[257] Leges Langobard., P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[258] Chron. Farfense, Part. II, tom. 2 Rer. Italic.
[259] Paulus Diacon., lib. 6, cap. 44.
[260] Campell., Storia di Spoleti, lib. 12 e 13.
Anno di CRISTO DCCXXV. Indizione VIII.
GREGORIO II papa 11.
LEONE Isauro imperadore 9.
COSTANTINO Copronimo Augusto 6.
LIUTPRANDO re 14.
Divenuti già padroni della Linguadoca i Saraceni, tentarono nel presente
anno di passare il Rodano. Ma _Eude_ insigne duca d'Aquitania coll'oste
generale de' Franzesi andò ad assalirli, e ne riportò un'insigne
vittoria, accennata da Anastasio bibliotecario[261] e da Paolo
Diacono[262]. _Carlo Martello_, altro eroe della nazion franca, in
questi tempi ostilmente entrò nella Baviera; ne soggiogò e saccheggiò
una parte, cioè la spettante a _Grimoaldo_ duca; seco condusse
_Piltrude_ concubina famosa d'esso Grimoaldo, con _Sonichilde_ nipote
d'essa Piltrude ossia Biltrude. Essendogli morta _Rotrude_ sua moglie,
madre di Pippino e di Carlomano, egli sposò la predetta Sonichilde. Ma
Piltrude dopo essere stata alcun tempo in sua grazia, per relazion di
Aribone nella vita di s. Corbiniano[263], fu costretta a ricoverarsi con
un asinello in Italia, dove miseramente terminò la sua vita. Ella era
stata persecutrice d'esso s. _Corbiniano_ vescovo di Frisinga, perchè il
trovò contrario alla disonesta sua vita. Scrive il padre Mabillone[264],
che il re _Liutprando_ per l'amicizia da lui sempre conservata coi re
franchi, prese l'armi anch'egli contra della Baviera, ma non cita onde
s'abbia tratta questa notizia. Senza buone prove non si dee credere
ch'egli rendesse sì brutta ricompensa al popolo della Baviera, dal cui
braccio egli riconosceva la corona del regno longobardico, e fors'anche
era di quella nazione. In quest'anno parimenti abbiamo dalle memorie
dell'archivio farfense[265], che _Trasmondo_ duca di Spoleti fece una
donazione a quel nobilissimo monistero _mense januario, Indictione
octava, sub Rimone Castaldione_. Nel registro d'esso archivio
medesimamente si legge una vendita di olivi fatta a _Tommaso_ abbate
_temporibus Transmundi ducis Langobardorum, et Sindolfi Castaldionis
civitatis Reatinae_: dal che si conosce che la città di Rieti era
sottoposta ai duchi di Spoleti. Ma non so io ben accordar gli anni
d'esso Tommaso abbate con quei del duca Trasmondo. Abbiamo poi da Andrea
Dandolo[266], che essendo mancato di vita _Donato_ patriarca di Grado,
_Pietro_ vescovo passò a quella Chiesa. Ma queste trasmigrazioni da una
chiesa all'altra, non essendo secondo la disciplina di que' tempi sì
tollerate ed approvate, come oggidì, Gregorio II papa zelantissimo il
dichiarò decaduto dall'una e dall'altra chiesa. Tanto nondimeno valsero
le preghiere del clero e popolo di Venezia, ch'egli fu rimesso nella sua
prima sedia. E perciocchè si sapeva, o vi doveva essere sospetto ch'esso
Pietro per vie simoniache sì fosse intruso nel patriarcato suddetto, il
papa avvertì i Veneziani di non eleggere pastori, se non nelle forme
approvate da Dio e dalla Chiesa. Dicesi data la lettera pontificia
nell'_anno IX di Leone_ Isauro imperadore; e però nel presente anno.
Succedette dunque nella cattedra di Grado _Antonio_ di nazion padovano,
dianzi abbate del monistero della Trinità di Brondolo, dell'ordine di s.
Benedetto, personaggio sommamente cattolico e dabbene.