[283] Baron., Annal. Eccl.
[284] Pagius, ad Annal. Baron.
[285] Theoph., in Chronogr.
[286] Camill. Peregr., de Fin. Ducat. Beneventan., tom. 5 Rer. Ital.
[287] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Italic.
[288] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 54.
[289] Agnell., in Vit. Episcopor. Ravennat., tom. 2 Rer. Italic.
[290] Anastas., in Vita Zachariae Papae.
[291] Id., in Vit. Gregor. II.
[292] Campelli, Storia di Spoleti, lib. 3.
[293] Theoph., in Chronogr.
Anno di CRISTO DCCXXX. Indiz. XIII.
GREGORIO II papa 16.
LEONE Isauro imper. 14.
COSTANTINO Copronimo Augusto 11.
LIUTPRANDO re 19.
Per attestato di Anastasio[294], fecesi in quest'anno una sollevazione
d'alcuni popoli nel ducato romano. Un certo _Tiberio_, per soprannome
_Petasio_, gl'indusse a ribellarsi contra dell'imperadore, e
specialmente fu a lui, come a signore, giurata fedeltà da quei di
_Maturano_, oggidì creduto _Barberano_, dal popolo di _Luni_, e da quel
di _Blera_ o _Bleda_. Credo scorretta la parola _Lunenses_, perchè Luni
città marittima, situata al fiume Magra, era sotto i Longobardi e troppo
lontana, nè potè ribellarsi contro chi non ne era padrone. Anastasio
parla di popoli posti in quella provincia romana, che oggidì si chiama
il patrimonio. Vicino a Barberano e Bleda si vede _Viano_; forse volle
parlar lo storico di quella terra. Trovavasi allora l'esarco _Eutichio_
in Roma, e turbossi forte a questo avviso; ma il buon papa _Gregorio_
fece a lui coraggio, ed animò l'esercito romano, seco mandando ancora
alcuni dei principali ministri di sua corte. Andarono i Romani, presero
il capo ribello Petasio, la cui testa fu inviata a Costantinopoli; e con
tutto ciò non poterono essi Romani ottenere l'intera grazia
dell'imperador Leone. Questi sempre più andava peggiorando nell'odio
contro le sacre immagini, e perciocchè un forte ostacolo all'esecuzion
dei suoi perversi voleri era il santo patriarca _Germano_, in quest'anno
appunto il costrinse a ritirarsi nella casa paterna, e a lui sostituì
nel patriarcato un indegno suo discepolo, nomato _Anastasio_.
L'ambizione di costui per ottenere quell'insigne dignità il trasportò ad
abbracciare e secondare gl'iniqui sentimenti dell'imperadore. Significò
egli ben tosto l'esaltazione sua al romano pontefice; ma trovandolo esso
papa macchiato degli errori iconoclastici, nol volle riconoscere per
vescovo, e gl'intimò la scomunica se non si ravvedeva dei suoi falli.
Colla scorta di questo malvagio patriarca l'imperadore più che mai si
diede a far eseguire i suoi sregolati editti, e a perseguitar chi non
voleva ubbidire, con dar anche la morte a non pochi che contrastavano a'
suoi ingiusti voleri. Credesi inoltre dal padre Pagi che per vendicarsi
del santo papa Gregorio, egli facesse staccare dal patriarcato romano
tutti i vescovati dell'Illirico, della Calabria e Sicilia, che dianzi
immediatamente dipendevano dal papa, aggregandoli al patriarcato di
Costantinopoli. Ciò apparisce da una lettera[295] di papa Adriano I a
Carlo Magno. E può dirsi che di qui traesse principio la funesta
division della Chiesa greca dalla latina: divisione in vari tempi
interrotta e non mai estinta, anzi rinforzata poi maggiormente da Fozio
e da altri ambiziosi o maligni patriarchi, e che dura tuttavia.
Nondimeno è incerto se questa smembrazione accadesse sotto questo papa,
oppur sotto il suo successore Gregorio III, come io credo piuttosto.
Veggasi all'anno 733.