[140] Theoph., in Chronogr.
[141] Agnell., tom. 2 Rer. Ital.
Anno di CRISTO DCC. Indizione XIII.
SERGIO papa 14.
TIBERIO Absimero imper. 3.
LIUTBERTO re 1.
Scrive Paolo Diacono[142] che _Cuniberto_ re dei Longobardi dopo la
morte del padre regnò _dodici anni_. Per conseguente, se _Bertarido_ suo
genitore cessò di vivere nell'anno 688, convien dire che nell'anno
presente Cuniberto compiesse la carriera dei suoi giorni. Anche Ermanno
Contratto[143] mette sotto quest'anno la morte sua. Paolo in poche
parole ne forma un grande elogio, con dire ch'egli era amato da tutti:
al che senza molta virtù non arriva principe alcuno. Dal medesimo
storico sappiamo che egli era signore di molta leggiadria, di tutta
bontà, e di sommo ardire negli affari della guerra, siccome ancora, che
egli fabbricò un monastero di monaci in onore di s. Giorgio (e non
Gregorio) martire nel campo di Coronata, dove diede battaglia al tiranno
_Alachi_, e ne riportò vittoria. Ha creduto il padre Mabillone[144] che
questo monistero di san Giorgio sia quel riguardevole che tuttavia
esiste ne' borghi di Ferrara. Ma gli autori ferraresi non hanno mai data
questa origine al monistero ferrarese di s. Giorgio, nè Cuniberto avea
dominio allora nella città, ossia nel territorio di Ferrara. Oltredichè
chiaramente scrive Paolo Diacono che quella battaglia succedette in
vicinanza dell'Adda, fiume troppo lontano dal ferrarese. Però, siccome
accennai di sopra, il sito di quel conflitto e combattimento conviene al
luogo di _Cornà_, notato nell'Italia del Magino, alquanto distante dalla
riva occidentale dell'Adda. Ed essendo vicino a quel sito Clivate, dove
anticamente esisteva un monistero, mentovato da Landolfo[145] juniore
storico milanese del secolo XII, io avrei sospettato che non fosse
diverso da quel di Cornà, se il Corio non avesse avvertito che quel di
Clivate era dedicato in onore di s. Pietro apostolo, con farne anche
autore _Desiderio_ re de' Longobardi. Un altro monistero posto in Pavia,
ma di sacre vergini, dee qui essere rammentato in parlando del re
Cuniberto, tuttavia esistente, tuttavia sommamente illustre e
riguardevole in quella città. Chiamavasi anticamente il _monastero di
santa Teodota_, o piuttosto _di santa Maria di Teodota_. Oggidì si
appella _della Posterla_, perchè anticamente quivi era una picciola
porta della città. Di quel sacro luogo parla Paolo Diacono[146] nel
riferire che fa una debolezza di Cuniberto. Trovavasi al bagno, secondo
i costumi d'allora (nei quali forse niuna città mancava di terme, e i
bagni erano usati e lodati dai medici) trovavasi, dico, una gentil
donzella, di nazione non longobarda; ma nobilissima romana, di singolar
bellezza, e coi capelli biondi che le arrivavano fin quasi ai piedi. Le
leggi dei Longobardi ci fanno abbastanza intendere che le zitelle in
questi tempi si riconoscevano fra le maritate, perchè tutte portavano e
nudrivano i lor capelli, e ne faceano pompa; e beata chi gli avea più
belli e più lunghi. _Intonsae_ credo io che fossero appellate per
questo; e che da questa parola corrotta venisse _tosa_, nome adoperato
dai Milanesi per significar le zitelle. Allorchè le donne andavano a
marito, si tosavano, come oggidì si pratica dai Giudei. Ora questa
giovane per nome _Teodota_, stando al bagno, fu adocchiata dalla regina
_Ermelinda_, che dipoi con imprudenza femminile ne commendò forte la
bellezza al re Cuniberto suo consorte. Finse egli colla moglie di
lasciar cadere per terra questo ragionamento, ma nel suo cuore talmente
s'invaghì di questa non veduta bellezza, che non sapea trovar luogo.
Laonde prese il partito di portarsi alla caccia nella selva chiamata
Urba dal fiume o castello vicino, e seco menò anche la regina. Fatta
notte, segretamente se ne tornò a Pavia, e trovata maniera di far venire
a palazzo la suddetta fanciulla, l'ebbe alle sue voglie. Ma non tardò a
ravvedersi del suo trascorso, e la mise nel sopraddetto monistero, che
per ciò cominciò a chiamarsi di _Teodota_.
Rapporta il padre Romoaldo[147] da santa Maria agostiniano scalzo, un
antichissimo epitafio tuttavia esistente in quel sacro luogo, che
quantunque abbondi di errori, perchè non copiato coll'esattezza che
conveniva, merita nondimeno d'esser maggiormente conosciuto e tramandato
ai posteri. Esso è composto in versi ritmici e popolari, imitanti gli
esametri latini, ma senza verun metro, servendosi l'autore, per esempio,
a formare il dattilo e spondeo sul fine di _prosapiam texam, di nimium
plures_, ec.
CAELICOLAE[148] SIC DEMVM EIVS PROSAPIAM TEXAM
MATER VIXIT VIRGINVM PER ANNOS NIMIVM PLVRES,
IN GREGE DOMINICO PASCENS OVICVLAS CHRISTO;
QVAE FAVENS DOCVIT, ARGVIT, CORREXIT, AMAVIT
INVIDVS NE PERDERET EIVS EX OVIBVS QVEMQVAM
FRONTEM RVGATAM TENENS ERAT QVIBVS PECTORE PURA;
CVIVS ABSTINEBANT A FLAGELLIS PLACIDAE MANVS,
IN TRIBVENDO DAPES EGENIS DAPSILES ERANT.
MORIBVS ORNATA PRODIENS, FAVTRIX, ATQVE HONESTA,
PATIENS, MAGNANIMIS CORDE, DEXTRAQVE PIA.
DECEBAT SIC DENIQVE TALI CVM EX STIRPE VENIRET
B....OLEO EX NOVILLI[149] CRESCENS VT FLVVIVS FONTE
...EXTRA SAGA GENITORVM EXTITIT MAGNA.
SI AD CVRSVS RERVM, ET PRAESENTIS STVDIA SAECLI
TENDATVR ORATIO, MVLTA SVNT, QVAE POSSVMVS DICI.
PER TE SEMPER VIRGINIS VISITVR PVLCHRVM DELVBRVM,
AVFERENS VETVSTA, INSTAVRANS VILIA CVNCTA;
NAMQVE DOMICILIA SITA COENVBIO RIDVNT
VVLTV INTVENTIVM PRAECELLENTES MOENIA PRISCA.
NEC SVNT IN ORBE TALES, PRAETER PALATIA REGVM.
NEC SS. ECCLESIAS, QVAE VIBRANT FVNDAMINE CLARO
ET PIIS EZEQVANTVR ONI A CVNCTIS COLVNTVR.
(forse _Quae Turoni_, per significare che son pari alla basilica e
monistero di san Martino Turonense)
HOC ERGO THEODOTA ALVMNIS, SVA THEODOTAE,
CVI RELIQVISTI NOMEN, DIGNITATEM, CATHEDRAM,
NIMIS CVM LACRYMIS AFFLICTO PECTORE DOMNA
LAPIDIBVS SARCOPHAGIS ORNANS EXCOLVI PULCHRIS
DENOS DVOSQVE CIRCITER ANNOS DEGENS....
EGREGIA VITAE SPIRACVLA CLAVSIT.....
D. P. S. II. D. MENSIS APRILIS INDICTIONE TERTIA.
È andato a pescare il padre Romoaldo appresso Beda, che dalle lettere D.
P. S. si ricava l'anno 926, quando, secondo lo stile degli antichi,
quelle lettere altro non significano se non _deposita_. Aggiugne, essere
la tradizion delle monache che quel sia l'epitafio d'una regina, e però
egli la tiene per _Teodorata_ moglie del re Liutprando, il cui nome
abbreviato fosse _Teodota_. Finalmente dice esser qui nominate tre
diverse _Teodote_; la prima mentovata da Paolo Diacono ai tempi del re
Cuniberto; la seconda quella a cui fu posto l'epitafio nell'anno 926; la
terza quella che pose l'iscrizione stessa, succeduta a lei nel grado di
badessa. Tutti sogni. Altro non è, a mio credere, questa iscrizione, se
non la sepolcrale posta alla medesima _Teodota_, di cui fa menzion Paolo
Diacono. Non fu fabbricato quel monistero dal re Cuniberto: v'era prima.
Paolo altro non dice, se non che la mandò _in monasterium, quod de
illius nomine intra Ticinum appellatum est_. Essa colle ricchezze seco
portate magnificamente lo rifabbricò ed accrebbe, ed ivi eresse un bel
tempio in onore della Vergine santissima, di maniera che quel monistero
gareggiava colle fabbriche più suntuose d'allora. Quivi fu ella badessa
_annos nimium plures_, e finalmente morì nell'_indizione terza_ (forse
nell'anno 705, o piuttosto nel 720) con lasciare il suo nome e la
dignità di badessa a _donna Teodota_ sua alunna, da cui le fu posta
l'iscrizione suddetta. E se veramente quivi si leggesse _Romuleo_, come
ho conghietturato, non resterebbe luogo ad alcun dubbio, perchè Paolo
Diacono scrive essere nata Teodota _ex nobilissimo Romanorum genere_.
Ripeto che questo insigne monistero tuttavia con sommo decoro si
mantiene in Pavia, col raro privilegio ancora d'aver conservato un
tesoro d'antichissimi diplomi, conceduti ad esso da varii imperadori e
re, a poter copiare i quali ammesso io dalla gentilezza di quelle nobili
religiose, ho poi potuto comunicarli al pubblico per decoro d'esso sacro
luogo nelle mie Antichità Italiche. Finì dunque di vivere e di regnare
in questo anno il re _Cuniberto_, e il suo corpo ebbe sepoltura presso
alla basilica di san Salvatore fuori della porta occidentale di Pavia,
dove parimente _Ariberto_ re suo avolo, fondatore d'essa chiesa, e
_Bertarido_ re suo padre furono seppelliti. Diedi io già alla luce[150]
un pezzo dell'iscrizion sepolcrale a lui posta, ed esistente tuttavia
presso i monaci Benedettini, che per più di settecento anni posseggono
quella chiesa e monistero; ma non dispiacerà ai lettori di riceverla
ancora qui di nuovo:
AVREO EX FONTE QVIESCVNT IN ORDINE REGES
AVVS, PATER, HIC FILIVS HEIVLANDVS TENETVE
CVNINGPERT FLORENTISSIMVS ET ROBVSTISSIMVS REX
QVEM DOMINVM ITALIA PATREM ATQVE PASTOREM.
INDE FLEBILE MARITVM GEME TIAM VIDVATA
ALLA DE PARTE SI ORIGINEM QVAERAS,
REX FVIT AVVS, MATER GVBERNACVLA TENVIT REGNI,
MIRANDVS ERAT FORMA, PIVS, MENS, SI REQVIRAS,
MIRANDA....................
Lasciò Cuniberto dopo di sè l'unico suo figliuolo _Liutberto_ in età
assai giovanile, che fu proclamato re, e gli diede per tutore
_Ansprando_, personaggio illustre di nascita, e provveduto di somma
saviezza. In quest'anno _Abdela_, generale de' Saraceni, fece una
irruzione nelle contrade romane, ed assediò non già _Taranto_, come ha
un testo guasto di Teofane e della storia Miscella, perchè questa città
è in Italia, e ubbidiva allora ai duchi longobardi di Benevento, ma
bensì la città d'_Antarado_, come notò Cedreno[151]. Non potendola
avere, se ne tornò a Mopsuestia, e quivi con un buon presidio si
fortificò.