[243] Leges Langobard., P. II, tom. 1 Rer. Ital.
[244] Hermannus Contractus, in Chron.
[245] Sigebertus, in Chron.
[246] Marian. Scotus, in Chron.
[247] Baron., Annal. Eccl.
[248] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 48.
[249] Beda, lib. 6, de Sex Ætat.
[250] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 58.
[251] Mabill., Mus. Ital. pag. 221.
[252] Mabill., Annal. Benedict., lib. 19, cap. 78.
[253] Papebrochius, Act. Sanctor. Maj. tom. 7.
[254] Pagius, ad Annal. Baron.
Anno di CRISTO DCCXXIII. Indizione VI.
GREGORIO II papa 9.
LEONE Isauro imperadore 7.
COSTANTINO Copronimo Augusto 4.
LIUTPRANDO re 12.
Se Paolo Diacono seguitasse nella sua storia un ordine esatto di
cronologia, converrebbe mettere la morte di _Sereno_ patriarca
d'Aquileia circa l'anno 717, perchè da lui[255] riferita dopo l'andata a
Roma di _Teodone II_ duca di Baviera, la quale si crede succeduta
nell'anno precedente 716. Ma egli narra appresso l'entrata de' Saraceni
in Ispagna, la qual pure abbiam veduto che accadde nell'anno 711.
Tuttavia ci manca l'anno preciso della morte di quel patriarca. Sappiamo
ben di certo che dopo di lui fu eletto patriarca _Callisto_, uomo di
vaglia, che era allora arcidiacono della chiesa di Trivigi. Il re
Liutprando s'ingegnò per far cadere in lui l'elezione. Ai tempi di
questo patriarca, _Pemmone_, da noi veduto di sopra all'anno 706 duca
del Friuli, continuava in quel governo, col merito di avere allevati co'
suoi figliuoli tutti ancora i figliuoli de' nobili che erano periti a'
tempi del duca Ferdulfo nella battaglia contro degli Schiavoni. Ora
avvenne che un'immensa moltitudine di quei Barbari tornò ad infestare il
Friuli, e giunse fino ad un luogo appellato Lauriana. Pemmone con que'
giovani tutti ben addestrati nell'armi per tre volte diede loro la
caccia, e ne fece un gran macello, senza che vi restasse morto dei suoi,
se non un Sigualdo, uomo già attempato. Costui nella battaglia suddetta
di Ferdulfo avea perduto due suoi figliuoli, e nelle due prime zuffe del
duca Pemmone largamente se n'era vendicato colla morte di molti
Schiavoni. Quantunque poi esso duca gli vietasse di entrare nel terzo
conflitto, perchè forse il vedeva troppo arrischiato, pure non potè
Sigualdo contenersi dall'andarvi, con dire che avea bastantemente
vendicata la morte de' suoi figliuoli, e che però se la sua fosse
arrivata, di buon volto la riceverebbe. In fatti vi perì egli solo. Ma
Pemmone, uom saggio, volendo risparmiare il sangue dei suoi, trattò di
pace in quello stesso luogo con gli Schiavoni, i quali dopo aver avuta
sì buona lezione, da lì innanzi cominciarono a portar più rispetto ai
Furlani, e ad aver paura delle lor armi. Fu ordinato da papa _Gregorio
II_ in questo anno vescovo della Germania l'insigne s. _Bonifazio_,
apostolo di quelle contrade, che nell'Assia, nella Turingia, nella
Sassonia, e in altre parti che prima professavano il paganesimo, piantò
la santissima fede di Cristo. Circa questi tempi _san Corbiniano_
vescovo di Frisinga, come s'ha dalla sua vita scritta da Aribone[256],
venne a Roma. In passando per Trento si trovò _Ursingo_, ch'era ivi poco
fa stato posto per conte, cioè per governatore. Arrivò a Pavia, dove da
Liutprando re piissimo fu per sette giorni trattenuto con singolar
venerazione, regalato e scortato sino ai confini del regno. Lo stesso
trattamento ricevè egli nel suo ritorno verso la Baviera. Da essa vita
apparisce che il dominio dei re longobardi arrivava allora fino al
castello, ossia alla città di _Magia_ nella Germania. Sarebbe da vedere
se fosse situato questo luogo nel Tirolo.