NOTE:

[401] Anastas., in Steph. II Vita.

[402] Ughell., Italic. Sacr., tom. 2 in Episcop. Mutinens.

[403] Mabill., Saecul. IV Benedictin., Part. 1.

[404] Anastas., in Pauli I Papae Vita.

[405] Baron., Annal. Eccl. ad ann. 761.

Anno di CRISTO DCCLIV. Indizione VII.

STEFANO II papa 5.

COSTANTINO Copronimo imperatore 35 e 14.

LEONE IV imperadore 4.

ASTOLFO re 6.

Fece _Stefano_ papa in Pontigone le sue doglianze contra dell'usurpatore

_Astolfo_ al re _Pippino_, con iscongiurarlo d'imprendere la protezion

de' Romani, e di obbligare alla restituzione il longobardo; e furono ben

ricevute le di lui istanze[406]. Fu dipoi condotto a Parigi, dove da lì

a qualche giorno con gran solennità coronò in re di Francia esso Pippino

e i suoi due figliuoli _Carlo_ e _Carlomanno_, con dichiararli ancora

_patrizii de' Romani_, del qual titolo parleremo più abbasso. Quindi è

che si veggono tre lettere nel Codice Carolino, scritte ai medesimi suoi

due figliuoli col titolo di re, benchè fosse tuttavia vivente Pippino

lor padre. Avea spedito esso Pippino i suoi messi ad Astolfo, per

esortarlo a rendere all'imperio gli stati occupati; ma nulla servì a

fargli mutar pensiero. Però chiamati ad una dieta generale tutti i

baroni del regno franzese, sì egli come il papa esposero i bisogni o

motivi di unirsi contra del re longobardo, con trovarsi in tutti una

mirabil disposizione a prendere l'armi in favore ed aiuto del papa.

Arrivò intanto in Francia _Carlomanno_, fratello dello stesso re, già

divenuto, come dicemmo, monaco in monte Casino. Giudicò bene il re

Astolfo di muovere questo principe, per isperanza che egli colla sua

presenza e facondia appresso il fratello Pippino potesse disturbare le

pratiche del pontefice, delle quali forte egli temeva. Notarono gli

antichi scrittori che Carlomanno assunse questo viaggio e sì fatta

incumbenza per ordine del suo abbate _Optato_, il quale non potè

resistere alle istanze del re Astolfo. Ma giunto a Parigi, ossia ch'egli

non si volesse punto riscaldare in favore del re longobardo, oppure che

prevalesse alle di lui persuasioni il credito e l'autorità del romano

pontefice, certo è ch'egli non potè punto smuovere l'animo del re

Pippino dall'imprendere la difesa degl'interessi a lui raccomandati dal

papa. Però Carlomanno non curandosi, o non attentandosi di tornare in

Italia, oppure, per quanto io credo, impedito dal papa e dal fratello,

fu inviato ad abitare in un monistero di Vienna del Delfinato, dove in

questo medesimo anno, secondo alcuni storici, oppure nel susseguente,

come altri vogliono, terminò in pace i suoi giorni. Per quello che

andremo vedendo, si potrà conoscere avere il papa fin da allora

intavolato il trattato che Ravenna col suo esarcato fosse donata alla

Chiesa Romana, e non già restituita all'imperio romano. Non lasciò il re

Pippino di spedire altri ambasciatori ad Astolfo con vive preghiere,

perchè s'inducesse pacificamente a rendere gli usurpati paesi. Altre

lettere v'aggiunse papa Stefano, con iscongiurarlo di risparmiare il

sangue cristiano: ma tutto fu indarno. Infellonito Astolfo, in vece di

buone risposte, mandò all'uno e all'altro delle minacciose parole. Il

perchè Pippino s'accinse finalmente a far guerra, e spedì alcune delle

sue truppe alla guardia delle Chiuse dell'Alpi, ossia de' confini del

regno. Accorso colà anche il re longobardo, ed informato che poche fino

allora erano le milizie franzesi, senza perdere tempo, fatto aprir le

Chiuse, andò ad assalirle. Ma quantunque fusse egli di troppo superiore

di forze, pure permise Iddio che i pochi vincessero i molti, in guisa

che egli, dopo aver corso pericolo della vita, fu costretto a

fuggirsene, con ritirarsi e fortificarsi poi entro Pavia. Arrivato

intanto con potente armata il re Pippino, calò in Italia, e giunto a

Pavia, vigorosamente si pose all'assedio di quella forte città. Allora

lo sconsigliato Astolfo, rientrato in sè stesso, fece segretamente

muovere parola di pace, e buon per lui che il misericordioso papa

bramava bensì la di lui correzione, ma non giù la rovina; e però

abborrendo che si spargesse il sangue cristiano, trasse colle piissime

sue ammonizioni il re Pippino ad ascoltar le proposizioni, e non andò

molto che seguì fra loro pace, con avere Astolfo sotto fortissimi

giuramenti promesso di restituire Ravenna e le altre città occupate, e a

tal fine dati ostaggi al re de' Franchi. Tornò in Francia il vittorioso

esercito, e papa Stefano a Roma, seco portando la speranza di aver messo

fine ai passati disastri. In quest'anno il re Astolfo aggiunse al corpo

delle leggi longobardiche quattordici nuove leggi, correndo l'_indizione

VII_, come apparisce dalla prefazione alle medesime, pubblicata dal

Sigonio[407], e da me data ancora alle stampe[408]. Nei medesimi

tempi[409] l'imperador _Costantino_ più che mai furibondo contro le

sacre immagini, raunò in Costantinopoli un conciliabolo di trecento

trentotto vescovi, al quale non intervenne alcuno del legati delle

chiese patriarcali, cioè di Roma, Antiochia, Alessandria e Gerusalemme.

Quivi per opera del falso patriarca di Costantinopoli fu pubblicato un

editto di non venerar da lì innanzi le immagini di Cristo, della Vergine

e dei santi, anzi di atterrarle ed abolirle, come idoli, dovunque si

trovassero. Fu in molti paesi eseguito l'empio decreto, e mossa

persecuzione contra de' monaci difensori delle medesime, in guisa che la

maggior parte d'essi fu obbligata ad abbandonare i propri monisteri e di

rifugiarsi in quelle contrade, dove si conservava il culto d'esse

immagini, e non giugnevano le braccia dell'iniquo imperadore. Truovasi

poi in questo anno _Alberto_ duca governatore di Lucca nelle memorie

rapportate dal Fiorentini[410], essendo egli succeduto a _Walperto_

duca. Un documento, dove esso si truova nominato, l'ho riferito nelle

mie Antichità italiane[411].

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 98 / 339 题