ancor questa notizia a indicar l'anno della lettera

suddetta di Stefano II papa, il quale fa inoltre sapere ad esso re, che

i popoli dei ducati di Spoleti e Benevento a lui si raccomandavano.

Esorta dipoi e prega il re Pippino, che, se Desiderio eseguirà i patti

con restituir pienamente a _san Pietro_ e _alla repubblica de' Romani_

ciò che avea promesso, voglia esso Pippino aver pace con lui, e

concedergli quanto bramava. Fa eziandio istanza che Pippino spedisca a

Desiderio i suoi messi, per comandargli la restituzione intera di quei

che restava a rendersi, cioè le città di sopra accennate. E qui si vuol

ricordare aver Leone Ostiense[431] lasciato scritto, che la donazione

fatta da Pippino e da' suoi figliuoli consisteva ne' seguenti paesi: _A

Lunis cum insula Corsica Inde in Surianum Inde in Montem Bardonem. Inde

in Bercetum. Inde in Parmam. Inde in Regium. Inde in Mantuam, et Montem

Sicilis. Simulque universum exarchatum Ravennae, sicut antiquitus fuit,

cum provinciis Venetiarum et Histriae; necnon et cunctum ducatum

spoletinum, seu beneventanum_. Trasse Leone Marsicano tali notizie da

Anastasio nella vita di papa Adriano. Ma non apparisce punto che fossero

donate dal re Pippino alla Chiesa romana le province della Venezia e

dell'Istria, nè i ducati di Spoleti e di Benevento, che noi seguiteremo

a vedere porzioni del regno d'Italia. Bologna fu all'occidente il

confine dell'esarcato conceduto alla santa Sede, senza mai stendersi il

dominio dei papi alla città di Luni, nè a Parma, Reggio, Mantova, ec.

Però non possono venir quelle parole da autore assai informato di questi

affari. Ricavasi dalla medesima lettera di papa Stefano II che tuttavia

un _silenziario_, cioè un segretario dell'imperadore, si trovava alla

corte del re Pippino, bramando il papa di sapere che negoziati fossero

passati con lui, e con quali lettere egli fosse stato licenziato dal re.

In fatti abbiamo dagli Annali de' Franchi, che in questi tempi andavano

innanzi e indietro ambasciatori dell'imperadore e di Pippino, e che il

primo mandò a donare al re un organo, che in que' tempi era mirabil cosa

presso i Franzesi. Ma _Stefano II_ papa sopravvisse poco alla lettera

suddetta, essendo mancato di vita nel dì 24 d'aprile dell'anno corrente:

pontefice assai benemerito di Roma e della santa Sede, spezialmente nel

temporale. L'elezione del suo successore non seguì senza qualche

discordia del clero e del popolo. Una parte concorse coi suoi voti in

_Teofilatto_ arcidiacono, un'altra in _Paolo_ diacono, fratello del

defunto papa Stefano, personaggio specialmente eminente nella carità

verso i poveri, e sommamente mansueto e benigno. Dopo trentacinque

giorni di sede vacante questi prevalse, e fu consecrato papa nel dì 29

di maggio. Non tardò egli a significare a _Pippino re di Francia e

patrizio de Romani_ l'assunzione sua al pontificato in una lettera che

si legge nel Codice Carolino, assicurandolo d'essere non men egli che

tutto il popolo romano saldissimi nella fede, amore, concordia di

carità, e lega di pace che il suo predecessore e fratello avea stabilito

con lui. Era già stato circa l'anno 752 ordinato arcivescovo di Ravenna

Sergio; e quantunque il testo delle sua vita scritta da Agnello

ravennate[432] sia scorretto, pure ci fa abbastanza intendere che

essendo nell'anno appresso in viaggio verso la Francia _Stefano II_

papa, non andò ad incontrarlo quell'arcivescovo, probabilmente per tema

del re _Astolfo_, padrone allora di Ravenna. Se l'ebbe a male il papa,

gli tolse il monistero di sant'Ilario della Galliata, e tornato a Roma,

cominciò a dargli delle molestie. Sergio confidato nella protezione del

re de' Longobardi si andò riparando; ma venuta alle mani del papa

Ravenna, egli fu con frode di que' cittadini condotto a Roma e posto in

prigione, dove stette circa tre anni. Finalmente papa Stefano era in

procinto di deporlo, adducendo per suo reato l'esser egli salito in

quella cattedra, quantunque avesse moglie. Ma Sergio rispondeva d'essere

stato eletto da tutto il clero e popolo di Ravenna, e che andato a Roma

ed interrogato dal medesimo papa, non avea taciuto d'essere ammogliato,

ma che era seguito divorzio colla moglie _Eufemia_, ed essa era entrata

dipoi nell'ordine delle diaconesse. Ciò non ostante, il papa gli avea

data la consecrazione. Sopra ciò diversi erano i sentimenti de' vescovi

raunati in un concilio; ma il papa in collera rispose che nel dì

seguente colle sue mani gli volea strappare la stola, ossia il pallio,

dal collo. Passò Sergio quella notte in lagrime e preghiere; ma nella

medesima appunto, essendo morto papa Stefano, fu a trovarlo segretamente

Paolo di lui fratello, che gli dimandò cosa voleva egli dargli se il

rimandava onorato e in pace a casa. Sergio spalancò la porta alle

promesse. Creato poi papa Paolo, il mise in libertà, e rimandollo con

onore alla sua chiesa. Non è Agnello assai esatto scrittore nelle cose

lontane da' suoi tempi, e si scuopre poi sospetto in tutto ciò che

riguarda i papi; però possiam giustamente dubitare della verità di

questo fatto. Certo s'inganna Girolamo Rossi, seguitato poi dal Baronio,

che lo rapporta ai tempi di Stefano III papa; scusabile nondimeno,

perchè ai suoi dì non si trovava più in Ravenna il Pontificale d'esso

Agnello, del cui rinascimento alla luce siam debitori alla biblioteca

estense. Nell'epistola vigesima settima del Codice Carolino, il

pontefice Paolo in iscrivendo al re Pippino, si mostra disposto di

restituire alla sua Chiesa l'arcivescovo _Sergio_: il che ci fa

intendere che non sì tosto dopo l'assunzione d'esso Paolo alla cattedra

pontificia fu rimesso il medesimo Sergio in libertà, ma da lì ad un

anno, o due, per cui forse ancora lo stesso re Pippino avea presa

qualche favorevole ingerenza.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 101 / 339 题