NOTE:

[221] Paulus Diaconus, lib. 6, cap 44.

[222] Campelli, Istoria di Spoleti lib. 12.

[223] Anastas., in Gregor. II.

Anno di CRISTO DCCXVII. Indizione XV.

GREGORIO II papa 3.

LEONE Isauro imperadore 1.

LIUTPRANDO re 6.

Alle leggi longobardiche fu ancora in quest'anno fatta dal re Liutprando

un'altra giunta[224] _die kalend. martii anno regni nostri, Deo

propitio, V, indictione XV_, coll'intervento ed assenso dei primati del

popolo. Ivi egli è intitolato _excellentissimus rex gentis felicissimae,

catholicae, Deoque dilectae Langobardorum_. Godeva in fatti sotto quei

re un'invidiabil pace il loro popolo, ed era con vigore amministrata la

giustizia: al contrario dell'imperio romano in Oriente, sconvolto da

tante rivoluzioni, lacerato da tante parti dai Saraceni, e governato

bene spesso da imperadori o inetti, o eretici, o crudeli: dei quali

disordini entrava talvolta a parte anche il paese che restava sotto il

loro dominio in Italia. Succedette appunto in quest'anno, secondo la

testimonianza di Teofane[225] e di Niceforo[226], una nuova mutazion di

principe in Costantinopoli. Andavano alla peggio gli affari pubblici per

l'insufficienza di _Teodosio_ imperadore; e il peggio era che si sentiva

un formidabil preparamento dalla parte de' Saraceni e di _Solimano_ loro

califa ed imperadore, per venire all'assedio di quella imperial città.

Però cominciarono tanto i pubblici magistrati quanto gli uffiziali della

milizia ad esortar Teodosio, che volesse dimettere l'eccelsa sua carica,

e lasciar luogo in sì gran bisogno e pericolo del pubblico a chi avesse

più abilità e petto. Acconsentì egli da saggio, si ritirò, ed arrolatosi

col figliuolo nella milizia ecclesiastica, passò tranquillamente il

resto de' suoi giorni. Appresso fu eletto imperadore _Leone_, generale

allora dell'esercito di Oriente, nato in Isauria, e però conosciuto

sotto nome di _Leone Isauro_, uomo di gran coraggio. Salì egli sul trono

nel dì 23 di marzo, e poco stette a significar con sue lettere la

esaltazione sua al sommo pontefice _Gregorio II_, con una chiara

profession della fede cattolica: il che bastò perchè fosse ammessa la

immagine di lui in Roma, e il papa s'impegnasse tutto alla conservazione

del di lui stato in Italia. E forse fu in questi tempi che i Longobardi

del ducato beneventano sotto il duca _Romoaldo II_ con frode occuparono

il castello di Cuma, che era allora una buona fortezza dipendente dal

ducato di Napoli. Portatane a Roma la nuova, tutta la città ne restò

molto afflitta, ma specialmente papa Gregorio[227], a cui è molto

credibile che lo imperadore avesse raccomandata la difesa de' suoi

dominii in Italia. Procurò prima il vigilantissimo papa con preghiere

d'indurre i Longobardi a restituire il mal tolto; adoperò poscia le

minacce dell'ira di Dio; esibì loro un grosso regalo: tutto indarno; più

ostinati e superbi che mai i Longobardi tennero salda la preda, e n'era

molto in pena il buon pontefice. Cominciò dunque a scriver lettere a

_Giovanni_ duca di Napoli, e gl'insegnò la maniera di ricuperar

quell'importante luogo. In fatti esso duca con Teotimo suddiacono e

correttore, menando seco un buon corpo di truppe, di mezza notte diede

la scalata a quel castello, ed entrato dentro vi ammazzò trecento di

quei Longobardi, e cinquecento ne menò prigioni a Napoli. Per ricuperare

questo castello spese lo zelante papa settanta libbre d'oro. In

quest'anno medesimo si effettuò il già temuto assedio di Costantinopoli.

Con un immenso esercito di fanti e cavalli venne allo stretto[228]

Masalma, ossia Malsamano, generale de' Saraceni, e passato nella Tracia

nel dì 15 di agosto, diede principio a strignere quella imperial città.

Sopravvenne per mare nel dì primo di settembre lo stesso califa ossia

imperador de' Saraceni _Solimano_ con mille ed ottocento vele, e con

alcune navi di smisurata grandezza ed altezza, e dalla parte dello

stretto cominciò anch'egli ad infestar la città. Non ommise in tal

congiuntura diligenza alcuna l'imperador _Leone_ per la difesa; e il

popolo confidato specialmente nella protezion della beatissima Vergine

Madre di Dio della quale era divotissimo, sostenne sempre con animo

coraggioso ed allegro tutti gli assalti e le fatiche della guerra.

Meglio che mai si provò allora di quanta attività ed aiuto fosse il

fuoco greco. Portato questo con barche incendiarie, e gittato con sifoni

addosso ai legni nemici, non picciola parte ne distrusse. Arrivò poscia

il verno, che fu dei più orridi, perchè più di tre mesi stette coperta

la terra di ghiacci e nevi: il che cagionò una gran mortalità ne'

cavalli, cammelli ed altre bestie de' Saraceni. Terminò la sua vita in

quest'anno il califa _Solimano_, ed ebbe per successore _Umaro_ ossia

_Omaro_. Secondo la Cronica di Andrea Dandolo[229] essendo venuto a

morte _Paoluccio_ duca di Venezia, conoscendo il popolo che alla

pubblica concordia conferiva di molto d'avere un capo e duca, elessero

per suo successore _Marcello_, che fu il secondo fra i loro dogi.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 62 / 339 题