[329] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 54.
[330] Continuator Fredegar., apud Du-Chesne, tom. 1.
[331] Mabill., Append. de Re Diplomatica.
[332] Pagius, ad Annal. Baron.
[333] Rer. Ital. P. II, tom. 2.
[334] Antiquit. Ital., Dissertat. XXXIV.
[335] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 52.
[336] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCXL. Indizione VIII.
GREGORIO III papa 10.
LEONE Isauro imperad. 24.
COSTANTINO Copronimo Augusto 21.
LIUTPRANDO 29.
ILDEBRANDO re 5.
S'imbrogliarono in quest'anno non poco gli affari d'Italia, ma senza che
a noi sia pervenuta notizia de' veri motivi di questa turbolenza. Altro
non sappiamo da Paolo Diacono[337], se non che _Trasmondo_ duca di
Spoleti si ribellò contra del re Liutprando. Però esso re passò a quella
volta coll'esercito, affine di dargli il dovuto gastigo. Alle forze di
questo re, e re bellicoso, non potè resistere Trasmondo, e lasciato in
balia di lui tutto il paese, scappò a Roma: dopo di che Liutprando creò
duca di Spoleti _Ilderico_ suo fedele. Ascoltiamo ora Anastasio[338], o
chiunque sia l'autore della Vita di papa Zacheria, che ci ha conservato
varie particolarità di quegli avvenimenti. Scrive egli che l'Italia e il
ducato romano furono in gran turbazione, perchè essendo perseguitato dal
re Liutprando Trasmondo duca di Spoleti, questi si rifugiò in Roma. Fece
istanza il re per averlo nelle mani, perchè probabilmente v'era
convenzione fra l'uno e l'altro stato di darsi vicendevolmente i ribelli
e servi fuggitivi. Ma papa _Gregorio III_ e _Stefano_ patrizio e duca, e
l'esercito romano ricusarono di darlo. Per questo rifiuto, irritato il
re, entrò nel ducato romano, e colla forza s'impadronì di quattro città
romane, cioè di Amelia, Orta, Polimarzo (ossia Bomarzo, creduto da altri
Palombara) e Blera, ossia Bleda. Ciò fatto, e lasciate quivi delle buone
guarnigioni, se ne tornò a Pavia, correndo il mese d'agosto della
_Indizione II_. Convengono gli eruditi in credere che s'abbia quivi a
scrivere nella _Indizione VIII_ corrente fino al settembre dell'anno
presente. Ma da che si vide Liutprando allontanato cotanto da quelle
contrade, Trasmondo fatta lega coi Romani, e tirato in essa anche
_Godescalco_ duca di Benevento, si mise all'ordine per ricuperare il
perduto ducato. Raunossi a questo effetto quanto v'era di soldatesche
nel ducato romano, e da due parti entraron quegli armati nelle terre di
Spoleti. I primi a darsi furono quei di Marsi, di Forconio, di Valva e
di Penna, terre d'esso ducato, oggidì del regno di Napoli. Entrati gli
altri nella Sabina (parte allora del medesimo ducato), trovarono il
popolo di Rieti ubbidiente ai loro cenni. Così felici successi furono
cagione che Trasmondo senza fatica ricuperasse anche la città di
Spoleti, e tutto insieme il restante del ducato. Il conte di
Campello[339], a cui la immaginazione sua forniva tutti i colori per
descrivere quei fatti, come se vi fosse stato presente, quantunque
confonda non poco i tempi e le imprese, scrive che _Ilderico_, posto dal
re Liutprando per duca in quelle contrade, restò ucciso in questi
contrasti. Onde l'abbia egli preso nol so, nè si veggono le citazioni
ch'egli qui aveva promesso. Ora certo è che quel ducato ritornò
all'ubbidienza di Trasmondo. Nel registro del monistero di Farfa si
legge una donazione d'esso duca, fatta _mense januario Indictione VIII_,
che potrebbe appartenere a quest'anno prima della ribellione. Chi poi di
sua testa vuol qui farci credere che Liutprando altro motivo per
imprendere questa guerra non avesse fuorchè l'ansietà di sottomettere al
suo totale dominio i duchi e ducati di Spoleti e Benevento, e che Leone
Isauro avesse mano in questi torbidi per opprimere i papi contrarii alle
sue perverse opinioni, parlano in aria, qualora non adducano la autorità
degli antichi. In quest'anno, per attestato del Dandolo[340], fu
governata Venezia da _Gioviano_, o _Giuliano_ Ipato, cioè _console
imperiale_, uomo nobile e cospicuo per le molte sue virtù, in riguardo
delle quali egli meritò un sì fatto onore[341]. Ciò che significhi
questo titolo, già ce lo ha detto il Dandolo, siccome ancora chi lo
conferisse. Ma c'è un bel passo a noi conservato da Francesco Sansovino,
che egregiamente dà lume ad esso e a noi cognizione dello stato di
questi tempi. Parla de' popoli dell'Istria, i quali nell'anno 804
sottoposti a Carlo Magno e a Pippino suo figliuolo re d'Italia, si
lagnavano in una scrittura di _Giovanni_ duca, loro governatore[342].
_Ab antiquo tempore_, diceano essi, _dum fuimus sub potestate Graecorum
imperii, habuerunt parentes nostri consuetudinem habendi actus
tribunati, domesticos, seu vicarios, necnon loci servatores. Et per
ipsos honores ambulabant ad communionem, et sedebant in consessu
unusquisque pro suo honore. Et qui volebant meliorem honorem habere de
tribuno, ambulabant ad imperium_ (imperatorem), _qui illum ordinabat
hypatum. Tunc ille, qui imperialis erat hypatus, in omni loco secundum
illum magistratum militum praecedebat._ Così noi troviamo nelle città di
Napoli, di Gaeta e di Amalfi, sottoposte ai greci Augusti, i governatori
di esse, col titolo ora di _duchi_, ora d'_ipati_, ossia di _consoli_ ed
ora di _maestri de' militi_.