[307] Antiquit. Italic., Dissert. XXI.
Anno di CRISTO DCCXXXV. Indizione III.
GREGORIO III papa 5.
LEONE Isauro imperadore 19.
COSTANTINO Copronimo Augusto 16.
LIUTPRANDO re 24.
Godeva intanto _Gregorio_ papa pace, quantunque non godesse della grazia
dell'imperadore _Leone_ Iconomaco, perchè i Greci non aveano forza o
maniera di comandare a bacchetta in Roma, e il popolo romano si trovava
unito per sostener l'onore delle sacre immagini, e per non lasciarsi
calpestare dall'adirato Augusto, cui per altro riconoscevano per loro
signore. Attendeva dunque esso papa a ristorare ed ornar le chiese, ad
ergere monisteri, e lasciar dappertutto segni della sua pia munificenza,
che sono diligentemente annoverati nella di lui vita presso
Anastasio[308]. All'incontro Leone Augusto era intento a punire o colla
morte o coll'esilio chiunque ardiva di difendere il culto delle sacre
immagini, e non mancarono de' martiri sotto di lui e de' suoi successori
per questo. Venuto a morte nell'anno presente _Eude_ celebre duca
d'Aquitania e Guascogna[309], _Carlo Martello_, governatore di nome, re
di fatti, della monarchia franzese, corse tosto ad occupar coll'armi
quelle contrade. Avea Eude lasciato dopo di sè due figliuoli, _Unaldo_ e
_Attone_ (lo stesso è che _Azzo_ ed _Azzone_), i quali vigorosamente
sostennero, finchè ebbero forze, le loro ragioni. Durò la guerra fino
all'anno seguente, in cui, o, siccome io credo, che si venisse ad un
aggiustamento, o che Carlo volesse acquistarsi la gloria di principe
moderato, si sa che egli dichiarò e lasciò ad _Unaldo_ tutto quel
ducato, o almen parte d'esso, ma con obbligarlo a giurar fedeltà ed
omaggio non già al re Teoderico IV, ma a sè stesso, e a _Pippino_ e
_Carlomanno_ suoi figliuoli. Altrettanto avea egli fatto nell'anno
precedente nel ricuperar Lione ed altre città dalle mani de' Saraceni, e
nello impossessarsi del regno della Borgogna, con porre ivi dei suoi
uffiziali e vassalli, come in paese di suo proprio dominio. In questa
maniera andava egli istradando sè stesso, oppure i suoi figliuoli al
regno: il che si vedrà effettuato a suo tempo. E perciocchè il saggio re
_Liutprando_ coltivava con gran cura l'amicizia coi re franchi e con
esso Carlo Martello, e all'incontro per le sue mire alla corona anche
Carlo Martello si studiava di mantener buona intelligenza col medesimo
re Liutprando, volle circa questi tempi (e forse prima) lo stesso Carlo
dare un solenne attestato della sua confidenza ed amistà al re suddetto.
Pertanto mandò a Pavia _Pippino_ suo primogenito a visitar
Liutprando[310], e a pregarlo che volesse accettarlo per figliuolo
d'onore. Volentieri acconsentì il re Liutprando, e la funzione ne fu
fatta con tutta solennità, avendo esso re di sua mano tagliati i capelli
al giovane Pippino, con che si veniva, per testimonianza di Paolo
Diacono, a significare, secondo lo stile d'allora, che il teneva da lì
innanzi per suo figliuolo. Poscia, dopo averlo regalato con magnifici
doni, il rimandò in Francia al suo padre naturale.