[230] Theoph., in Chronogr.
[231] Niceph., in Chron.
[232] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 40.
[233] Chron. Volturnense, P. II, tom. 1 Rer. Italic.
Anno di CRISTO DCCXIX. Indizione II.
GREGORIO II papa 5.
LEONE Isauro imperadore 3.
LIUTPRANDO re 8.
Era stato relegato, siccome accennai di sopra, a Salonichi _Artemio_,
detto _Anastasio_, imperador già deposto[234]. La memoria delle passate
grandezze non gli lasciava goder posa nel monistero, e questa in fine il
condusse a far delle novità. Sollecitato per lettere da Niceta Silonite
a ripigliar l'imperio, s'indirizzò a Terbellio principe dei Bulgari, che
l'accompagnò con un esercito, ed inoltre gli sborsò cinquemila libbre
d'oro per le spese della guerra. Con queste forze marciò alla volta di
Costantinopoli, ma non vi trovò quella corrispondenza ch'egli s'era
lusingato di avervi. Presero l'armi in favor di Leone i cittadini: il
che veduto dai Bulgari, pensarono meglio di far mercato della persona di
Artemio, consegnandolo vivo nelle mani d'esso Leone imperadore, da cui
ben regalati se ne tornarono contenti alle lor case. Non vi fu perdono
per la vita d'Artemio, di Niceta e di altri nobili suoi amici o
complici; e collo spoglio e confisco de' loro beni s'arricchì non poco
l'erario dell'imperadore. Circa questi tempi essendo stato eletto
patriarca di Aquileia _Sereno_, ottenne il re Liutprando dal papa il
pallio archiepiscopale per lui, giacchè, quantunque fosse cessato lo
scisma di quella Chiesa, i papi non aveano voluto concederlo a quei
patriarchi. Tal grazia fu a lui accordata con patto di non inquietare nè
usurpare l'altrui giurisdizione. Ma non passò gran tempo che Sereno
cominciò a voler raccorciare il piviale a _Donato_ patriarca di Grado.
Ne fece questi insieme col duca di Venezia, e coi vescovi dell'Istria
suoi suffraganei, doglianza a papa Gregorio, il quale perciò scrisse a
Sereno una lettera forte, incaricandogli di non istendere la sua
autorità oltre ai confini del regno longobardico, nel qual regno non
erano comprese nè Venezia coll'isole d'intorno, nè l'Istria. Un'altra
lettera fu scritta da esso papa a Donato patriarca di Grado, a Marcello
doge, e al popolo di Venezia e dell'Istria intorno a questo particolare.
Son rapportate queste lettere dal Dandolo[235], e le riferisce ancora il
cardinal Baronio[236], ma troppo tardi, e certamente fuor di sito. Il
Dandolo, da cui sono state conservate, parla dipoi di cose avvenute
sotto l'_anno quarto_ di Leone Isauro, e però sembra più convenevole il
farne qui menzione che altrove. Merita nondimeno attenzione quel che
saviamente ha osservato in questo proposito il padre Bernardo de
Rubeis[237], tenendo egli che poco dopo l'anno 716 il pontefice Gregorio
scrivesse quelle lettere.