NOTE:

[224] Leges Langobard. P. II Tom. I, Rer. Italic.

[225] Theoph., in Chronogr.

[226] Niceph., in Chron.

[227] Anastas., in Greg. II. Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 40.

[228] Theoph., in Chronogr.

[229] Andreas Dandulus, in Chron. Tom. 12, Rer. Italic.

Anno di CRISTO DCCXVIII. Indizione I.

GREGORIO II papa 4.

LEONE Isauro imperadore 2.

LIUTPRANDO re 7.

Ebbe fine in quest'anno gloriosamente per i Greci l'assedio di

Costantinopoli, intrapreso nell'anno addietro dei Saraceni[230]. Nella

primavera comparve in aiuto di costoro una flotta di cinquecento navi,

ed altrettante minori barche che venivano dall'Egitto cariche di grani.

Un altro stuolo parimente di trecento sessanta legni, pieni d'armi e di

vettovaglie giunse dall'Africa. Ambedue per paura del fuoco greco si

ancorarono molto lungi dalla città. Ma Leone mandò a trovarle una man di

galeotte provvedute di quel fuoco micidiale, quando men sel pensavano; e

parte ne incenerì, parte ne prese, e ne ricavarono un ricco bottino i

suoi soldati. Mentre ancora un grosso corpo di quegl'infedeli devastava

la Tracia, fu bravamente disfatto dai Cristiani. Crescendo poi la fame

nel campo saracenico, furono costretti quei Barbari a mangiar le carni

di tutti quei cavalli, cammelli ed asini che morivano. Ebbero ancora una

fiera percossa dai Bulgari, dicendosi che per loro mano restarono uccise

ben ventidue migliaia di Saraceni. In somma tante furono le avversità,

che, per misericordia di Dio ed intercessione della santissima Vergine,

piombarono addosso a quell'infedele esercito, che nel dì 15 d'agosto

sciolsero l'assedio, e s'inviarono verso le loro contrade. Ma non vi

arrivarono. Insorta nel viaggio una terribil burrasca, disperse tutti

que' legni, e chi in una parte e chi in altra si affondarono, o andarono

a fracassarsi in diversi lidi e scogli, talchè solamente cinque di essi

poterono portare in Soria la nuova delle lor disgrazie e della mano

potente di Dio sopra d'essi. Abbiamo medesimamente da Teofane e da

Niceforo[231], che durante l'assedio dell'imperial città, _Sergio_

protospatario e duca di Sicilia, figurandosi inevitabile la rovina

dell'imperio in Oriente, e facendola credere già seguita ai soldati e al

popolo, proclamò imperadore un certo _Basilio_ figliuolo di Gregorio

Onomagulo, con farlo coronare. Subito che a Costantinopoli pervenne

l'avviso di questa ribellione, _Leone_ Augusto spedì alla volta di

Sicilia _Paolo_ suo archivista col titolo di patrizio e duca della

Sicilia sopra una nave veliera. Arrivò questi inaspettatamente a

Siracusa, e tal terrore pose in cuore del suddetto Sergio, che scappò in

Calabria, ricoverandosi sotto l'ale de' Longobardi quivi dominanti. Dopo

avere il nuovo duca spiegate all'esercito le commessioni cesaree, e il

buono stato della corte tutta in allegria per le vittorie ottenute sopra

i Saraceni, ottenne dai Longobardi il falso imperador Basilio ed alcuni

suoi complici, e fattane rigorosa giustizia, rimise la quiete e

l'ubbidienza in quelle contrade. Non si sa ben l'anno, in cui, per cura

del santo pontefice _Gregorio II_, risorse l'insigne monistero di Monte

Cassino, devastato dai Longobardi circa cento trentacinque anni prima.

Sappiamo bensì da Paolo Diacono[232] che ciò accadde sotto il suddetto

papa, e non già sotto Gregorio III, come scrisse Leone Ostiense.

Portatosi a Roma per sua divozione Petronace nobile bresciano, e ito a

baciar i piedi del pontefice, fu da lui consigliato di passare a Monte

Casino, per rimettere in piedi quel sacro luogo, celebre pel sepolcro di

S. Benedetto. Andò Petronace, e quivi trovati alcuni pochi anacoreti,

che il fecero lor capo, si diede a fabbricare la basilica e il

monistero, dove col tempo raunò una riguardevol congregazione di monaci,

da cui uscirono dipoi personaggi di gran santità e dottrina, e che servì

coll'esempio suo a fondar assaissimi altri monisteri, tutti professori

della regola di s. Benedetto. Parla in tal occasione Paolo Diacono anche

del monistero insigne di s. Vincenzo al Volturno, molto prima

fabbricato, e abitato a' tempi di esso Paolo da una grande adunanza di

monaci, la cui cronica è stata da me data alla luce[233]. Questi due

monisteri, siccome ancor quello di Farfa, erano in questi tempi i più

rinomati d'Italia. Nacque in quest'anno a Leone Augusto un figliuolo, a

cui fu posto il nome di _Costantino_, appellato di poi per soprannome

_Copronimo_, perchè immerso nudo nel sacro fonte, allorchè si volle

battezzarlo, come allora si usava, sporcò quell'acque coi suoi

escrementi. San Germano patriarca di Costantinopoli, che il battezzava,

predisse da ciò che questo principe nocerebbe col tempo ai cristiani e

alla Chiesa.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 63 / 339 题