[210] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 38.
[211] Theoph., in Chronogr.
[212] Mabill., Annal. Benedict., lib. 19, cap. 78.
Anno di CRISTO DCCXV. Indizione XIII.
GREGORIO II papa 1.
ANASTASIO imperadore 3.
LIUTPRANDO re 4.
Terminò in quest'anno _Costantino_ papa il suo pontificato, chiamato da
Dio a miglior vita nel dì 8 di aprile, per quanto crede il padre
Pagi[213], con lasciar dopo di sè una gloriosa memoria. A lui succedette
_Gregorio II_ romano di nazione, ordinato papa nel dì 19 di maggio[214],
che maggiormente illustrò la Chiesa romana colla santità dei costumi e
colle sue insigni azioni. Era egli stato allevato fin dalla sua più
verde età nel clero della basilica lateranense, e salito per varii gradi
al diaconato, aveva accompagnato papa Costantino alla corte imperiale,
dove diede buon saggio del suo sapere. Trovavasi appunto unita in lui la
scienza delle divine Scritture, l'amore della castità, la facondia del
parlare, e la fermezza d'animo, specialmente nella difesa della dottrina
e di ciò che riguarda la Chiesa cattolica. Nè minore fu il suo zelo per
la sicurezza di Roma sua patria; e lo fece ben tosto conoscere, perchè
appena fu entrato nella sedia pontificale, che fatte far delle fornaci
di calce, ordinò che si ristaurassero le mura di quell'augusta città; e
se ne cominciò in fatti la fabbrica dalla porta di san Lorenzo, ma non
si proseguì poi per cagione di varii impedimenti che sopravvennero.
Saputasi in Costantinopoli la di lui elezione, _Giovanni_ patriarca gli
scrisse tosto una lettera composta nel sinodo. E noi sappiam bene da
Anastasio che Gregorio gli rispose, ma non sappiam già cosa contenesse
la di lui risposta. Abbiamo poi da Teofane[215] che in questo medesimo
anno esso patriarca Giovanni, perchè favoriva o almeno avea favorito i
monoteliti, fu deposto per ordine dell'imperador _Anastasio_, e
sostituito in suo luogo _Germano_, figliuolo del già Giustiniano
patrizio, arcivescovo di Cizico, e in gran concetto per la sua rara
letteratura, e più per le virtù insigni dell'animo suo e per lo zelo
della dottrina cattolica: i quali pregi col tempo il fecero aggiugnere
al catalogo de' santi. Circa questi tempi, siccome abbiamo da Andrea
Dandolo[216], _Paoluccio_ duca di Venezia procurò a sè stesso e al suo
popolo l'amistà del re _Liutprando_, e ne ottenne un diploma, in cui
erano concedute varie esenzioni ai Veneti nel regno de' Longobardi, con
esprimere ancora i confini d'Eraclea, ossia di Città-nuova fra l'uno e
l'altro dominio, dalla Piave maggiore fino alla Piavicella: certo
essendo che le isole componenti Venezia erano escluse dal regno dei
Longobardi. A questa determinazion dei confini per la parte del duca
intervenne _Marcello_ generale della milizia, e n'è fatta menzione nei
diplomi che susseguentemente riportarono gli altri duchi o dogi di
Venezia dai re d'Italia. Di sopra all'anno 707 vedemmo fatta dal re
_Ariberto_ II la donazione, ossia la restituzione del patrimonio
dell'Alpi Cozie alla Chiesa romana. Non approvò il re Liutprando tal
concessione, e tornò a metter le mani addosso a que' beni e censi. Ma
con tal premura e forza l'intrepido pontefice _Gregorio II_ gli scrisse
intorno a questo affare, con far valere le ragioni della Sede
apostolica[217], che Liutprando cedette e confermò ad essa santa Sede
quanto avea conceduto il re Ariberto II. Fu il presente anno l'ultimo
della vita di _Dagoberto III_ re de' Franchi, al quale succedette
_Chilperico II_, in tempi appunto che tutta la Francia era sossopra per
le guerre civili e per le dispute del grado di maggiordomo. Era stato
posto prigione _Carlo Martello_ da Plettrude sua matrigna, ma ebbe la
maniera di scappare e di rimettere in piedi il suo partito, con istradar
poscia al regno i suoi discendenti. Finì ancora di vivere in quest'anno
_Valid_ califfo ed imperador de' Saraceni, dopo aver sottomessa al suo
imperio quasi tutta la Spagna, e gli succedette suo fratello _Solimano_.
Bolliva più che mai la lite agitata fra' vescovi di Arezzo e di Siena,
per cagione, non già di una parrocchia, ma di molte, che l'uno e l'altro
pretendevano essere di sua giurisdizione. Aveva il re Liutprando
nell'anno precedente inviato _Ambrosio_ suo maggiordomo a conoscere
questa controversia, e davanti a questo ministro fu agitata la causa da
_Luperziano_ vescovo di Arezzo, e da _Adeodato_ vescovo di Siena.
Allegava il primo un immemorabil possesso di varie chiese battesimali e
di alcuni monisteri, posti bensì nel distretto di Siena, ma sottoposti
al vescovo aretino, fin quando i romani imperadori signoreggiavano la
Toscana. Rispondeva il vescovo sanese, che allorchè i Longobardi
s'impadronirono della Toscana, Siena non avea vescovo; l'ebbe dipoi ai
tempi del re Rotari; e che i Sanesi aveano pregato il vescovo d'Arezzo
di prendersi cura di quelle chiese; ed aver ben l'aretino co' suoi
successori esercitate quivi le funzioni episcopali, ma precariamente; e
per conseguente doversi que' luoghi sacri restituire. La sentenza fu
proferita dal suddetto Ambrosio in favore della Chiesa aretina, perchè
costava dell'immemorabil possesso. Ne è riferito l'atto
dall'Ughelli[218], scritto _regnante Liutprando rege anno tertio,
indictione XI_: dee dire _Indict. XII_. Rapporta eziandio esso Ughelli
il diploma di approvazione fatta di quel giudicato dal re _Liutprando_:
_Datum Ticini in palatio regio, sexta die mensis martii, anno
felicissimi regni nostri tertio, indictione tertia decima_, cioè in
quest'anno. Dubitò l'Ughelli della legittimità di tali atti; ma senza
ragione. Ho io dato alla luce altri atti di questa lite[219], spettanti
al medesimo anno presente, e che confermano i precedenti. Da essi
apprendiamo, che essendosi richiamato il vescovo di Siena pel giudicato
suddetto, fu deputato Gunteramo notaio all'esame di varie persone, per
conoscere lo stato di quelle Chiese nei tempi antichi; e tal esame, che
serve di molto all'erudizion di quei tempi, fu fatto _sub die XII
kalendarum juliarum, Indictione tertiadecima_, cioè nel dì 20
di giugno dell'anno presente. Successivamente secondo l'ordine
dell'_eccellentissimo re Liutprando_ unitisi con esso Gunteramo
_Teodaldo_ vescovo di Fiesole, _Massimo_ vescovo di Pisa, _Specioso_
vescovo di Firenze, e _Talesperiano_ vescovo di Lucca, disaminarono le
ragioni dei suddetti due vescovi litiganti, ed ascoltarono i testimoni.
Dopo di che decisero in favore del vescovo di Arezzo. Il giudicato loro
fu fatto _V die mensis julii, regnante suprascripto domno nostro
excellentissimo Liutprando rege, anno quarto perindictio tertiadecima_,
cioè nell'anno presente; riconoscendo da tali note, che Liutprando
cominciò a regnare prima del dì 5 di luglio dell'anno 712. Leggesi
finalmente pubblicato parimente da me il giudicato del medesimo re sopra
questa controversia in favore del vescovo di Arezzo, con essere fra gli
altri giudici intervenuto ad esso giudizio _Theodorus episcopus Castri
nostri_, e inoltre _Auduald dux_. Ho io gran sospetto che questo
_Teodoro_ sia stato vescovo di Pavia, e che l'Ughelli non l'abbia posto
al suo sito. Allora Pavia era anche appellata _Castrum_, perchè
fortezza, perciò scelta per più sicura abitazione dai re longobardi.
Anche da Ennodio[220] viene accennata _Ticinensis Oppidi Augustia_.
Poichè per conto del duca _Audoaldo_ ne aveva io rapportato nelle
Antichità estensi l'epitaffio tuttavia esistente in Pavia, senza sapere
a quali tempi esso appartenesse. Conoscendosi ora che esso duca visse
sotto il re Liutprando, non dispiacerà ai lettori che io lo rapporti
ancor qui:
SUB REGIBVS LIGVRIAE DVCATVM TENVIT AVDAX
AVDOALD ARMIPOTENS, CLARIS NATALIBUS ORTVS,
VICTRIX CVIVS DEXTRA SVBEGIT NAVITER HOSTES
FINITIMOS, ET CVNCTOS LONGE LATEQVE DEGENTES,
BELLIGERAS DOMAVIT ACIES, ET HOSTILIA CASTRA
MAXIMA CVM LAVDE PROSTRAVIT DIDIMVS ISTE,
CVIVS HIC EST CORPVS HVIVS SVB TEGMINE CAVTIS.
Più sotto si leggono queste altre parole:
LATE AT NON FAMA SILET, VVLGATIS FAMA TRIVMPHIS.
QVAE VIVVM, QVALIS FVERIT, QVANTVSQVE PER VRBEM
INNOTVIT, LAVRIGERVM ET VIRTVS BELLICA DVCEM;
SEXIES QVI DENIS PERACTIS CIRCITER ANNIS
SPIRITVM AD AETHERA MISIT, ET MEMBRA SEPVLCRO
HVMANDA DEDIT, PRIMA CVM INDICTIO ESSET.
DIE NONARVM IULIARVM, FERIA QVINTA.
Dalle quali parole intendiamo che questo duca _Audoaldo_ morì in età di
sessant'anni nel dì 7 di luglio dell'anno 718.