[165] Theoph., in Chronogr. Niceph., in Chron.
Anno di CRISTO DCCV. Indizione III.
GIOVANNI VII papa 1.
GIUSTINIANO II imperadore di nuovo regnante 1.
ARIBERTO II re 5.
Arrivò in quest'anno al fine di sua vita il buon papa _Giovanni VI_,
essendo succeduta la sua morte nel 9 di gennaio. Fu[166] eletto in suo
luogo, e consecrato nel dì primo di marzo _Giovanni VII_, Greco di
nazione, persona di grande erudizione e di molta eloquenza. Dacchè
miriamo tanti Greci posti nella sedia di s. Pietro, possiam ben credere
che gli esarchi ed altri uffiziali cesarei facessero dei maneggi
gagliardi per far cadere l'elezione in persone della lor nazione: il che
nulla nocque all'onore della santa Sede, perchè questi Greci ancora
fatti papi sostennero sempre la vera dottrina della Chiesa, nè si
lasciarono punto smuovere dal diritto cammino per le minacce de' greci
imperadori. Sull'autunno di quest'anno _Giustiniano dal naso
tagliato_, per ricuperare il perduto imperio, passò alla volta di
Costantinopoli[167], accompagnato da Terbellio principe dei Bulgari, che
seco conduceva una possente armata. Assediò la città, invitò i cittadini
alla resa con proporre delle buone condizioni. Per risposta non ebbe se
non delle ingiurie. Ma in tanto popolo non mancavano a lui persone
parziali, e queste in fatti trovarono la maniera di introdurlo con pochi
del suo seguito per un acquedotto della città, e di condurlo al palazzo
delle Blacherne, dove ripigliò l'antico comando. Per attestato d'Agnello
Ravennate, egli portò da lì innanzi un naso e l'orecchie d'oro. Ed ogni
volta che si nettava il naso, segno era che meditava o aveva risoluta la
morte d'alcuno. Stabilito che fu sul trono, congedò Terbellio signor de'
Bulgari (de' quali nondimeno è da credere che ritenesse una buona
guardia) con dei ricchissimi regali, dopo avere stretta con lui una lega
difensiva. Ciò fatto, questo mal uomo, in vece d'avere colle buone
lezioni d'umiliazione, che Dio gli aveva dato, imparata la mansuetudine
e la misericordia, più che mai insuperbì, nè spirò altro che crudeltà e
vendetta. Fa orrore l'intendere come egli infierisse ed imperversasse
contra chiunque dell'alto e basso popolo fosse creduto complice della
passata di lui depressione. _Leonzio_ già imperadore deposto, fu preso.
_Tiberio Absimero_, precedente Augusto, nel fuggire da Apollonia, restò
anch'egli colto. Incatenati i miseri, strascinati con dileggi per tutte
le contrade della città, furono nel pubblico circo alla vista di tutto
il popolo presentati a Giustiniano che coi piedi li calpestò, e poi fece
loro mozzare il capo. _Eraclio_ fratello d'Absimero con gli uffiziali
della milizia a lui sottoposti, fu impiccato. _Callinico_ patriarca,
dopo essergli stati cavati gli occhi, fu relegato a Roma, e sostituito
in suo luogo un _Ciro_ monaco rinchiuso, che gli aveva predetto la
ricuperazione dell'imperio. Che più? Basta dire che quasi innumerabili
furono, sì de' cittadini che de' soldati, quei che questo Augusto
carnefice sagrificò alla sua collera, con lasciare un immenso terrore e
paura a chiunque restava in vita. Mandò poi nel paese de' Gazari una
numerosa flotta, per prendere e condurre a Costantinopoli _Teodora_ sua
moglie. Nel viaggio perirono per tempesta moltissimi di que' legni con
tutta la gente, di maniera che il Cacano di quei Barbari ebbe a dire:
_Mirate che pazzo? Non bastavano due o tre navi per mandare a pigliar
sua moglie, senza far perire tante persone? Forse che avea da far guerra
per riaverla?_ Avvisò ancora Giustiniano che sua moglie gli avea
partorito un figliolo, a cui fu posto il nome di _Tiberio_. L'uno e
l'altra vennero a Costantinopoli, e furono coronati colla corona
imperiale. Finì di vivere in questo anno _Abimelec_, ossia _Abdulmeric_
califa de' Saraceni[168], che dopo la presa di Cartagine avea stese le
sue conquiste per tutta la costa dell'Africa sino allo stretto di
Gibilterra. Ceuta nondimeno era allora in potere dei Visigoti signori
della Spagna, come è anche oggidì degli Spagnuoli. Succedette ad
Abimelec nell'imperio il figliuolo _Valid_, che distrusse la nobilissima
chiesa cattedrale dei cristiani in Damasco. Quando poi sieno sicuri
documenti una lettera di _Faroaldo II_ duca di Spoleti, e una bolla di
Giovanni VII papa, da me pubblicate nella Cronica di Farfa[169], si
viene a conoscere che in questi tempi esso Faroaldo comandava in quel
ducato. La bolla del papa è data _pridie kalendas julii, imperante
domino nostro piissimo P. P. Augusto Tiberio anno VIII. P. C. ejus anno
VI. sed et Theodosio atque Constantino_. Di questi, che credo suoi
figliuoli, ho cercata indarno menzione presso gli storici greci.