NOTE:

[382] Anast., ibid.

[383] Leo Ostiensis, Chron. Casinens. lib. 1, c. 8.

[384] Sigebertus, in Chron.

[385] Pagius, ad Annal. Baron.

[386] Antiquitat. Italic., Dissert. LXX.

[387] Ughel., Ital. Sacr. tom. 3 in Episcop. Clusin.

[388] Rer. Ital. part. II, tom. 1, pag. 374.

Anno di CRISTO DCCL. Indizione III.

ZACHERIA papa 10.

COSTANTINO Copronimo imperadore 31 e 10.

ASTOLFO re 2.

Piucchè mai in questi tempi si dilatava per l'Italia l'ordine monastico

dei Benedettini, ed appunto correndo verisimilmente l'anno presente fu

fabbricato nelle montagne di Modena e nella picciola provincia del

Frignano il monistero di Fanano, oggidì nobil terra, distante ventidue

miglia dalla città. Fondatore d'esso fu s. _Anselmo_, poscia autore e

primo abate dell'altro insigne monistero di Nonantola, parimente nel

ducato di Modena. Era _Anselmo_ dianzi duca del Friuli e cognato del re

Astolfo, perchè fratello di _Giseltruda_ regina, moglie del medesimo

Astolfo, per quanto ne lasciò scritto l'antico autor della sua Vita,

pubblicata dal padre Mabillone[389]. Essendosi introdotto l'uso che

anche i principi dessero un calcio alle terrene grandezze per servire

nelle solitudini al re de' regi, Anselmo anch'egli, ritiratosi dal

secolo, abbracciò fervorosamente l'istituto monastico. Ottenuto dal re

Astolfo il luogo suddetto di Fanano, quivi ad onore del nostro Salvatore

fabbricò un monistero, pose in esso dei monaci osservanti della regola

di s. Benedetto, e v'aggiunse, secondo il rito d'allora, uno spedale per

servigio de' pellegrini e forestieri che capitavano in quelle parti, e

somma divenne la sua cura che niuno passasse per colà senza partecipare

della carità sua nella mensa e nello albergo. Perchè non usavano allora,

come oggidì, le osterie, perciò si studiavano i caritativi cristiani di

fondare alberghi per i pellegrini ed altri viandanti, somministrando

loro nel passaggio il tetto e gli alimenti. Si conservò per più secoli

il monistero suddetto, cioè fino ai tempi di papa Clemente VIII, che

trovatolo stranamente scaduto ne applicò quel poco che restava ad un

monistero di monache fondato in quella terra. Immaginò il cardinal

Baronio[390] che in questi tempi mancasse di vita _Ricardo_ re di

Inghilterra, padre de' ss. Willebaldo o Winebaldo, e Walpurga vergine,

de' quali è fatta menzione nella vita del santo arcivescovo e martire

Bonifazio. Nella città di Lucca, dove succedette la di lui morte e

sepoltura, si legge l'epitaffio suo che comincia:

HIC REX RICHARDVS REQVIESCIT

SCEPTRIFER ALMVS

REX FVIT ANGLORVM

REGNVM TENET IPSE POLORVM, ec.

Ma siccome dimostrò il padre Enschenio[391] della Compagnia di Gesù,

Ricardo padre di san Willebaldo, fu bensì di nobil prosapia, ma non mai

re di Inghilterra, e quell'epitaffio dee dirsi fattura de' secoli

posteriori. Fini egli di vivere circa l'anno 721, e non già in questi

tempi. Però quantunque anche nel Martirologio romano gli sia dato il

titolo di re, ora sappiam di certo che tale non fu. Così ingrandivano

(lo torno a dire) i secoli barbarici le cose loro, o per interesse, o

per troppa brama di gloria. Ed egli ottenne anche il titolo di santo in

tempi, ne' quali poco costava il canonizzar le persone dabbene: che per

altro non son giunte a nostra notizia le virtù ed azioni, per le quali

fosse a lui compartito sì luminoso onore.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 94 / 339 题