[323] Othon., in Vit. S. Bonifacii, lib. 1, cap. 28.
[324] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 56.
[325] Camil. Peregrinus, Hist. Princ. Langob. tom. 2 Rer. Italic.
[326] Blancus, in Notis ad Paul. Diac., tom. 1 Rer. Ital.
[327] Saxius, in Notis ad Sigonium, de Reg. Ital.
[328] Dandulus, in Chron., tom. 12 Rer. Italic.
Anno di CRISTO DCCXXXIX. Indiz. VII.
GREGORIO III papa 9.
LEONE Isauro imperad. 23.
COSTANTINO Copronimo Augusto 20.
LIUTPRANDO re 28.
ILDEBRANDO re 4.
Più vigorosi che mai tornarono in quest'anno i Saraceni ad infestare la
Francia. Presero, per attestato di Paolo Diacono[329], la città d'Arles,
e portarono la desolazione per tutta la Provenza. Carlo Martello,
governator d'essa Francia, stimò bene in questa congiuntura di chiamare
in aiuto il re Liutprando, e a questo fine gli spedì ambasciatori con
dei regali. Liutprando tra per la stretta amicizia ch'egli saggiamente
mantenne sempre colla nazione franca, e perchè non gli piacea d'avere
per confinanti al suo regno quegl'infedeli sempre ansanti dietro a nuove
conquiste, montò senza dimora a cavallo, e con tutta la sua armata
marciò in soccorso dell'amico principe. Fu cagion questa mossa che i
Saraceni, abbandonata la Provenza, si ritirarono nella lor Linguadoca.
Si sa dal Continuatore di Fredegario[330] che Carlo Martello anch'egli
con tutto il suo sforzo venne in Provenza, ricuperò quelle terre e
città, e, secondo l'uso suo, come se fossero paese di conquista, le unì
al suo dominio. Cessato il bisogno, Liutprando se ne tornò col suo
esercito a casa. Truovasi in quest'anno la fondazione dell'insigne
monistero della Novalesa a piè del monte Cenisio, diocesi allora del
vescovo di Morienna. Lo strumento fu dato alla luce dal p.
Mabillone[331], e, siccome egli e il p. Pagi[332] hanno osservato, le
note cronologiche di quel documento appartengono all'anno presente, in
cui il fondatore _Abbone_, ricchissimo signore, donò a quel sacro luogo
un'immensa quantità di beni, posti in varii contadi di qua e di là
dall'Alpi Cozie. Crebbe poscia quel monistero in credito di santità, e
molto più in ricchezze, come era in uso di questi tempi, ne' quali gran
copia di stabili colava ogni dì nelle chiese e ne' monisteri _pro
redemptione animae suae_. Si legge ancora la cronica antica d'esso
monistero, pubblicata dal Du-Chesne, e da me accresciuta[333] nel corpo
_Rerum Italicarum_, ma contenente fra molte verità non poche favole. E
perciocchè il prurito d'ingrandir l'origine delle città e delle
famiglie, passò talvolta anche nei monaci per dare maggior lustro alla
fondazione de' lor monisteri, non bastò a quei della Novalesa di avere
_Abbone_, uomo privato, per lor fondatore; vollero ancora che questo
_Abbone_ fosse patrizio romano, gran dignità in questi tempi, ma sognata
in esso Abbone. Ho io osservato altrove[334], che anche in Padova col
tempo fu spacciato per fondatore del celebre monistero di santa Giustina
_Opilione patrizio_, ma con documenti che non sussistono. Quello della
Novalesa, benchè servisse con parte delle sue sostanze a fondare il
cospicuo monistero di _Breme_, o _Bremido_ nel Monferrato, e tuttochè
decaduto dall'antico splendore, pure conserva alcuna delle sue
prerogative, perchè ornato di autorità diocesana, ridotto per altro in
commenda, di cui oggidì è abate commendatario il signor Carlo Francesco
Badia, insigne fra i sacri oratori. Circa questi tempi _Ratchis_ duca
del Friuli, forse irritato da qualche insolenza de' vicini Schiavoni, e
perchè essi negavano un annuo tributo solito a pagarsi da essi al
principe d'esso Friuli[335], col suo esercito entrò nella Carniola da
essi posseduta, e fece un gran macello di quella gente, e devastò tutto
il loro paese. Accadde che una brigata d'essi Schiavoni venne addosso al
medesimo Ratchis senza lasciargli tempo da farsi dare la lancia dal suo
scudiere. Ma egli colla mazza che aveva in mano sì fieramente percosse
sul capo al primo che se gli appressò, che lo stese morto a terra, e
questo colpo bastò a sbrigarlo dagli altri. Fu nell'anno presente,
secondo l'asserzione di Andrea Dandolo[336], creato maestro de' militi,
cioè governatore di Venezia, _Deusdedit_ figliuolo del duca _Orso_,
ucciso già nelle fazioni di quel popolo. Questo onore a lui fu fatto in
ricompensa delle ingiurie e dei danni in addietro sofferti.