NOTE:

[261] Anastas., in Gregor. II.

[262] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 46.

[263] Mabill., Saecul. Benedict. tom. II.

[264] Idem, Annal. Benedictin. lib. 20, cap. 53.

[265] Antiquit. Italic. Dissert. LXVII.

[266] Dandul., in Chronic., tom. 12 Rer. Italic.

Anno di CRISTO DCCXXVI. Indiz. IX.

GREGORIO II papa 12.

LEONE Isauro imperad. 10.

COSTANTINO Copronimo Augusto 7.

LIUTPRANDO re 15.

Cominciò in quest'anno _Leone Isauro_ una tragedia che sconvolse non

poco la Chiesa di Dio, e pose i fondamenti per far perdere l'Italia

agl'imperadori greci. Per attestato di Teofane[267], di Niceforo[268] e

d'altri storici, fra le isole di Tera, o Terasia, per alcuni giorni il

mare bollì furiosamente, uscendo da un vulcano sottomarino un fumo

infocato ed un'immensa moltitudine di pomici che si sparsero per tutta

l'Asia Minore, per Lesbo e per le coste della Macedonia, con essere nata

in quel mare un'isola, che si andò ad unire a quella di Jera. Anche a'

dì nostri, cioè nell'anno 1707, una somigliante isola sorse dal mare

poco lungi da quella di Santerine: sopra il quale avvenimento abbiamo le

osservazioni del celebre filosofo e cavaliere Antonio Vallisnieri. Per

questo naturale accidente fu grande lo spavento de' popoli anche a'

tempi di Leone Isauro, e un perfido rinegato per nome Beser, che aveva

abbracciata la superstizione degli Arabi, e s'era poi introdotto nella

corte imperiale, se non prima, certo di questa congiuntura seppe ben

prevalersi appresso l'imperadore per fargli credere irato Dio contro de'

cristiani, a cagion delle immagini che essi tenevano e veneravano ne'

sacri templi. Abbiamo dei riscontri che veramente si fossero introdotti

degli abusi nell'uso e culto delle sacre immagini, come anche si

osservava ne' tempi addietro fra i Russiani, ossia fra i Moscoviti,

uniti alla Chiesa greca. Ma questi tali abusi non fecero, nè fanno, che

per cagion d'essi s'abbiano ad abolir le stesse immagini, perciocchè,

siccome han dimostrato uomini di gran sapere, l'uso d'esse immagini e il

culto ben regolato di quelle, non solamente è lecito, ma riesce anche

utile alla pietà della plebe cristiana e cattolica. Ora Leone Augusto

infatuato della gran penetrazione della sua mente, e sedotto dal maligno

consigliere, con usurpare i diritti del sacerdozio, pubblicò un editto,

contenente l'ordine che fossero vietate da lì innanzi, e si togliessero

tutte le sacre immagini per le terre all'imperio romano suggette,

chiamando idolatria l'adorarle, ossia il venerarle. Tale fu il principio

della eresia degl'iconoclasti. Gran commozione si suscitò per questo

sconsigliato ed iniquo divieto fra i popoli suoi sudditi, detestando la

maggior parte d'essi come eretico e di sentimenti maomettani

l'imperadore: e tanto più perchè si seppe ch'egli aveva in abbominazione

le sacre reliquie e negava l'intercession de' Santi appresso Dio, cioè

impugnava dogmi stabiliti nella Chiesa cattolica, con impugnar egli

stesso la professione della fede, da lui fatta nella sua assunzione al

trono imperiale, e senza voler sopra ciò ascoltare il parer de' vescovi,

eletti da Dio per custodi della dottrina spettante alla fede. Passarono

perciò gli abitanti della Grecia e delle isole Cicladi ad un estremo con

ribellarsi all'imperador Leone, e proclamar imperadore un certo _Cosma_.

Poi messa insieme una flotta di legni sottili, ostilmente andarono sotto

Costantinopoli, e diedero battaglia a quella città, ma restò disfatta

dal fuoco greco la loro armata, e l'efimero Augusto, venuto in mano di

Leone, pagò colla testa il suo reato: con che maggiormente crebbe lo

orgoglio di esso imperadore e de' suoi seguaci per sostener l'empio

editto. Benchè poi ci manchino le lettere da lui scritte a _Gregorio II_

papa intorno alla abolizion delle sacre immagini, e le risposte a lui

date dal pontefice, pure da quanto s'andrà vedendo, chiaramente si

comprende ch'egli inviò a Roma lo editto sopraddetto, e che il santo

pontefice non solamente vi si oppose, ma dovette anche risentitamente

scriverne ad esso Leone Augusto, per rimuoverlo da questo sacrilego

disegno. Ne vedremo fra poco gli effetti. Per quanto s'ha da Andrea

Dandolo[269], succedette in questo anno la morte di _Marcello_ duca di

Venezia, e in luogo suo fu sostituito _Orso_, uno de' nobili della città

di Eraclea, e personaggio di gran prudenza e valore.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 71 / 339 题