NOTE:

[182] Anast., in Constant.

[183] Agnell., in Vit. Episcopor. Ravennat., tom. 2. Rer. Italic.

Anno di CRISTO DCCX. Indizione VIII.

COSTANTINO papa 3.

GIUSTINIANO II imperadore di nuovo regnante 6.

ARIBERTO II re 10.

Fra le sue crudeltà e pazzie non lasciò l'imperador _Giustiniano_ di

desiderar l'accordo fra la Chiesa romana e greca in ordine ai canoni del

concilio trullano. Per ottener questo bene, conoscendo che gioverebbe

assai la presenza del romano pontefice, spedì, secondochè attesta

Anastasio, ordine a papa _Costantino_ di portarsi a Costantinopoli. Però

fece egli preparar delle navi per fare il viaggio di mare, e nel dì 5 di

ottobre del presente anno imbarcatosi, sciolse dal porto Romano,

conducendo seco _Niceta_ vescovo di Selva Candida, _Giorgio_ vescovo di

Porto, e molti altri del clero romano. Arrivò a Napoli, dove fu accolto

da _Giovanni_ patrizio ed esarco, soprannomato _Rizocopo_, il quale era

inviato per succedere a _Teofilatto_ esarco. Quindi passato in Sicilia,

quivi trovò _Teodoro_ patrizio e generale dell'armi, che gli fece un

suntuoso incontro; e con suo vantaggio, perchè venne malato a riceverlo,

e se ne tornò indietro guarito. Per Reggio e Crotone s'avanzò fino a

Gallipoli, dove morì il vescovo Niceta, e di là andò ad Otranto. In

quella città, perchè sopravvenne il verno, bisognò che si fermasse; e

colà ancora pervenne lettera dell'imperadore, portante un ordine a tutti

i governatori de' luoghi per dove avesse da passare il papa, che

usassero verso di lui lo stesso onore che farebbono alla persona del

medesimo Augusto. Giunsero in quest'anno a Costantinopoli i prigioni

ravennati, e furono menati davanti all'inumano Augusto, il quale era

assiso in una sedia coperta d'oro e tempestata di smeraldi, col diadema

tessuto d'oro e di perle, e lavorato da _Teodora_ Augusta sua moglie.

Comandò egli che tutti fossero messi in carcere, per determinar poscia

la maniera della lor morte. In una parola, tutti quei senatori e nobili,

chi in una chi in un'altra forma furono crudelmente fatti morire. Aveva

anche giurato l'implacabil regnante di tor la vita all'arcivescovo

_Felice_[184]; ma se merita in ciò fede Agnello, la notte dormendo gli

apparve un giovane nobilissimo con a canto esso arcivescovo, che disse:

_Non insanguinar la spada in quest'uomo_. Svegliato l'imperadore,

raccontò il sogno a' suoi; poscia, per osservare il giuramento, fece

portare un bacino di argento infocato, e spargervi sopra dell'aceto, e

in quello fatti per forza tener gli occhi fissi a Felice, tanto che si

disseccò la pupilla, il lasciò cieco. Tale era l'uso de' Greci, per

torre l'uso della vista alle persone, e di là nacque l'italiano

_abbacinare_. Fu dipoi esso arcivescovo mandato in esilio nella Crimea.

Sommamente riuscì quest'anno pernicioso e funesto alla Cristianità,

perchè gli Arabi, ossia i Saraceni, non contenti del loro vasto imperio,

consistente nella Persia, e continuato di là fino allo stretto di

Gibilterra, passato anche il Mediterraneo, fecero un'irruzione nella

Spagna, dove poscia nell'anno seguente fermarono il piede, e ve lo

tennero fino all'anno 1492, in cui Granata fu presa dall'armi de'

cattolici monarchi Ferdinando re ed Isabella regina di Castiglia e

d'Aragona. Cominciò, dissi, in quest'anno a provarsi in quel regno la

potenza de' Monsulmani o Musulmani, voglio dire de' Maomettani, e poi

nel seguente continuarono le loro conquiste, con riportar varie vittorie

sopra i già valorosi Visigoti cattolici, la gloria de' quali restò quasi

interamente estinta, e per colpa principalmente di un Giuliano conte,

traditore della patria sua. Fama nondimeno è che in questo anno seguisse

un combattimento, rinnovato per otto giorni continui, fra i Cristiani e

i Saraceni, e che restassero disfatti i primi colla morte dello stesso

cattolico re _Rodrigo_. Certo è che a poco a poco s'impadronirono quegli

infedeli di Malega, Granata, Cordova, Toledo e di altre città e

provincie, dove cominciò a trionfare il maomettismo, ancorchè coloro

lasciassero poi libero l'uso della religion cristiana cattolica ai

popoli soggiogati.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 55 / 339 题