NOTE:

[163] Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 27.

[164] Chronic. Farfense, part. II, num. 2 Rer. Italic.

Anno di CRISTO DCCIV. Indizione II.

GIOVANNI VI papa 4.

TIBERIO Absimero imp. 7.

ARIBERTO II re 4.

Esule dimorava tuttavia in Chersona, città della Crimea, _Giustiniano

II_ già imperadore, chiamato _Rinotmeto_, cioè _dal naso tagliato_,

continuamente ruminando le maniere di risorgere. Si lasciò un dì

intendere che sperava di rimontare sul trono: parole che increbbero

molto a quegli abitanti per paura d'incorrere nella disgrazia del

regnante _Tiberio Absimero_, e però andavano pensando di ammazzarlo o di

menarlo a Costantinopoli, per liberarsi da ogni impegno[165]. Penetrata

questa mena, Giustiniano all'improvviso scappò, e andò a mettersi nelle

mani del Cacano, ossia Cagano, che vuol dire principe dei _Cazari_, o

_Gazari_, appellati con altro nome _Turchi_. Da lui fu molto onorato, e

prese per moglie una sua figliuola appellata _Teodora_: nome, credo io,

a lei posto dai Greci, soliti, siccome vedremo, a cangiare i nomi degli

stranieri. Ma l'imperadore Absimero, dacchè ebbe intesa la fuga e il

soggiorno di Giustiniano, senza indugio, spedì ambasciatori al Cacano,

con esibirgli una riguardevole ricompensa, se gli mandava Giustiniano

vivo, o almen la sua testa. All'ingordo Barbaro non dispiacque l'offerta

di sì bel guadagno, e non tardò a mettere le guardie all'ospite e genero

suo, sotto pretesto della di lui sicurezza. Da lì a poco diede anche

ordine a Papaze governator di Panaguria, dove allora abitava

Giustiniano, e a Balgise prefetto del Bosforo, di levargli la vita. La

buona fortuna volle che a Teodora sua moglie da un famiglio del padre fu

rivelato il secreto, ed ella onoratamente lo confidò al marito, il

quale, fatti venire ad un per uno que' due uffiziali in sua camera, con

una fune li strangolò. Poi, dopo aver rimandata la moglie alla casa

paterna, trovata una barchetta pescareccia, con quella tornò nella

Crimea, e mandati segretamente a chiamare alcuni suoi fedeli, con esso

loro si incamminò per mare alla volta delle bocche del Danubio. Alzossi

in navigando sì fiera fortuna di mare, che tutti si crederono spediti;

ed allora fu che Muace, uno de' suoi domestici, gli disse: _Signore, voi

ci vedete tutti vicini alla morte; fate un voto a Dio, che s'egli ci

salva, e voi rimette sul trono, non farete vendetta d'alcuno_. _Anzi_

(rispose allora fremendo di collera Giustiniano) _s'io perdonerò ad

alcuno, che Dio mi faccia ora profondare in queste acque._ Così il

bestiale Augusto. Passò poi la burrasca, ed arrivati che furono

all'imboccatura del Danubio, Giustiniano spedì Stefano suo famigliare a

_Terbellio_, ossia _Trebellio_, signore della Bulgaria, con pregarlo di

dargli ora ricovero, e poscia aiuto sufficiente per poter rimontare sul

trono, esibendogli perciò un larghissimo guiderdone. Terbellio, fattolo

venire a sè, con graziose accoglienze il ricevè, e poi si applicò a

mettere in ordine una poderosa armata di Bulgari e Schiavoni per

effettuare il concerto stabilito fra loro.

Annali d'Italia, vol. 3 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 49 / 339 题