[392] Theoph., in Chronogr.
[393] Niceph., in Chron.
[394] Cedrenus, in Historia.
Anno di CRISTO DCCLII. Indizione V.
STEFANO II papa 1.
COSTANTINO Copronimo imperadore 55 e 12.
LEONE IV imperadore 2.
ASTOLFO re 4.
Secondochè abbiamo da varii Annali de' Franchi, la risposta di papa
_Zacheria_ alle dimande dei Franchi fu che lecito fosse ai primati e
popoli della Francia di riconoscere per re vero il principe _Pippino_, e
di levare l'autorità a _Chilperico_ re allora di solo nome. Perciò
Pippino sul principio dell'anno presente, se non fu sul fine del
precedente, coll'autorità della sede apostolica e colla elezione e
concorso di tutti i Franchi, fu proclamato re, con ricevere la sacra
unzione, per quanto si crede, dalle mani di san _Bonifazio_ arcivescovo
di Magonza. Chilperico deposto fu dipoi tonsurato e posto nel monistero
di san Bertino, per passar ivi il rimanente de' suoi giorni. Questa
azione di Pippino contro di un re legittimo vien dai Franzesi moderni
detestata quale eccesso intollerabile di ambizione; e si vorrebbe far
credere che il papa o non v'ebbe mano, o non ve la dovea avere, con
pretendersi ancora che san Bonifazio non vi acconsentisse, nè ungesse il
nuovo re; ma certo in que' tempi la nazion franzese era d'altra
opinione; ed è certo che la autorità pontificia influì non poco in quel
cambiamento. Non mancano storici, a' quali aderì il padre Mabillone, che
mettono nel precedente anno l'esaltazione e principio del regno di esso
Pippino. Certissimo è bensì che nel presente fu chiamato da Dio a
miglior vita il buon papa _Zacheria_ nel dì 14 di marzo. Molte azioni
pie e varii insigni doni da lui fatti alle chiese e ai luoghi pii di
Roma, si possono leggere presso Anastasio e negli Annali ecclesiastici.
Venne successivamente eletto pontefice romano _Stefano_ prete, ed
introdotto nel palazzo patriarcale del Laterano; ma nel terzo dì dopo la
sua elezione, colpito da un accidente apopletico, lasciò di vivere.
Onofrio Panvinio e il cardinal Baronio a questo eletto diedero il nome
di _Stefano secondo_; ma il Sigonio e gli altri moderni con più ragione
l'hanno escluso dal catalogo de' romani pontefici, perchè non
l'elezione, ma la consecrazione quella è che costituisce i vescovi e i
papi; e a questa consecrazione non si sa che l'eletto Stefano prete in
sì poco tempo pervenisse. In fatti nè da Anastasio, nè dagli altri
vecchi storici egli vien riconosciuto per papa, e il nome di _Stefano
secondo_ è riserbato da loro all'altro _Stefano_ di nazione romano, che
dodici dì dopo la morte di papa Zacheria restò eletto dal clero e
popolo, e poscia consecrato; pontefice di gran merito per le sue virtù e
per le sue piissime operazioni. Ma appena fu egli salito sul trono
pontifizio, che la pace se ne fuggì dall'Italia, se pur non era fuggita
molto prima. Nodriva _Astolfo_ re de' Longobardi una gran voglia di
aggiugnere a' suoi dominii quel che restava agl'imperadori in Italia; e
questo suo ambizioso disegno, se crediamo ad Anastasio, scoppiò nel
giugno dell'anno presente, con aver egli ostilmente assalito l'esarcato
di Ravenna, ed occuputa quella città, con volgere poscia l'armi contra
del ducato romano e delle città da esso dipendenti. Ho detto occupata in
quest'anno la città di Ravenna dal re Astolfo; ma se non son guaste le
note di un diploma di quel re, prese dal registro del monistero di
Farfa, e da me rapportate altrove[395], bisogna credere che tale
occupazione seguisse nell'anno precedente. Dicesi dato quel privilegio
di Astolfo _Ravennae in palatio, IV die mensis julii, felicissimi regni
nostri III, per Indictionem IV_, cioè nell'anno 751. Per conseguente,
nel dì 4 di luglio di esso anno 751, il suddetto re Astolfo
signoreggiava in Ravenna, da dove _Eutichio_ ultimo degli esarchi era
fuggito. Che occupasse ancora tutte le città della _Pentapoli_, si
raccoglie da quanto diremo all'anno 755. Ch'egli ancora stendesse le sue
conquiste sino all'_Istria_, con impadronirsi di quelle città, fin qui
suddite del greco imperadore, si ricava dal memoriale esibito nel
concilio di Mantova nell'anno 827, benchè sia ignoto il tempo in cui ciò
avvenne. Passò inoltre Astolfo, se non nel precedente, certamente in
quest'anno, ai danni del ducato romano.
Per quanto abbiam veduto finora, benchè i greci imperadori tenessero in
Roma i loro ministri, pure la principale autorità del governo sembra che
fosse collocata nei romani pontefici, i quali colla forza e maestà del
loro grado, e colla scorta delle loro virtù placidamente reggevano
quella città e ducato, difendendolo poi vigorosamente nelle occasioni
dalle unghie de' Longobardi. Non fece di meno questa volta papa _Stefano
II_. Come egli vide inoltrarsi le violenze di Astolfo, immediatamente
spedì a lui Paolo Diacono suo fratello, ed Ambrosio primicerio[396] per
ottener la pace. L'eloquenza e destrezza di questi ambasciatori, ma più
i regali ch'essi presentarono, ebbero forza d'ammollir l'animo del re
longobardo. Si conchiuse pertanto una pace, ossia tregua di quaranta
anni, e ne furono firmati i capitoli con solenne giuramento. Ma non
passarono quattro mesi che Astolfo, mettendosi sotto i piedi la giurata
fede, tornò ad infestare i Romani, minacciando anche il papa, e
pretendendo che cadauna persona del ducato romano gli pagasse un soldo
di oro per testa, e pubblicamente protestando di voler sottomettere Roma
al regno suo. Tornò il pontefice ad inviargli due suoi ambasciatori,
cioè _Azzo_ abbate di san Vincenzo di Volturno, ed _Optato_ abbate di
Monte Casino, come si raccoglie da Anastasio suddetto e da Giovanni
monaco, autore della Cronica volturnense[397], acciocchè lo
scongiurassero di lasciar in pace il popolo romano. Ma questi nulla
impetrarono, anzi ebbero ordine di ritornarsene ai lor monisteri senza
vedere il papa. Abbiamo nella vita di san Gualfredo abbate di
Palazzuolo, scritta da Andrea terzo abbate di quel sacro luogo, e
pubblicata dal padre Mabillone[398], che mentre _rex magnus Haistulfus
Italiae, Tusciae, Spoletanae, Beneventanae provinciae principabatur_
(parole degne di riflessione) _anno regni ipsius fere quarto,_ il
suddetto Gualfredo, personaggio nobile di Pisa, con due suoi compagni,
in un luogo appellato Palazzuolo nel monte Verde di Toscana vicino a
Populonia, ne' tempi antichi città, fondò un monistero, dove nello
spazio di pochi anni si fece un'unione di sessanta monaci, che crebbe
poi fino ad ottanta. Un altro monistero medesimamente fabbricarono essi
tre servi di Dio in Pitiliano presso al fiume Versilia sul lucchese,
dove si dedicarono a Dio le loro mogli con altre nobili donne, prendendo
tutte il sacro velo, e formando col tempo una congregazione di circa
novanta monache. Di altri monisteri fondati intorno a questi tempi ne'
territorii di Lucca e Pistoia ho io rapportato varii documenti nelle mie
Antichità italiche. E ciò che succedeva in Toscana, anche nell'altre
parti dell'Italia avveniva; le memorie de' quali monisterii son tuttavia
ascose negli archivii, oppure perite, per essere tanti monisteri passati
in commenda. In questi tempi più che mai si studiava lo sconsigliato
imperador _Costantino Copronimo_ di abolir le sacre immagini[399] e di
tirar dalla sua con varie arti i buoni cattolici. Il re _Pippino_,
all'incontro, mossa guerra ai Saraceni che tuttavia occupavano la
Settimania ossia la Gotia, oggidì la Linguadoca, conquistò varie loro
città. Si ha ancora dagli Annali di Metz[400], che se gli diedero
Barcellona e Girona, e gran parte della Catalogna: il che io non so
accordare colla storia dei tempi susseguenti, certo essendo che Lodovico
Pio, vivente Carlo Magno suo padre, per assedio costrinse Barcellona
alla resa nell'anno di Cristo 801.