[241] Leges Langobard., P. II, tom. 1 Rer. Italic.
[242] Chron. Moyssiacense, et alii Anual.
Anno di CRISTO DCCXXII. Indizione V.
GREGORIO II papa 8.
LEONE Isauro imperadore 6.
COSTANTINO Copronimo Augusto 3.
LIUTPRANDO re 11.
In quest'anno ancora il re _Liutprando_ fece un accrescimento di
ventiquattro nuove leggi al corpo delle longobardiche[243]. Chiaramente
si conosce che il pontefice doveva aver comunicati ad esso re i decreti
fatti nel concilio romano dell'anno antecedente intorno ai matrimonii
illeciti; perciocchè nella prima di esse è vietato alle fanciulle, o
donne che han preso l'abito monastico o religioso, il tornare al secolo
e maritarsi; e, quel che potrebbe parere strano, ancorchè non fossero
state consacrate dal sacerdote; il che noi appelliamo far la
professione. Può essere che nel prendere l'abito monastico seguisse
allora qualche voto di castità, altrimenti ai dì nostri sembrerebbe dura
una tal legge. Sono quivi intimate varie pene contra le donne suddette
mancanti in questo, e contro chi le avesse sposate, e ai mundoaldi o
tutori di esse donne, che avessero consentito a tali nozze. Leggi
parimente furono fatte contro chi sposasse delle parenti, o rapisse le
altrui donne. Fu anche provveduto ai servi fuggitivi, affinchè fossero
presi, con decretar pene ai ministri della giustizia negligenti a farli
prendere, ed avvisarne i padroni. Durò presso i Longobardi, come ancora
presso l'altre nazioni di questi tempi, l'uso de' servi, che noi ora
chiamiamo schiavi, tal quale era stato in addietro presso i Greci e
Romani. Se ne servivano essi per far lavorare le loro terre, e per i
servigii delle lor case e negozi. Restavano sotto il loro dominio tutti
i figliuoli e discendenti da essi servi, e a misura poi del buon
servigio prestato da essi a' padroni, davano questi ad essi la libertà,
e specialmente ciò si praticava verso i meritevoli, allorchè i padroni
discreti e pii venivano a morte. Certo era di un gran comodo ed utile
l'aver sotto il suo comando gente sì obbligata, che non poteva staccarsi
dal servigio sotto rigorosissime pene, e il far suo tutto il guadagno
de' servi, con dar loro solamente il vitto e vestito, e lasciare un
ragionevol peculio. Ma un grande imbroglio era il dover correr dietro a
costoro, se maltrattati dai padroni scappavano, e il dover rendere conto
alla giustizia dei loro eccessi, e pagar per loro se commettevano dei
misfatti. Se crediamo ad Ermanno Contratto[244], in quest'anno
succedette la traslazione del sacro corpo di s. Agostino, fatta dalla
Sardegna a Pavia per cura del re Liutprando. Sigeberto[245] la mette
all'anno 721; Mariano Scoto[246] all'anno 724; il cardinal Baronio[247]
all'anno 725. La verità si è, che l'anno è incerto ma certissima la
traslazione. Ne parla anche Paolo Diacono[248], ne scrive parimente
Beda[249], che fioriva in questi medesimi tempi. Avevano i Saraceni
occupata la Sardegna al romano imperio, senza apparir ben chiaro se la
possedessero gran tempo dipoi. Mettevano a sacco tutto il paese,
spogliavano e sporcavano tutte le chiese dei cristiani. In quell'isola
era stato trasportato il corpo del suddetto celebratissimo santo vescovo
e dottore Agostino. Però venuta la nuova a Pavia di queste calamità del
Cristianesimo, il piissimo re Liutprando inviò gente colà con ordine di
ricuperare a forza di regali da quegl'infedeli un sì prezioso deposito.
Così fu fatto, e portate le sacre ossa a Pavia, furono coll'onore dovuto
a sì gran santo collocate nella basilica di s. Pietro in _Coelo aureo_,
dove tuttavia riposano. Quella basilica non dice Paolo Diacono[250] che
fosse edificata da esso Liutprando. Scrive solamente ch'egli fabbricò il
_Monistero_ del beato Pietro posto fuori di Pavia, ed appellato _Coelum
aureum_. Era stato d'avviso il padre, Mabillone[251], fondato in un
diploma del re Liutprando che si conserva in Pavia, che questa
traslazione seguisse avanti il giorno _IV non. aprilis, regni Liutprandi
anno primo, Indictione X_, cioè nell'anno 712, perchè il diploma dato in
quel giorno parla del corpo di s. Agostino già introdotto in quella
basilica. Ma dipoi avvedutosi che non poteva sussistere una tale
asserzione, si ritrattò negli Annali Benedettini[252], ed ebbero ben
ragione il Tillemont e il padre Pagi di sospettare della legittimità di
quel diploma. Aggiungo io che neppur nell'aprile dell'anno 712
Liutprando era stato dichiarato re. Fu poi trovato nell'anno 1695, nello
scuruolo di essa basilica il corpo d'un Santo, e dopo molte dispute
deciso che quello fosse il sacro corpo dell'insigne dottor della Chiesa
Agostino. Il che se sussista, può vedersi in una mia dissertazione
stampata che ha per titolo: _Motivi di credere tuttavia ascoso, e non
discoperto in Pavia il sacro corpo di s. Agostino_. Neppur sussiste una
lettera attribuita a Pietro Oldrado arcivescovo di Milano, quasi scritta
da lui a Carlo Magno imperadore, colla relazion della traslazione
suddetta. I padri Papebrochio[253] e Pagi[254] ne han chiaramente
dimostrata la finzione. Oltre all'altre ragioni, basta osservare che
questo arcivescovo intitola sè stesso della casa Oldrada. Neppure oggidì
sogliono i vescovi sottoscriversi col cognome; e allora poi neppur
v'erano i cognomi distintivi delle case.