[203] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 29.
[204] Anast., in Constant.
[205] Anecdot. Latin. tom. 1.
[206] Anastas., in Constant.
[207] Anastas., in Constant.
[208] Leges Langobard., P. II, T. I Rer. Italic.
[209] Antiquit. Italic., tom. 1, p. 227.
Anno di CRISTO DCCXIV. Indizione XII.
COSTANTINO papa 7.
ANASTASIO imperadore 2.
LIUTPRANDO re 3.
Erasi già assodato nel regno il re Liutprando, e tutto era in pace,
quando si venne a scoprire una trama ordita contra di lui nella stessa
Pavia[210]. Rotari suo parente quegli era che macchinava di torgli la
vita con isperanza, per quanto si può conghietturare, di succedergli nel
regno. A tal fine aveva egli preparato un convito in sua casa, dove
pensava d'invitare il re, e messi in disparte degli sgherri fortissimi,
che nel più bello del pranzo doveano fare la festa al re. N'ebbe sentore
Liutprando, e però mandò a chiamar Rotari; e, giunto costui alla sua
presenza, tastò colle mani s'era vero che portasse il giaco sotto ai
panni, come gli era stato supposto, e trovò ch'era così. Rotari scoperto
diede indietro, e sfoderò la spada per uccidere il re, ma il re non fu
mica pigro a sguainar la sua. Allora una delle guardie, per nome Sabone,
prese per di dietro Rotari, con restare ferito da lui nella fronte.
Accorsero l'altre guardie, e saltandogli addosso, lo stesero morto a
terra. Quattro suoi figliuoli, che non erano a questo spettacolo,
restarono anche essi uccisi, dovunque furono trovati. Per attestato poi
di Paolo Diacono, era Liutprando di mirabil ardire. Gli fu riferito che
era scappato detto a due de' suoi scudieri di volerlo ammazzare. Un dì
li fece venir seco nel più folto d'un bosco, e messa mano alla spada, li
rimproverò per l'iniquo loro disegno, con soggiugnere che era allora il
tempo di eseguirlo. Gli caddero a' piedi impauriti con rivelargli il
meditato delitto, e chiedergli misericordia. Così fece con altri; e
bastava confessare e dimandar mercè, che egli dipoi generosamente
perdonava. Attese in quest'anno il saggio imperadore _Anastasio_,
secondo la testimonianza di Teofane[211], a fortificare e provveder di
viveri la città di Costantinopoli, e far de' mirabili preparamenti per
terra e per mare, affin di mettere argine alle continuate conquiste de'
Saraceni, non lasciando di trattar nello stesso tempo con loro di pace,
e massimamente perchè voce correa che volessero venir sotto
Costantinopoli. L'anno poi fu questo, in cui venne a morte _Pippino_ di
Eristallo, potentissimo maggiordomo del regno di Francia. A lui
succedette nel medesimo grado _Carlo_ appellato _Martello_, che Alpaide
sua concubina gli avea partorito, giovane di ventiquattr'anni, ma di un
valore ed ingegno rarissimo. Egli avea per moglie _Rotrude_, da cui
erano già nati _Carlomanno_ e _Pippino_, che poi fu re di Francia. Ma
per la morte del suddetto Pippino d'Eristallo si sconvolse tutto il
reame de' Franchi, di maniera che seguirono varie battaglie con
ispargimento di gran sangue dei popoli, come s'ha dagli scrittori della
storia franzese. Da uno strumento scritto sotto questa indizione
nell'_anno secondo_ del re Liutprando, citato dal padre Mabillone[212],
si ricava che continuava tuttavia nel governo di Lucca _Walperto_, ossia
_Gualberto_, in qualità di duca o governatore, del quale s'è fatta di
sopra nel fine dell'anno precedente menzione.