NOTE:

[367] Theoph., in Chronogr. Niceph., in Chron.

[368] Anastas., in Vit. Zachariae.

Anno di CRISTO DCCXLIV. Indizione XII.

ZACHERIA papa 4.

COSTANTINO Copronimo imperadore 25 e 4.

ILDEBRANDO re 9.

RACHIS re 1.

L'ultimo anno è questo della vita e del regno del re _Liutprando_, se

pure egli non era mancato di vita nell'anno precedente; del che io

dubito forte, considerando le parole di Anastasio[369], là dove scrive

che la divina clemenza _eumdem regem ante diem superius constitutum de

hac subtraxit luce_. Recò la morte sua una somma allegrezza ai Romani e

Ravennati, e per lo contrario grande afflizione ai Longobardi, che in

lui perdevano un ottimo principe; e tanto più perchè lasciava per

successore _Ildebrando_ suo nipote, già dichiarato re, ma mal voluto

dalla sua nazione. L'elogio di Liutprando l'abbiamo da Paolo

Diacono[370] nelle seguenti parole: _Fuit autem vir multae sapientiae,

consilio sagax, pius admodum et pacis amator, bello potens,

delinquentibus clemens, castus, pudicus, orator pervigil, eleemosynis

largus, literarum quidem ignarus, sed philosophis aequandus, nutritor

gentis, legum augmentator_. Aggiugne ch'egli in sua gioventù prese molte

castella della Baviera, sempre confidando più nell'orazione che

nell'armi; ed ebbe gran premura di conservar la pace coi Franchi e con

gli Avari, padroni allora della Pannonia, oggidì Ungheria. Dal medesimo

storico parimente sappiamo che questo gloriosissimo re fabbricò in onore

di Dio molte basiliche in qualunque luogo, dove era solito a

soggiornare. Oltre al monistero ch'egli aggiunse alla basilica di san

Pietro in _Coelo aureo_, dacchè in essa fece trasportar dalla Sardegna

il corpo dell'insigne vescovo e dottor della Chiesa s. Agostino, edificò

eziandio nell'Alpe di Bardone, cioè nelle montagne di Parma, il

monistero di Berceto, appellato di s. Abondio, perchè ivi fu riposto il

sacro corpo di questo martire. Nei borghi ancora di Olonna, corte e

villa insigne dei re longobardi in questi tempi, oggidì nomata

Cortelona, spettante a don Carlo Filiberto d'Este, principe del S. R.

impero, e marchese di san Martino e Borgomaimero, fabbricò una chiesa e

un monistero in onore di s. Anastasio martire. Oltre a ciò, entro il suo

palazzo di Pavia eresse la cappella del Salvatore, e quivi deputò preti

e cherici, che ciascun giorno vi cantassero i divini uffizii: pia

invenzione non praticata fino a que' giorni da alcuno dei re. Per

attestato di Paolo suddetto, che non si può credere ingannato in ciò,

data fu sepoltura al re Liutprando nella basilica di s. Adriano, dove

dianzi l'avea conseguita anche il re Ansprando suo padre. Ma essendochè

nella basilica di s. Pietro in _Coelo aureo_ tuttavia si legge il suo

epitaffio, costante opinione è degli storici pavesi che il di lui

cadavero fosse col tempo trasferito in essa basilica. Io per me credo

composto quell'epitaffio moltissimo tempo dopo la morte sua. E qui pose

fine il suddetto Paolo Diacono alla sua Cronica de' Longobardi, senza

sapersene il perchè. Se non ebbe cuore di scrivere la rovina del regno

longobardico sotto Desiderio, poteva almen registrare le azioni dei re

Rachis ed Astolfo. Restò al governo del regno longobardico il re

_Ildebrando_ suo nipote, che dopo di lui regnò anche sette mesi, per

attestato di Sigeberto[371]. Leggesi nella storia della Chiesa

piacentina del Campi, e presso il padre Mabillone[372], un suo diploma

in favore della chiesa di s. Antonio, posta fuori di Piacenza, dato nel

dì 31 di marzo del presente anno, correndo l'anno IX del suo regno, e

l'indizione dodicesima: dal che si scorge passato già all'altra vita il

re Liutprando. Ma essendo incorso questo principe nell'odio dei suoi

popoli o per vizii antecedenti, o per susseguenti cattive azioni, tolto

gli fu lo scettro, e questo conferito a _Ratchis_ ossia _Rachis_ duca

del Friuli, di cui s'è fatta menzione di sopra, signore non men pel

valore che per altre belle doti riguardevole. Nelle carte da me vedute

d'esso re, correva l'_anno II_ del suo regno nel dì 4 di marzo e nel dì

primo di settembre dell'anno 746, e l'_anno III_ nel dì 24 d'aprile

dell'anno 747, e l'_anno IV_ nell'agosto dell'anno 748, il che fa

conoscere ch'egli prima del settembre dell'anno corrente fu alzato al

soglio. Nè sì tosto il romano pontefice Zacheria[373] ebbe intesa la di

lui assunzione, che gli spedì ambasciatori, con pregarlo di lasciare per

riverenza del principe degli Apostoli in pace l'Italia. Furono ben

impiegate queste preghiere, e si ottenne da lui una tregua per venti

anni. In questi tempi, per attestato di Paolo Diacono, fiorirono due

buoni servi di Dio, cioè _Baodolino_ romito nel distretto di Foro di

Fulvio, ossia Valentino, oggidì Valenza, presso il fiume Tanaro, e

_Teodelapio_ nella città di Verona, amendue famosi allora per i miracoli

e per lo spirito di profezia. Ma l'opere loro son rimaste ascose nelle

tenebre per negligenza dei nostri maggiori, che di questi e d'altri, i

quali probabilmente vissero allora in Italia con odore di santità, niuna

vita lasciarono, o se lasciaronla, non è giunta fino a' tempi nostri.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 89 / 339 题