NOTE:

[294] Anastas., in Gregor. II.

[295] Adriani I Papae Epistol. in fine Concil. Nic. II.

Anno di CRISTO DCCXXXI. Indiz. XIV.

GREGORIO III papa 1.

LEONE Isauro imperad. 15.

COSTANTINO Copronimo Augusto 12.

LIUTPRANDO re 20.

Fu questo l'ultimo anno della vita di papa _Gregorio II_, essendo egli

stato chiamato da Dio nel dì 11 di febbraio al premio eterno delle sue

virtù e fatiche in pro della religione cattolica, e meritevolmente

riconosciuto per santo. Verso l'ordine monastico esercitò egli non poco

la sua beneficenza, fondando nuovi monisteri, e ristorando i vecchi;

stese la sua liberalità a varie chiese; e lasciò una perpetua memoria

della sua pietà, dottrina e prudenza in mezzo di varii sconcerti della

religione e del secolo. Dopo un mese e cinque giorni di sede vacante, se

vogliamo seguitare il padre Pagi[296] ed alcuni esemplari di Anastasio

bibliotecario, fu eletto e consacrato papa, con assenso ed applauso

universale, _Gregorio III_, soriano di nazione. Ma nella vita del

medesimo presso lo stesso Anastasio si legge, ch'egli contra sua voglia

fu eletto nel tempo che si faceano i funerali al defunto Gregorio II, e

però non già un _mese e cinque giorni_, ma solamente _cinque giorni_,

dovrebbe essere durata la vacanza della Sede pontificia; se non che in

essa vita si parla solamente dell'_elezione_, restando in dubbio se

immediatamente ne seguisse la _consecrazione_, per cui veramente

l'eletto cominciava il suo pontificato. Fa un grande elogio di questo

novello pontefice Anastasio[297], o chiunque sia l'autore della sua

vita, rappresentandocelo dotto nella lingua greca e latina, che recitava

a memoria tutto il salterio, eloquente predicatore, amatore de' poveri,

redentor degli schiavi, e vivo esemplare d'ogni cristiana virtù. Non

tardò lo zelante pontefice a scrivere delle forti lettere agl'imperadori

_Leone e Costantino_, esortandoli a desistere dalla persecuzione delle

sacre immagini; e questi suoi sentimenti ed esortazioni inviò a

Costantinopoli per mezzo di Giorgio prete. Ma questi giunto colà,

veggendo l'aspro trattamento che si faceva a chiunque osava di opporsi

alle determinazioni degli Augusti, per timor della pelle se ne tornò a

Roma senza presentar quelle lettere. Confessò il suo fallo al pontefice,

il quale, sdegnato per la di lui pusillanimità, raunato il concilio,

volle degradarlo dal sacerdozio. Tante nondimeno furono le preghiere dei

padri e dei nobili laici, che si contentò di dargli una buona penitenza,

con patto che ritornasse alla corte colle stesse lettere. Andò egli in

fatti, ma dai ministri imperiali nel passare per la Sicilia fu ritenuto,

e stette quasi un anno esiliato in quelle parti. Provò in questi tempi

la Gallia qual fosse la crudeltà e l'odio de' Saraceni contro de'

Cristiani. Divenuti essi già padroni della Linguadoca, passarono il

Rodano, s'impadronirono della città di _Arles_, assediarono quella di

_Sens_, ma non poterono mettervi il piede, mercè dell'animo che fece in

tal congiuntura ai cittadini s. _Ebbone_ vescovo di quella città[298].

Distrussero poi assaissime chiese, monisteri e castella, lasciando

dappertutto segni del loro furore con incendii e stragi de' miseri

cristiani. Intanto i due eroi della Francia _Carlo Martello_ ed _Eude_

duca dell'Aquitania, in vece di volgere le armi contra di

quegl'infedeli, ad altro non pensavano che a scannarsi l'un l'altro, e a

sagrificar le vite de' popoli franchi alla loro ambizione. Toccò la

peggio in una delle due battaglie ad Eude, e Carlo per due volte entrato

nell'Aquitania, diede il guasto al paese con riportarne un immenso

bottino a casa.

Avea _Romoaldo II_, duca di Benevento[299] sposata in seconde nozze

_Ranigonda_ figliuola di _Gaidoaldo_ duca di Brescia. Ma egli terminò i

suoi giorni circa questi tempi, oppure nell'anno 733, come pensa il

Bianchi[300]. All'incontro Camillo Pellegrino fu di parere che avvenisse

la morte di quel duca nell'anno 720, e che dopo lui per due anni

governasse quel ducato un _Aodelao_, ossia _Audelao_, e che a lui

succedesse nell'anno 724 _Gregorio_, che da Paolo Diacono vien chiamato

_nipote del re Liutprando_, e creato duca da esso re. Ma avendo noi

veduto all'anno 729 che il re suddetto andò per sottomettere al suo

dominio il duca di Benevento, e volle ostaggi da esso, non par molto

verisimile che allora comandasse ai Beneventani _Gregorio_, il quale,

siccome nipote e creatura del re Liutprando, avrebbe dovuto conservar

buona armonia collo zio. Certo è che ci mancano lumi per diradar queste

tenebre; ma non è improbabile che circa i presenti tempi succedesse

l'assunzione di _Gregorio_ al ducato di Benevento, perchè torneremo a

vedere all'anno 740 irato il re Liutprando contro del duca di Benevento,

ed allora è probabile che il suddetto Gregorio non si contasse più tra i

vivi. Però sia a me lecito di riferire qui ciò che ha detto Paolo

Diacono intorno a questo affare. Scrive egli, che essendo mancato di

vita _Romoaldo II_ duca di Benevento, dopo aver comandato per ventisei

anni, lasciò dopo di sè un figliuolo di poca età, nominato _Gisolfo II_.

Contra di lui insorsero alcuni che anche tentarono di levarlo dal mondo;

ma il popolo di Benevento, avvezzo alla fedeltà verso i suoi principi,

gli salvò la vita con uccidere chi s'era sollevato contro di lui.

Probabilmente quell'_Audolao_ duca, menzionato nella Cronica di santa

Sofia[301], ma non conosciuto da Paolo Diacono, o da lui apposta omesso,

perchè considerato quale usurpatore, dovette occupar quel ducato e

tenerlo per due anni. Ora il re Liutprando, che vedeva di mal occhio lo

sconvolgimento di quelle contrade, e che dovette temere che i Greci

vicini e nemici non profittassero d'una tal turbolenza, e dell'età di

_Gisolfo II_ incapace a reggere un sì vasto dominio, e in pericolo di

perdere la vita, si portò a Benevento apposta, e levatone il fanciullo

Gisolfo, vi pose per duca _Gregorio_ suo nipote, la cui moglie si

appellò _Giselberga_. Dato in questa maniera buon sesto alle dissensioni

di quel ducato, se ne tornò il re Liutprando a Pavia, conducendo seco il

suddetto _Gisolfo_, ch'egli fece nobilmente allevare come se fosse

proprio figliuolo; e giunto che fu all'età convenevole, gli diede per

moglie _Coniberga_, ossia _Scauniberga_, di nobil sangue; e questi poi a

suo tempo fu creato duca di Benevento dal medesimo re Liutprando.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 76 / 339 题