NOTE:

[238] Leges Langobard., P. II, tom. 1 Rer. Italic.

[239] Camil. Peregrinus, tom. 2 Rer. Italic.

[240] Teoph., in Chronogr.

Anno di CRISTO DCCXXI. Indizione IV.

GREGORIO II papa 7.

LEONE Isauro imperadore 5.

COSTANTINO Copronimo Augusto 2.

LIUTPRANDO re 10.

Andavano sempre più scorgendo i Longobardi, che al corpo delle loro

leggi mancavano molte provvisioni per i contratti, per le successioni, e

per moltissimi altri casi dell'umano commercio; nè si sentivano essi

voglia di assoggettarsi alle leggi imperiali, colle quali nondimeno

lasciavano che si regolasse il popolo di nazione romana, cioè italiana,

sottoposto al loro dominio. Perciò undici nuove leggi aggiunse in

quest'anno il re _Liutprando_ alle precedenti[241]. Dura ancora in molti

luoghi l'uso d'alcune di quelle leggi rinnovate negli statuti della

città, come, per esempio, che ai contratti delle donne debbano

intervenire i loro parenti col giudice. Secondo le leggi romane, non era

permesso ai servi, o vogliam dire schiavi, persone vili, lo sposar donne

libere di nascita, perchè la libertà una volta era una spezie di

nobilità. Ora di questa nobilità faceano gran conto i Longobardi ed era

loro permesso dalla legge di far vendetta di una lor parente libera, e

di un servo che l'avesse presa per moglie. Che se dentro lo spazio di un

anno questa vendetta non era seguita, tanto il servo che la donna

divenivano servi del re e del suo fisco. Provvide ancora il medesimo re

Liutprando alle negligenze de' giudici nella spedizion delle cause con

altri utili regolamenti per l'amministrazion della giustizia e per

l'indennità de' popoli. Furono pubblicate queste leggi _regni nostri

anno, Deo protegente, nono, die kalendarum martiarum, Indictione IV_, e

per conseguente in quest'anno. Nel quale fu celebrato in Roma dal santo

pontefice _Gregorio II_ un concilio, in cui furono, sotto pena di

scomunica proibiti i matrimonii con persone consacrate a Dio, o che

doveano osservar castità, dacchè i mariti di lor consenso aveano presi

gli ordini del presbiterato o diaconato. Aveano i Visigoti fin qui

tenuta in lor potere la Gallia Narbonense, ossia la Linguadoca. I

Saraceni, divenuti già padroni della maggior parte della Spagna,

ansavano dietro anche a questo boccone, considerandolo come pertinenza

del regno spagnuolo; ed appunto in quest'anno riuscì a _Zama_ generale

del medesimi di conquistar quel paese, e di occupar Narbona[242], che

n'era la capitale. Non si contentarono di questo, assediarono anche la

città di Tolosa; ma _Eude_, valoroso duca d'Aquitania, con una numerosa

armata di Franchi fu a trovarli, venne con loro alle mani, e ne riportò

una segnalata vittoria con istrage memorabile di quegli infedeli. Non si

sa quasi intendere come la razza de' Saraceni, già confinati

nell'Arabia, crescesse in tanto numero da occupare e tenere tutta la

Persia, la Soria, l'Egitto le coste dell'Africa e tante altre provincie;

e come con tante rotte ricevute sotto Costantinopoli ed altrove, pure

sempre più religiosa minacciasse tutto il resto del romano imperio. Ma è

da credere che con loro e sotto di loro militassero i popoli soggiogati,

massimamente sapendosi che molti d'essi o per amore o per forza avevano

abbracciato il maomettismo.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 66 / 339 题