[255] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 44.
[256] Mabil. tom. 2, Saecul. Benedict., pag. 606.
Anno di CRISTO DCCXXIV. Indizione VII.
GREGORIO II papa 10.
LEONE Isauro imperadore 8.
COSTANTINO Copronimo Augusto 5.
LIUTPRANDO re 13.
Intento giornalmente il re _Liutprando_ a ben regolare il regno
longobardico, e a provvederlo di quelle leggi che esigeva il bisogno de'
popoli, o che sembravano più utili al loro governo, pubblicò in
quest'anno il sesto libro delle sue leggi[257]. _Anno regni mei, Christo
protegente, XII, die kalendarum martiarum, Indictione VII_: nel qual
tempo doveva essere in uso che si tenesse la dieta del regno, vedendosi
le varie pubblicazioni delle leggi fatte nel principio di marzo, o in
quel torno, _una cum judicibus et reliquis Langobardis fidelibus
nostris_. Cento e due son le leggi pubblicate da esso re in quest'anno
intorno a diversi suggetti, fra' quali è da osservare che la nazion
longobarda avea bensì abiurato l'arianismo ed abbracciata la religion
cattolica, ma non mancavano persone che conservavano alcuna delle
antiche superstizioni del paganesimo. Ricorrevano agl'indovini, agli
aruspici, ed aveano qualche albero, appellato da loro santo o santivo,
dove faceano de' sagrifizii, e delle fontane ch'erano adorate da loro.
Liutprando re cattolico sotto rigorose pene proibì cotali superstizioni,
bandì tutti gl'indovini ed incantatori, ed incaricò gli uffiziali della
giustizia di star vigilanti per l'estirpazione di somiglianti abusi.
Apparisce inoltre da esse leggi che i notai scrivevano i contratti
secondo la legge romana per chi la professava, oppure secondo la
longobardica, seguitata dagli uomini di quella nazione. Proibisce egli
inoltre alle vedove il farsi monache prima che sia passato un anno dopo
la morte del marito, quando non ne ottengano licenza dal re; perchè,
dice egli il dolore in casi tali fa prendere delle risoluzioni, alle
quali succede poi il pentimento. E nella legge LXV questo saggio
rechiaramente protesta di conoscere bensì, ma di non approvare la
sciocchezza dei duelli, perchè con essi temerariamente si vorrebbe
forzar Dio a dichiarar la verità delle cose a capriccio degli uomini;
contuttociò protesta di permettere e tollerar questo abuso, perchè non
osa di vietarlo, essendone sì radicata e forte la consuetudine presso
de' Longobardi, come parimente era presso dei Franchi e degli altri
popoli settentrionali. Dal catalogo dei duchi di Spoleti, che si legge
sul principio della Cronica di Farfa[258] da me data alla luce,
impariamo che nell'anno presente fu creato duca di Spoleti _Trasmondo_.
Egli era figliuolo di _Faroaldo II_ duca. Impaziente di succedere al
padre nel comando, non volle aspettar la sua morte, ma, per
testimonianza di Paolo Diacono[259], si ribellò contro di lui, e
l'obbligò a deporre il governo e a prendere l'abito clericale.
Bernardino dei conti di Campello[260] lascia qui la briglia alla sua
immaginazione e penna, per dipingerci i motivi e la maniera di questa
rivoluzione; ma il vero è, non sapere noi altro, se non quel pochissimo
che il suddetto Paolo lasciò scritto intorno a questo affare. Per altro
si può credere che Faroaldo II fondasse la badia di san Pietro di
Ferentillo, divenuta poi celebre luogo di divozione; e che egli,
ritiratosi colà, vi passasse il resto di sua vita. Questo duca
_Trasmondo_, per quanto si ha dalla Cronica suddetta di Farfa, donò a
quell'insigne monistero, mentre v'era abbate Lucerio, la chiesa di s.
Getulio, dove si venerava il corpo di esso santo, e delle terre nel
fondo Germaniciano. Verisimilmente cotal donazione, siccome fatta nel
mese di maggio _dell'Indizione VII_, dovrebbe appartenere all'anno
presente.