NOTE:

[343] Theoph., in Chronogr. Niceph., in Chronic.

[344] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 54 et 56.

[345] Anastas., in Vit. Stephan. III.

[346] Continuator Fredegar., inter Opera Greg. Turonen.

[347] Anastas., in Gregor. III, et in Additamen.

[348] Baron., Annal. Eccl. ad ann. 740.

[349] Du-Chesne, tom. 3 Rer. Franc.

[350] Baluzius, Capitular. Regum Francor. tom. 1, pag. 685.

[351] Labbe, Concilior., tom. 6.

[352] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 54.

[353] Malvasia, Marm. Felsin. Section. IV, c. 10.

[354] Anastas., in Zachar.

[355] Fontaninius, in Antiquit. Hort., lib. 2, c. 7.

[356] Anastas., in Zachar.

[357] Paulus Diacon., lib. 6, cap. 57.

[358] Dandulus, in Chron., tom. 12. Rer. Italic.

Anno di CRISTO DCCXLII. Indizione X.

ZACHERIA papa 2.

COSTANTINO Copronimo imperatore 23 e 2.

LIUTPRANDO re 31.

ILDEBRANDO re 7.

O nel precedente anno, o pur nel presente dee ragionevolmente essere

accaduta la mutazione fatta nel ducato beneventano. Paolo Diacono[359]

immediatamente dopo la presa di Spoleti seguita a dire che il re

Liutprando s'incamminò alla volta di Benevento con tutte le sue forze

per punire _Godescalco_ duca, siccome vedemmo, rivoltato contra di lui.

Ma non aspettò Godescalco l'arrivo del re armato e vittorioso. Fece

trasportare in nave tutte le preziose suppellettili del palazzo e la

moglie sua, con pensiero di fuggirsene in Grecia. A lui nulla giovò,

perchè mentre anch'egli va per imbarcarsi, i Beneventani parziali di

_Gisolfo II_, gli furono addosso e l'ammazzarono. Ebbe sua moglie la

fortuna di salvarsi e di ricoverarsi con tutto il suo avere a

Costantinopoli. Uno dei suoi reati presso il re Liutprando vo io

intendendo che fosse l'aver egli al suo dispetto preso il ducato di

Benevento senza rispettare l'autorità regale, e in pregiudizio dei

diritti competenti a _Gisolfo II_, siccome figliuolo di _Grimoaldo II_

duca. Comunque sia, arrivato Liutprando a Benevento, quivi pose per duca

esso _Gisolfo_. Però non si può mai menar buono a Camillo

Pellegrino[360] il pretendersi da lui che la caduta di Godescalco e la

assunzione di Gisolfo II sieno da riferire all'anno 752. Senza documenti

autentici non oserei io qui di contrariare a Paolo Diacono, scrittore

del presente secolo, che chiaramente mette in questi tempi la mutazione

suddetta. E però essa appartiene all'anno presente, ovvero all'anno

antecedente. Dopo avere stabilita la quiete nel ducato di Benevento, se

ne tornò indietro il re Liutprando, e mentre era nella città di Orta,

udì che papa _Zacheria_ s'era mosso da Roma per venire a trovarlo. Per

quante lettere avesse scritto il buon pontefice, non avea finora veduto

adempiuta la promessa fatta da esso re di restituire le quattro città

occupate al ducato romano: laonde si determinò di andar egli in persona

a farne istanza, ben persuaso che la maestà, da cui è accompagnato il

sublime grado di un romano pontefice, leverebbe tutti gli ostacoli

all'esecuzion de' trattati. Nè si ingannò[361]. Partito da Roma col suo

clero, animosamente si mise in viaggio per abboccarsi con Liutprando.

Appena intese il re questa sua mossa, che spedì ad incontrarlo

_Grimoaldo_ suo ambasciatore, da cui fu condotto fino a Narni. Poscia

mandandogli incontro i suoi duchi e primi uffiziali con alcuni

reggimenti di soldati, che andarono a riceverlo otto miglia lungi da

Narni, e il condussero in un venerdì a Terni città del ducato di

Spoleti. In quella città davanti alla porta della basilica di s.

Valentino se gli presentò con tutta riverenza il re Liutprando,

accompagnato dal resto dei suoi uffiziali e soldati. Entrati nella

chiesa, fecero le loro orazioni, ed usciti che furono, il re quasi per

un mezzo miglio ossequiosamente addestrò il pontefice; ed amendue

stettero quel dì nelle loro tende. Nel sabbato seguente seguì un

abboccamento, in cui il saggio pontefice con tal grazia ed efficacia

perorò, che tutta la politica infine s'inchinò alla religione.

Liutprando non solamente accordò la pronta restituzione di quelle città,

_due anni prima_ occupate, con tutti i loro abitatori, e ne fece la

donazione in iscritto; ma concedette ancora tutto quanto seppe dimandare

il papa. Cioè ridonò a s. Pietro il patrimonio, ossia i poderi della

Sabina, che trenta anni avanti gli erano stati tolti, e i patrimonii di

Narni, di Osimo, d'Ancona e di Numana, e la valle chiamata Grande nel

territorio di Sutri; e confermò la pace col ducato romano per venti anni

avvenire. Oltre a ciò, donò al pontefice tutti i prigioni da lui fatti

in varie provincie de' Romani, ed anche i Ravennati, con Leone, Sergio,

Vittore ed Agnello consoli di quella città, e spedì lettere in Toscana e

di là dal Po, acciocchè fossero messi in libertà. Or vegga il lettore se

meritava questo re che la sua memoria fosse denigrata cotanto negli

Annali ecclesiastici. Dimandò il re al papa che si degnasse di ordinare

un vescovo in Narni, il cui nome non sappiamo, giacchè era mancato di

vita _Consignense_, ossia _Costantino_, pastore di quella Chiesa, e il

papa lo compiacque. Fu fatta la funzion della consecrazione alla

presenza del re e della sua corte, e sì pia e maestosa comparve, che

molti de' Longobardi non poterono ritener le lagrime per la divozione.

Venuta la domenica, dopo la messa solenne invitato il re andò a pranzo

col papa, e passò il convito con tal piacere, ch'esso re confessò dipoi

di non aver mai mangiato in sua vita con tanto gusto. Nel lunedì si

partì il buon pontefice, e il re mandò in sua compagnia _Agiprando_ duca

di Chiusi suo nipote, e _Taciperto_ gastaldo di Toscanella, e Grimoaldo,

non tanto per onorarlo, quanto perchè gli dessero il possesso delle

soprannominate quattro città: il che fu da loro puntualmente eseguito.

In questa maniera se ne tornò a Roma carico di allori il santo padre, e

perciò accolto con incredibili acclamazioni dal popolo, al quale ordinò

di fare una general processione a s. Pietro, per rendere grazie a Dio

del buon successo dei suoi passi. Queste cose accaddero, dice Anastasio,

nell'_indizione decima_ dell'anno corrente; e però s'intende che

nell'anno 740 erano state occupate quelle quattro città, _ante

biennium_. Abbiamo poi da Niceforo[362] che in quest'anno _Artabaso_

dominante in Costantinopoli dichiarò imperadore e collega _Niceforo_ suo

figliuolo, con farlo coronare dal patriarca Anastasio. Per attestato di

Teofane[363] e di Elmacino[364], diede fine alla sua vita nell'anno

presente _Iscamo_ califa ed imperadore de' Saraceni, il quale, secondo

la testimonianza di Roderico da Toledo[365], signoreggiò l'Iconia, la

Listria, l'Alapia, la Caldea, le due Sorie, la Media, l'Ircania, la

Persia, la Mesopotamia, la Fenicia, la Giudea, l'Egitto, l'Arabia

Maggiore, l'Africa, l'Etiopia, quasi tutta la Spagna, la Linguadoca, e

parte della Guascogna: cotanto era cresciuta la potenza de' Musulmani

Saraceni. Fu dichiarato re della Francia in quest'anno _Chilperico III_,

ed intanto _Carlomanno_ e _Pippino_ divisero fra loro la parte de' beni

di Griffone loro fratello; e, secondo i più accreditati autori, in

questo medesimo anno da Pippino e da Berta sua moglie nacque _Carlo_,

che fu dipoi re ed imperadore, e giustamente si acquistò il titolo di

_Magno_. Si disputa tuttavia intorno al luogo della sua nascita fra i

Tedeschi e Franzesi. Accortisi i Veneziani che il governo limitato d'un

anno pel loro rettore riusciva di incomodo e danno al popolo, elessero

in quest'anno per loro duca o doge _Deusdedit_, figliuolo del duca Orso

ucciso; e questi ebbe anche il titolo d'ipato, ossia di console

imperiale dall'imperadore di Costantinopoli. Leggesi nel Bollario

casinense[366] una bolla, data nell'anno secondo del suo pontificato da

papa Zacheria, in favore dell'insigne monistero di Monte Casino. Ma

quivi l'_indizione II_ non corrisponde all'anno presente, e corrono

sopra quel documento altri riflessi, per i quali lo stesso cardinal

Baronio dubitò della sua legittimità.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 87 / 339 题