[176] Anastas., in Johann. VII.
[177] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 28.
[178] Baron., Annal. Eccl. ad ann. 704 et 712.
[179] Antiquit. Italic., Dissert. LXIX.
Anno di CRISTO DCCVIII. Indizione VI.
SISINNIO papa 1.
COSTANTINO papa 1.
GIUSTINIANO II imperadore di nuovo regnante 4.
ARIBERTO II re 8.
Fu consecrato papa in quest'anno SISINNIO nativo di Soria, uomo di
petto, e che avea gran premura per la difesa e conservazione di Roma; al
qual fine, come se fosse stato giovane e sano, fece anche dei
preparamenti per rifare le mura di quella augusta città. Ma per la gotta
era sì malconcio di corpo, e specialmente delle mani, che gli bisognava
farsi imboccare, non potendo farlo da sè stesso. Però non tardò la morte
a visitarlo, avendo tenuto il pontificato solamente per venti giorni.
Nel dì 25 di marzo a lui succedette _Costantino_, anch'esso di nazione
soriana, pontefice di rara mansuetudine e bontà, ne' cui tempi, dice
Anastasio[180], che per tre anni si provò in Roma una fiera carestia,
dopo i quali così doviziosa tornò la fertilità delle campagne, che si
mandarono in obblio tutti gli stenti passati. In quest'anno mancò di
vita _Damiano_ arcivescovo di Ravenna, e in suo luogo fu eletto
_Felice_, uomo di bassa statura, macilente, ma da Agnello[181],
scrittore mal affetto alla Chiesa romana, rappresentato per uomo pieno
di spirito di sapienza, perchè volle cozzar coi papi, benchè lo stesso
Agnello di ciò non faccia menzione. Ne fa bene Anastasio con dire che
egli andò a Roma, e fu consecrato vescovo da papa Costantino. Ma
allorchè si trattò di mettere in iscritto la sua protesta di essere
ubbidiente al romano pontefice, e di rinunziare all'iniqua pretensione
dell'autocefalia, ossia indipendenza, così imbeccato dal clero e da'
cittadini di Ravenna, non vi si sapeva indurre. Gli parlarono nondimeno
sì alto i ministri imperiali di Roma, che per timore stese una
dichiarazione, non come egli doveva e portava il costume, ma come
gl'insinuò la sua ripugnanza a farla. Questa poi posta dal pontefice
nello scrupolo di san Pietro, dicono che fu da lì a qualche giorno
trovata offuscata e come passata pel fuoco. Ma Iddio tardò poco a
gastigar la superbia di lui e de' Ravennati, siccome vedremo fra poco.
In questo anno _Giustiniano_ Augusto, testa leggera e bestiale,
dimentico oramai dei servigii a lui prestati dai Bulgari, e della lega
fatta con Terbellio principe loro, messa insieme una potente flotta e un
gagliardo esercito, si mosse a' loro danni, ma gli andò ben fatta, come
si meritava. Coll'armata navale per mare cominciò a travagliare la città
d'Anchialo, e lasciò la cavalleria alla campagna. Se ne stava questa
sbandata coi cavalli al pascolo senza guardia alcuna, come in paese di
pace. I Bulgari, adocchiata dalle colline la poca disciplina dei Greci,
serrati in uno squadrone, si scagliarono loro addosso, con ucciderne
assaissimi, e molti più farne prigioni, e presero i cavalli e i
carriaggi d'essa armata. L'imperadore, che era in terra, fu obbligato
alla fuga, e a ritirarsi nella prima fortezza che trovò del suo dominio,
dove gli convenne star chiuso per tre giorni, perchè i Bulgari l'aveano
incalzato fin là. E non partendosi costoro di sotto alla piazza, il
bravo Augusto, tagliati i garretti ai cavalli, e lasciate l'armi,
s'imbarcò di notte, e svergognato se ne tornò a Costantinopoli.