[195] Theoph., in Chronogr.
[196] Agnell., in Vit. Felicis, tom. 2 Rer. Italic.
[197] Anastas. Biblioth. in Constant.
[198] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 35.
[199] Baron., Annal. Eccl.
[200] Pagius, ad Annal. Baron.
[201] Antiquitat. Italic., tom. 3, pag. 1005.
[202] Antiquit. Ital., Dissertat. LXXIV.
Anno di CRISTO DCCXIII. Indizione XI.
COSTANTINO papa 6.
ANASTASIO imperadore 1.
LIUTPRANDO re 2.
Potrebb'essere che in quest'anno fosse succeduta l'andata di _Benedetto_
arcivescovo di Milano, uomo di santa vita, a Roma per sua divozione,
narrata da Paolo Diacono[203] e da Anastasio bibliotecario[204]. Con tal
occasione il buon prelato spiegò le sue querele al trono pontificio,
pretendendo che a lui appartenesse il consecrare i vescovi di Pavia,
come a metropolitano. Ma essendosi trovato che la Chiesa romana da gran
tempo era in possesso di consecrar que' sacri pastori, sia perchè
all'arrivo dei Longobardi in Italia l'arcivescovo di Milano si ritirò in
Genova, soggetta all'imperadore, e seguitarono a dimorar colà alcuni
suoi successori; oppure perchè i re longobardi procurassero al vescovo
della loro principal residenza l'esenzione dal metropolitano: comunque
fosse, certo è ch'esso arcivescovo ebbe la sentenza contro; e però
seguitarono sempre da lì innanzi i vescovi di Pavia ad essere
indipendenti dalla cattedra di Milano, ed immediatamente sottoposti al
romano pontefice. Per altro anticamente non fu così, siccome io
dimostrai in una dissertazione[205] stampata nell'anno 1697. Abbiamo poi
attestato da esso Paolo Diacono la santità dell'arcivescovo Benedetto,
il quale in fatti non cercò allora di acquistare un nuovo ed inusato
diritto sopra la Chiesa di Pavia, ma bensì di ricuperare e conservare
l'antica sua autorità. In Roma stessa seguì nel presente anno uno
sconcerto[206]. V'era per governatore _Cristoforo duca_. Per
iscavalcarlo da quel posto, un certo _Pietro_ ricorse all'esarco di
Ravenna, che gli diede le patenti di quel governo. Ma essendo che i
Romani non voleano sentir parlare di _Filippico_ imperador monotelita, a
nome o col nome del quale era stato dato posto a Pietro, buona parte di
loro si unì con determinazione di non voler questo duca. La fazione
adunque che sosteneva Cristoforo si azzuffò coll'altra che era in favore
di Pietro, nella via sacra davanti al palazzo, e ne seguirono morti e
ferite. Più oltre si sarebbe dilatato questo fuoco, se papa _Costantino_
non avesse inviato de' sacerdoti, che coi santi vangeli e colle croci
divisero la baruffa. E buon per la parte di Pietro, la quale già
soccombeva; ma perciocchè fu fatta ritirar l'altra parte che si chiamava
la cristiana, Pietro proditoriamente se ne prevalse, e fece credere
d'essere rimasto vincitore. Poco poi stette ad arrivar dalla Sicilia la
nuova che l'eretico imperador _Filippico_ era stato deposto. Come
seguisse la di lui caduta l'abbiamo da Teofane, da Niceforo, da Zonara e
da Cedreno. Molti erano malcontenti di questo principe dopo averlo
scoperto nemico del concilio sesto universale, e tanto più perchè egli,
a cagione di questa sua alienazione dalla sentenza cattolica, s'era
messo a perseguitare i vescovi cattolici. S'aggiunse che i Bulgari
fecero un'improvvisa irruzione fino al canale di Costantinopoli, e molti
ancora passarono di là, con fare un terribil saccheggio e condur via
un'immensa quantità di prigioni, senza che Filippico facesse provvisione
alcuna in queste calamità. I Saraceni anch'essi, dopo aver preso Mistia
ed Antiochia di Pisidia, fecero dalla lor parte di simili incursioni con
riportarne un incredibil bottino. Ora congiurati alcuni senatori,
mossero Rufo primo cavallerizzo a deporre questo inetto e mal gradito
imperadore. Nella vigilia di Pentecoste con una truppa di soldati entrò
esso Rufo nel palazzo, e trovato Filippico che dopo il pranzo dormiva,
il trasse fuori, gli fece cavar gli occhi, ma non gli tolse la vita. Nel
dì seguente di Pentecoste, essendosi raunato il popolo nella gran
chiesa, fu eletto e coronato imperadore _Artemio_, primo de' segretarii
di corte, a cui fu posto il nome di _Anastasio_. Era egli versatissimo
negli affari, dottissimo e zelante della vera dottrina della Chiesa. Non
tardò il medesimo Augusto a spedire in Italia un nuovo esarco, cioè
_Scolastico_ patrizio e suo gentiluomo di camera, che portò a papa
Costantino[207] l'imperial lettera, con cui si dichiarava seguace della
Chiesa cattolica, e difensore del concilio sesto generale: il che recò
una somma contentezza al papa e al popolo romano. Ed allora fu che
_Pietro_ fu pacificamente installato nella dignità di duca e governatore
di Roma, con aver prima data parola di non offendere chi s'era opposto
in addietro al suo avanzamento. Fece in questo anno il re _Liutprando_
una giunta di nuove leggi a quelle di Rotari e di Grimoaldo. Nella
prefazione da me stampata[208] nel corpo delle leggi longobardiche, egli
s'intitola _christianus et catholicus Deo dilectae gentis Langobardorum
rex._ Soggiugne di aver fatte esse leggi _anno, Deo propitio, regni mei
primo pridie kalendas martias, indictione undecima, una cum omnibus
judicibus_ (cioè coi conti, o vogliam dire governatori della città) _de
Austriae et Neustriae partibus, et de Tusciae finibus, cum reliquis
fidelibus meis Langobardis et cuncto populo assistente._ Però è da
notare che non si stabilivano allora, nè si pubblicavano leggi senza la
dieta del regno e l'approvazione de' popoli. Con ciò ancora vien
confermata la cronologia d'esso re Liutprando, correndo nell'_indizione
undecima_, cioè nell'anno presente, il primo anno del regno suo. Noi
troviamo in un documento[209] di quest'anno Walperto (lo stesso che
Gualberto) duca della città di Lucca, cioè governatore di quella città.