[412] Fleury, Histoire Ecclesiast., lib. 43, §. 17.
[413] Codex Carolinus.
[414] Pagius, in Critic. Baron., ad ann. 755.
[415] Antiquit. Ital., Dissert. XVIII.
[416] Piena Esposizione, cap. 2.
[417] Dandulus, in Chron. tom. 12 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCLVI. Indizione IX.
STEFANO II papa 5.
COSTANTINO Copronimo imperadore 37 e 16.
LEONE IV imperadore 6.
ASTOLFO re 8.
Gli Annali d'Eginardo, Metensi[418] ed altri, siccome ancora
Sigeberto[419], riferiscono all'anno presente la morte di _Astolfo_ re
dei Longobardi. Andrea prete[420] nella sua Cronichetta scrive ch'egli
regnò _otto anni_. Era egli alla caccia, e cadendo da cavallo (alcuni
han creduto per urto di un cignale), tale fu la percossa, che da lì a
tre giorni cessò di vivere. Di lui così scrisse lo Anonimo salernitano,
autore del secolo decimo, nella Cronica da me data alla luce[421]: _Fuit
audax et ferox, et ablata multa sanctorum corpora ex romanis finibus in
Papiam detulit. Construxit etiam oracula, ubi et monasterium virginum,
et suas filias dedicavit. Idemque etiam fecit monasterium in finibus
Æmiliae, ubi dicitur Mutina, loco, qui nuncapatur Nonantula; nam pro
ejus cognato abbate Arsenio_ (si dee scrivere Anselmo) _ibi vivorum
coenobium fundatum est. Necnon et sibi ad sacra monachorum coenobia
aedificanda per certas provincias multa est dona largitus. Sed valde
dilexit monachos, et in eorum est mortuus manibus_. Perchè Astolfo non
lasciò figliuoli maschi, seguì appresso un gran dibattimento nella dieta
de' principi longobardi per l'elezione del successore. _Desiderio_ duca
era uno dei principali pretendenti. Abbiamo da Anastasio
bibliotecario[422], che esso Desiderio era stato indirizzato dal re
Astolfo in _Toscana_, e udendo egli la nuova della morte accaduta d'esso
re, immantinente raunato tutto l'esercito de' Toscani, si studiò
d'occupar la corona del regno longobardico. Questo parlar d'Anastasio ha
dato occasione al Sigonio e agli altri storici susseguenti di scrivere
che lo stesso Desiderio era in questi tempi _duca di Toscana_. Ma non è
ben certa cotale notizia. Non apparisce che allora vi fosse un duca, il
qual comandasse tutta la Toscana. Ogni città di quella provincia si vede
in essi tempi governata dal suo proprio duca; e specialmente ciò si
osserva in Lucca, città che più felicemente dell'altre ha conservate le
antiche sue carte che compongono oggidì un nobilissimo archivio,
custodito da quell'arcivescovo. Nè Francesco Maria Fiorentini, e neppure
io, che sotto gli occhi ho avuto le carte medesime, abbiam trovato
vestigio alcuno che Desiderio fosse duca di quella città, e molto meno
di tutta la Toscana. All'incontro, se vogliam credere ad Andrea
Dandolo[423], Desiderio era allora _dux Istriae_. In fatti, siccome
accennerò all'anno 771, l'Istria allora si truovava signoreggiata dai
Longobardi, e ne parla anche l'Anonimo salernitano. Comunque sia, certo
è che Desiderio incontrò di gravi difficoltà per salire sul trono.
Alzossi contra di lui _Rachis_, già re, e poi monaco in Monte Casino, il
quale invaghito di nuovo dell'abbandonato regno, e dimenticato de' suoi
voti, tentò ogni via per riassumere il comando, con ritornare a tal fine
in queste parti, dove anch'egli messa insieme un'armata di Longobardi,
si oppose ai disegni di Desiderio. Allora fu ch'esso Desiderio altro
rifugio non ebbe che di fare ricorso a papa Stefano, per ottenere col
mezzo suo la corona, promettendo di fare in tutto e per tutto la volontà
dello stesso pontefice e di render alla _repubblica_ le città non per
anche restituite, colla giunta d'altri doni. Resta ancora la
testimonianza d'esso papa Stefano in una lettera scritta al re Pippino,
che il re Astolfo contro i patti avea fino alla sua morte ritenuto in
suo potere alcune città: il che fa intendere non doversi prendere a
rigore ciò che di sopra abbiam veduto riferito dal medesimo Anastasio
intorno alla restituzione delle suddette città. Perciò il papa spedì
incontanente in Toscana _Fulrado_ abbate e Paolo diacono suo fratello,
che strinsero l'accordo con Desiderio. Ed appresso inviò Stefano prete
con lettere indirizzate a Rachis e a tutti i Longobardi, con pregarli di
non contrariare all'elezione di Desiderio, esibendo in aiuto del
medesimo alquante truppe franzesi, e più brigate di Romani, quando
occorresse.
Furono sì efficaci questi maneggi, che senza venire all'armi, Desiderio
pacificamente salì sul trono, e l'ambizioso monaco Rachis se ne tornò
confuso al suo monistero. Ma ciò dovette seguire solamente nell'anno
seguente. Avea promesso Desiderio di consegnare al papa Faenza col
castello Tiberiano, Gavello, e tutto il ducato di Ferrara; ma non già
Imola, Osimo, Ancona, Numana e Bologna, siccome vedremo. Che poi
l'opposizione di Rachis monaco pentito non fosse di poca conseguenza, lo
ricavo io da un riguardevol documento che si conserva nell'archivio
archiepiscopale di Pisa, ed è stato da me dato alla luce[424]. Consiste
esso in una donazione fatta da _Andrea_ vescovo pisano con queste note
cronologiche: _Guvernante domno Ratchis famulu Christi Jesu, principem
gentis Langobardorum, anno primo, mense februario, per Inditione
decima_. Indicano queste il mese di febbraio dell'anno 757 seguente, nel
qual tempo si scorge che Rachis sotto il falso nome di _famulus
Christi_, cioè di monaco, conservava l'antica ambizione, e contrastò a
Desiderio il regno. Questo documento ci rileva che Rachis riassunse il
governo con sollevar la Toscana contro d'esso Desiderio, giacchè si vede
notato in Pisa l'_anno primo_ del suo governo, corrente nel febbraio
dell'anno susseguente. Una bella e non mai più veduta scena in Italia
dovette esser quella di un monaco, il quale alla testa d'un esercito
dava a conoscere il suo prurito di comandar di nuovo ad un regno. Potè a
suo piacere Angelo dalla Noce[425] dargli il titolo _sanctissimi regis
et monachi_. Certo non fu santo per questo. Il tempo, in cui diede
Desiderio principio al suo regno, si potrebbe credere verso il fine del
presente anno. Nell'archivio archiepiscopale di Lucca v'ha una carta
scritta _nell'anno VI di Desiderio, e IV di Adelchis, a dì 8 di
dicembre_, correndo l'_indizione prima_, cioè nell'anno 762: note
indicanti che dopo il dì 8 di dicembre nell'anno presente 756 cominciò
l'epoca del re Desiderio. Un'altra carta è scritta _nell'anno XI di
Desiderio, IX di Adelchis, nel dì 19 di febbraio, indizione sesta_, cioè
nell'anno 768: dalle quali note si può inferire principiato il suo regno
nell'anno 757. Altre carte ho io veduto che sembrano indicare differita
la di lui elezione sino al principio d'esso anno 757. Perciò, finchè
altri meglio decida questo punto, mi attengo a tale opinione. A buon
conto s'è veduto che anche nel febbraio dell'anno seguente durava
tuttavia l'opposizione di Rachis alle pretensioni di Desiderio. E il
padre Astesati benedettino[426] dopo lungo esame concorre anch'egli
nell'anno 757. Secondochè abbiamo dal Dandolo[427], in questo medesimo
anno l'usurpatore del ducato di Venezia _Galla_ ebbe da quel popolo il
dovuto pagamento delle sue iniquità, con essergli stati cavati gli occhi
e tolta quella dignità. Succedette in suo luogo _Domenico Monegario_,
concordemente eletto doge, ma non senza qualche novità, perchè il popolo
volle anche avere sotto di lui due tribuni, che ogni anno s'aveano da
mutare. Per quanto poi risulta dalle memorie recate dal padre
Mabillone[428], mancò di vita in quest'anno _Guido conte_ longobardo,
figliuolo di _Adalberto conte_, marito di _Adelaide_ figliuola di
_Rodoaldo_ duca di Benevento, e parente del re Desiderio. Avendo egli
negli anni addietro ricuperata la sanità per le preghiere dei monaci di
Disertina ne' Grigioni nella diocesi di Coira, avea fatto a quel
monistero una donazion copiosa di beni.