[213] Pagius, ad Annal. Baron.
[214] Anastas., in Gregor. II.
[215] Theophanes, in Chronogr.
[216] Dandol., in Chronic., tom. 12 Rer. Italic.
[217] Anastas., in Gregor. II. Paulus Diaconus, lib. 7, cap. 43.
[218] Ughell., Ital. Sacr., tom. I Episcop. Aretin.
[219] Antiquit. Italic. Dissert. 74.
[220] Ennod., in Vit. S. Epiphani Ticinens. Episcop.
Anno di CRISTO DCCXVI. Indizione XIV.
GREGORIO II papa 2.
TEODOSIO imperadore 1.
LIUTPRANDO re 3.
Degno era l'imperadore _Artemio_, detto _Anastasio_, di lungamente tener
le redini dell'imperio romano, che sotto il suo saggio ed attivo governo
già sperava di rinvigorirsi e di risarcire in parte le perdite fatte. Ma
gli animi de' popoli per difetto dei passati Augusti aveano contratte
delle malattie, la principal delle quali era di abborrir la cura de'
medici. Avea preparata il buon imperadore una forte squadra di navi e di
armati, per inviarla contro de' Saraceni, e questa era giunta a Rodi;
quando per varii pretesti ammutinate quelle soldatesche, uccisero il
general dell'armata, e in vece di proseguire il cammino, se ne tornarono
a Costantinopoli. Trovato un certo _Teodosio_, esattor delle gabelle
pubbliche, benchè uomo inetto ai grandi affari, contuttochè egli
resistesse e fuggisse, pure il forzarono a prendere il titolo
d'imperadore, _Anastasio_ a questa nuova, dopo aver lasciata una buona
guardia alla città, volò a Nicea, e quivi si fortificò. Per sei mesi
durò l'assedio di Costantinopoli, seguendo ogni dì qualche baruffa fra i
difensori e i ribelli. Trovaronsi in fine dei traditori che introdussero
nella regal città quei scellerati, e diedero loro la comodità
d'infierire sopra gli abitanti con un sacco generale e coll'incendio
d'assaissime case. Costoro, ingrossati dai Goto-Greci restarono talmente
superiori, che Artemio Anastasio veggendo disperate le cose, trattò
d'accordo, con che gli fosse salvata la vita. Però deposto il manto
imperiale, elesse la veste monastica e fu relegato da Teodosio nuovo
Augusto a Salonichi. In tal maniera restò pacificamente imperadore esso
_Teodosio_, il quale, siccome buon cattolico, fece rimettere in pubblico
la pittura del concilio sesto generale, abolita dianzi dall'empio
Filippico; il che gli guadagnò qualche stima ed amore presso il popolo.
Circa questi tempi _Faroaldo II_ duca di Spoleti, per attestato di Paolo
Diacono[221], alla testa del suo esercito venne alla città di Classe,
tre miglia lungi da Ravenna, e non vi trovando difesa per l'improvvisata
del suo arrivo, se ne impadronì. Ne fece doglianze l'esarco _Scolastico_
al re _Liutprando_, ed egli disapprovando quell'occupazione, siccome
fatta sotto il mantello della pace, ordinò a Faroaldo di restituirla; e
così fu fatto. Il conte Bernardino di Campello nella sua storia di
Spoleti[222] fa di molte frange a quest'azione, con poche parole
raccontata da Paolo Diacono, volendo fra l'altre cose far credere che i
duchi di Spoleti fossero indipendenti dall'autorità dei re longobardi, e
che que' popoli non avessero alcun sopra di loro, fuorchè il proprio
duca. Con tal pretensione non si accorda già la storia di questi tempi.
Ne' medesimi giorni ancora venne a Roma per sua divozione _Teodone II_
duca della Baviera. Ma nell'ottobre di quest'anno fu afflitta essa città
di Roma da una terribil inondazione del fiume Tevere, accennata da
Anastasio[223]. Durò essa per sette giorni, ed era alta l'acqua nelle
piazze e contrade. Atterrò molte case, portò via infiniti alberi, ed
impedì la seminagione. Varie processioni e preghiere furono intimate dal
santo papa, e tornaron l'acque all'usato loro cammino.