NOTE:

[296] Pagius, ad Annal. Baron.

[297] Anastas., in Gregor. III.

[298] Chron. Petav. apud Du-Chesne.

[299] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 50 et 55.

[300] Blancus, in Notis ad Paul. Diac. tom. I Rer. Italic.

[301] Chron. S. Sophiae apud Ughel. Ital. Sacr. tom. 8.

Anno di CRISTO DCCXXXII. Indizione XV.

GREGORIO III papa 2.

LEONE Isauro imperad. 16.

COSTANTINO Copronimo Augusto 13.

LIUTPRANDO re 21.

Chiarito oramai il sommo pontefice _Gregorio III_ che a nulla giovavano

presso dell'imperadore Leone le preghiere ed esortazioni perchè

desistesse dalla guerra mossa contro le sacre immagini, nell'anno

presente raunò nella basilica vaticana un concilio di novantatrè vescovi

d'Italia[302], fra' quali furono i principali _Antonio_ patriarca di

Grado e _Giovanni_ arcivescovo di Ravenna, e vi intervenne ancora tutto

il clero romano coi nobili e col popolo d'essa città. Quivi fulminò la

scomunica contra chiunque deponesse, distruggesse, profanasse o

bestemmiasse le sacre immagini; ed egli il primo, e poi tutti gli altri

prelati ne sottoscrissero il decreto. Ciò fatto, ingegnossi di far

sapere la risoluzion del concilio agl'imperadori, con far loro premura

perchè si rimettessero ne' sacri templi le immagini, e spedì le lettere

per Costantino difensore. Questi ancora fu arrestato in Sicilia, e quivi

detenuto prigione quasi per un anno intero, e le lettere gli furono

tolte, con rimandarlo in fine caricato d'ingiurie e di minacce. Tutti

poscia i popoli dell'Italia formarono varie suppliche ai predetti

Augusti in favor delle sacre immagini, e le inviarono forse nell'anno

seguente alla corte; ma questi scritti incorsero nella medesima

disavventura, perchè furono intercetti da _Sergio_ patrizio e generale

dell'armi in Sicilia, i portatori cacciati in prigione, e rilasciati

solamente dopo otto mesi col regalo di molte ingiurie. Non lasciò per

questo lo zelante papa di scrivere altre lettere vigorose tanto ad

_Anastasio_ usurpatore del patriarcato costantinopolitano, quanto a

_Leone_ e _Costantino_ Augusti intorno al medesimo affare, e le mandò

alla corte per Pietro difensore, verisimilmente per altra via che per

quella di Sicilia; e contuttochè Anastasio bibliotecario non ne dica

l'esito, pure si sa che tanto gl'imperadori quanto Anastasio stettero

fermi nella lor condannata determinazione. Già è deciso presso gli

eruditi, che continuando i Saraceni di Spagna le loro scorrerie nella

Gallia con incendiare e saccheggiar dovunque giugnevano, sicchè molte

città restarono desolate dalla loro barbarie, _Eude_ duca d'Aquitania,

al cui paese specialmente toccò questo flagello, veggendosi a mal

partito, o prima, ovvero allora pacificossi con _Carlo Martello_, e

implorò il suo aiuto contra di quegl'infedeli. Unitisi dunque i due

valorosi principi con una poderosa armata, furono ad affrontare i nemici

presso della città di Poitiers, diedero loro battaglia, e poscia una

memorabile sconfitta per valore specialmente delle truppe che Carlo avea

seco condotte dall'Austrasia, cioè della Germania. Paolo Diacono[303] fa

menzione anche egli di questa insigne vittoria, con dire che vi

restarono morti trecento settantacinquemila Saraceni, e solamente mille

e cinquecento Cristiani. Forse in tutta la Spagna e Linguadoca non v'era

sì gran numero di combattenti Saraceni; e certo il buon Paolo spacciò

qui la nuova di quel conflitto, quale correva fra il rozzo popolo, cioè

stranamente ingrandita dall'odio che meritamente si portava da'

Cristiani a quell'empia e finor trionfante nazione. Anche Anastasio

bibliotecario fa menzione di essa vittoria, con riferire lo stesso

numero di uccisi, ed attribuirlo al solo duca Eude. Ma sì egli che

Paolo, dicendola accaduta nel pontificato di papa Gregorio II, e circa

l'anno 725, confondono insieme due diverse vittorie, essendo certo che

quella del presente anno fu veramente la più riguardevole contro quei

Barbari, e che la gloria ne è principalmente dovuta al valore e alle

milizie di Carlo Martello. E di qui ancora pare che risulti non essere

stata scritta da autore alcuno contemporaneo la vita d'esso papa

Gregorio II, e che chi la scrisse, dovette copiar da Paolo Diacono

cotali avvenimenti.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 77 / 339 题