[267] Theoph., in Chronogr.
[268] Niceph., in Chron.
[269] Andreas Dandulus, tom. 12 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCCXXVII. Indiz. X.
GREGORIO II papa 13.
LEONE Isauro imperad. 11.
COSTANTINO Copronimo Augusto 8.
LIUTPRANDO re 16.
Abbenchè in questi tempi per cagione della nascente eresia
degl'iconoclasti accadessero molte novità in Italia, pure non abbiamo un
filo sicuro per distinguere i tempi, e quasi neppure disbrogliare quegli
avvenimenti, de' quali i soli Anastasio bibliotecario e Paolo Diacono ci
han conservata una confusa memoria. Li riferirò io con quell'ordine che
mi parrà più verisimile. Allorchè l'imperador _Leone_ ebbe scorto[270]
quanto il romano pontefice fosse alieno dal concorrere ne' suoi perversi
sentimenti, tornò a scrivergli più imperiosamente, facendogli sapere che
ubbidisse, se gli premeva d'aver la sua grazia, altrimenti ch'egli
finirebbe d'esser papa. Allora l'intrepido pontefice _Gregorio_, ben
intendendo i pericoli della Chiesa e i propri, saggiamente si accinse
alla difesa. Con sue lettere avvisò i popoli italiani dell'insulto che
voleva fare il malvagio imperadore alla religione; cominciò a star cauto
per la propria persona; e molto più è da credere che con più vigore che
mai rispondesse a Leone. Il cardinale Baronio[271] rapporta due sue
lettere, come scritte da esso papa nell'anno precedente 726 al medesimo
imperadore. Pretende all'incontro il padre Pagi[272] che queste
appartengano all'anno 730. Forse niun di loro ha colto nel segno.
Sappiamo ben di certo che l'infuriato imperadore si diede a studiar
tutte le vie per levar dal mondo il santo pontefice. Pare che Anastasio
metta come avvenuti quegli empii suoi tentativi contro la vita del papa
prima che spuntasse la persecuzione delle sacre immagini, adducendo come
commosso a sdegno l'imperadore, perchè il pontefice Gregorio s'era
opposto all'imposizione d'un _censo_, ossia tributo, o capitazione,
ch'esso Augusto voleva esigere dai popoli d'Italia. Mette ancora
l'assedio di Ravenna quasi fatto dal re _Liutprando_ prima
dell'attentato contro esse immagini. A me sembra più verisimile che il
primo anello di questa catena sia stato l'empio editto di Leone Isauro
per cui cadde dalla sua grazia papa Gregorio, e s'imbrogliarono le cose
in Italia. Teofane[273] scrive, che dopo aver esso pontefice con sua
decretale esortato indarno l'imperadore perverso a non voler mutare i
riti stabiliti dai santi Padri intorno all'immagini, vietò che se gli
pagassero da lì innanzi i tributi. Può essere che Teofane s'ingannasse
in credere negati a Leone anche i tributi soliti, quando l'opposizione
probabilmente fu di un censo nuovo, ossia d'una capitazione, che
nuovamente si voleva introdurre; ma forse gli è da prestar fede allorchè
dice fatta cotale opposizione. Pare eziandio molto credibile che il re
Liutprando si prevalesse della buona occasione di profittar sopra gli
Stati imperiali, dappoichè vide alterati forte gli animi degli Italiani
contra del prevaricatore Augusto, il quale all'eresia aveva aggiunta la
persecuzione del papa. In fatti abbiamo da Anastasio[274] che per ordine
suo fu cospirato in Roma contro la vita del santo pontefice da _Basilio_
duca, da Giordano cartulario, e da Giovanni soprannominato Lurione, con
participazione e consenso di _Marino_ imperiale spatario, mandato
dall'imperadore col titolo di duca, ossia governatore di Roma. Volle
Iddio che non seppero mai trovare apertura di eseguir l'empio concerto,
e intanto Marino infermatosi passò al mondo di là. Arrivò dipoi _Paolo_
patrizio inviato in Italia _esarco_, e coll'intelligenza e colle spalle
di lui seguitarono i congiurati la lor trama contro del buon pontefice.
Ma venuto alla luce il loro disegno, commosso il popolo romano trucidò
Giovanni e Lurione. Basilio fu costretto a farsi monaco, e ristretto in
un monistero, quivi terminò i suoi giorni. Non istette per questo
l'esarco Paolo di proseguire nel suo sacrilego pensiero di torre la vita
al pontefice, e di sostituirne un altro a suo piacimento, per avere
libero il campo a spogliar le chiese di Roma, siccome avea fatto in
varii altri luoghi. Venne anche da Costantinopoli un altro spatario con
ordine di deporre papa Gregorio. Lo stesso esarco a questo fine raunò
quanti soldati potè in Ravenna, e gl'inviò alla volta di Roma, sperando
che con questo rinforzo i congiurati verrebbono a capo della loro iniqua
intenzione. Ma ciò risaputo, tanto il popolo romano, quanto i Longobardi
del ducato di Spoleti e della Toscana si misero in armi, e fecero buone
guardie al ponte Salario e ai confini del ducato romano, affinchè i mal
intenzionati non potessero passare. Il conte Campello nella Storia di
Spoleti, scrivendo che seguì in tal congiuntura una battaglia fra gli
imperiali e Trasmondo duca di Spoleti, colla vittoria in favore
dell'ultimo, di sua testa v'ha aggiunto questo abbellimento, non men che
l'orazione fatta da esso duca alle sue milizie. Probabilmente nell'anno
presente accaddero tutti questi movimenti e sconcerti. Dalla vita di s.
Giovanni Damasceno, scritta da Giovanni patriarca di Gerusalemme[275],
ricaviamo ch'esso Damasceno abitante in Damasco nel dominio de' Saraceni
e ministro del loro califfa, appena intese lo editto di Leone Isauro,
che prese la penna in difesa delle sacre immagini. Leggonsi le di lui
orazioni su questo argomento. Da essi Saraceni fu appunto nell'anno
presente assediata la città di Nicea, metropoli della Bitinia, ma Iddio
miracolosamente la preservò dalle loro unghie.